Sibari risorge: riapre il Parco del Cavallo nel giorno della Liberazione
Dopo l’alluvione del 13 febbraio, il sito archeologico torna fruibile. Il vescovo Savino: «La cultura è il respiro di un popolo»
SIBARI – Nel giorno simbolo della Liberazione, Sibari celebra la sua rinascita. Oggi, 25 aprile, riapre al pubblico il Parco del Cavallo, uno dei cuori più significativi dell’area archeologica della Sibaritide, duramente colpita dall’alluvione dello scorso 13 febbraio.
Un ritorno atteso, che arriva dopo settimane di lavoro per liberare il sito da acqua e fango e restituirlo alla fruizione pubblica. Un segnale concreto di ripartenza per un territorio che, ancora una volta, prova a rialzarsi facendo leva sulla propria storia.
A sottolineare il valore simbolico di questa riapertura è il messaggio del vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della CEI, monsignor Francesco Savino, che ha voluto affidare parole di benedizione e speranza a una comunità segnata ma non piegata.
«Sibari risorge», scrive Savino, tracciando un parallelo tra la Liberazione nazionale e quella locale: una liberazione «dal fango», ma anche un ritorno alla bellezza, alla conoscenza, alla cultura come spazio di incontro tra passato e futuro.
Il vescovo richiama la forza millenaria di questa terra, capace di attraversare secoli di storia tra splendori e rovine, senza mai perdere la propria identità. «Una vera memoria non può essere cancellata – sottolinea – si nasconde per un po’, per poi riapparire più viva».
Un pensiero rivolto anche a chi ha lavorato per rendere possibile la riapertura del Parco, ma soprattutto a chi tornerà a viverlo: cittadini, studenti, visitatori. «Ogni luogo della cultura che riapre dopo un disastro è un atto di fede nella vita», evidenzia Savino.
La riapertura del Parco del Cavallo si inserisce così in un percorso più ampio di ricostruzione e rilancio, in cui il patrimonio culturale diventa leva di identità e di sviluppo. Non solo memoria, ma prospettiva.
In una Calabria ferita ma resiliente, Sibari torna a mostrarsi al mondo, riaffermando il proprio ruolo di crocevia di civiltà e custode di una storia che continua a parlare.