Discarica di Scala Coeli, Le lampare: «Stop alla riapertura, ma i comuni hanno perso l'occasione di difendere il territorio»»
Il movimento commenta il rigetto della Regione Calabria alla richiesta di riattivazione dell'impianto e attacca le amministrazioni locali: «Mai costituiti parte civile dopo il disastro del 2023»
SCALA COELI – La Regione Calabria ha respinto la richiesta di riattivazione della discarica per rifiuti non pericolosi di Scala Coeli presentata dalla società Bieco S.r.l., confermando la sospensione disposta nel 2023 mentre prosegue l'iter per la revoca definitiva dell'autorizzazione.
Una decisione accolta con favore dal movimento Le Lampare – Scala Coeli, che definisce il provvedimento «una buona notizia per il territorio e per tutti coloro che in questi anni hanno difeso l'ambiente senza arretrare».
Secondo il movimento, tuttavia, resta aperta una questione che riguarda il procedimento penale ancora in corso dopo lo sversamento di percolato avvenuto nel giugno 2023.
«A oltre tre anni dai fatti – affermano Le Lampare – il Comune di Cariati e gli altri enti coinvolti non si sono ancora costituiti parte civile, nonostante le richieste avanzate da gruppi consiliari, associazioni e cittadini».
Per il movimento si tratta di un passaggio fondamentale per la tutela del territorio, della salute pubblica e degli interessi collettivi.
«Dal primo giorno – si legge nella nota – abbiamo chiesto al sindaco Minò e all'amministrazione comunale di procedere in questa direzione, ma nulla è stato fatto. Oltre al danno, anche la beffa».
Le Lampare ricordano inoltre di essersi opposte sin dal 2009 alla presenza della discarica privata per rifiuti speciali non pericolosi e tornano a richiamare quanto accaduto nel giugno 2023, quando la Valle del Nicà fu interessata dallo sversamento di percolato.
«Ricordiamo bene – conclude il movimento – che in quei giorni cittadini e associazioni venivano accusati di creare allarmismo mentre il territorio subiva un grave danno ambientale. Una vicenda che rappresenta una delle pagine più amare della nostra storia recente».