Addio ad Antonio Lavorato: un uomo perbene legato alla sua terra
Il ricordo commosso dell’amico Francesco Capocasale: dalla comune esperienza al Consorzio Industriale di Cosenza al legame mai spezzato con Rossano, la Sibaritide e i valori della tradizione laica e liberale
La notizia della scomparsa di Antonio Lavorato mi ha profondamente rattristato. Tanti sono i ricordi e le circostanze che riaffiorano alla mia memoria.
Antonio Lavorato era nato a Rossano e amava tutto il territorio ionico e della Piana di Sibari. Era rimasto sempre legato alla sua comunità di origine, Corigliano-Rossano, condividendone abitudini, sentimenti e valori antichi, importanti sul piano dei rapporti personali e del vivere civile, anche quando, per impegni familiari e professionali, da diversi anni si era trasferito a Cosenza.
Lo conoscevo da tempo. La nostra amicizia era nata oltre quarant’anni fa e si era consolidata durante gli anni in cui svolsi l’incarico di Commissario, per oltre due anni, del Consorzio Industriale di Cosenza, dove Antonio svolgeva le funzioni di Direttore Generale con impegno, abnegazione e diligenza di elevata professionalità.
Ci lascia una persona perbene, buona e generosa, sempre pronta al vero altruismo. Nel suo impegno professionale, con semplicità ma anche con autorevolezza e determinazione, è riuscito a coniugare bene l’aspetto della concretezza con la visione strategica, soprattutto in relazione alle potenzialità, in termini di sviluppo, della vasta area della Sibaritide, nella quale Corigliano-Rossano è pienamente inserita quasi come riferimento principale.
Mi inchino, pertanto, davanti al suo ricordo, nella consapevolezza di avere sperimentato una sincera amicizia ancora viva, pur nella tristezza del distacco, cosciente, per la fede cristiana, che «d’ora in avanti i suoi passi saranno leggeri mentre il sole limpido della memoria» perpetuerà la sua storia umana di padre e marito esemplare, di professionista serio e preparato, di amico sincero e generoso: un valore che, per quanto mi riguarda, ho sempre sperimentato in maniera costante.
Per Antonio Lavorato vale il pensiero di Benedetto Croce: «La morte non può fare altro che così interromperci, così come noi non possiamo fare che lasciarci interrompere, perché in ozio forzato essa non ci può trovare». E Antonio Lavorato, sempre, fino all’ultimo, pur provato da fastidi medici non di poco conto, è stato coraggioso nell’affrontare prove difficili e ardue.
Antonio Lavorato apparteneva, per formazione e cultura, alla tradizione laica e liberale, che applicava con rigore. Aveva, infatti, un profondo rispetto delle opinioni di tutti, con una chiara capacità di ascolto e di dialogo finalizzata all’approfondimento di tematiche e problematiche, nella convinzione praticata e rispettata che «la libertà è anche possesso di adeguate capacità per avviare iniziative efficaci e ordinate per il complessivo vivere civile».
Probabilmente, per il mio carissimo amico Antonio Lavorato, la prova più difficile fu la scomparsa del figlio Luigi, giovane architetto, bravo come il papà, che un triste destino rubò alla famiglia e a tutti noi che lo apprezzavamo. Anche in quella vicenda, terribile e tremenda, Antonio fu coraggioso e dignitoso nel “convivere” con una prova umanamente ardua.
Quando qualcuno di noi «scende dal treno della vita» prima di noi, lascia a noi che restiamo il compito di «camminare nei suoi cammini». Oggi tocca a me, a noi che ancora restiamo, pensando ad Antonio Lavorato, vivere attraverso i valori della solidarietà e dell’amicizia che, durante la stagione terrena, Antonio ha testimoniato in maniera significativa.
Francesco Capocasale