Sibaritide e Valle de Trionto piegate dal maltempo: ancora disagi per i residenti. Interventi in fase di studio
A oltre un mese dall’esondazione del Crati, a Lattughelle cresce il malcontento. Nel frattempo Iacobini annuncia interventi sugli argini, mentre nuove piogge colpiscono Crosia facendo riemergere l'annosa questione del dissesto idrogeologico
CASSANO JONIO/ CROSIA/ CORIGLIANO-ROSSANO - A oltre un mese dall’alluvione che ha colpito la Sibaritide tra Cassano Jonio, Tarsia e Corigliano-Rossano, il territorio continua a fare i conti con ferite ancora aperte. Tra le voci dei cittadini, le rassicurazioni delle istituzioni e le prese di posizione politiche, emerge un quadro complesso in cui l’emergenza sembra tutt’altro che conclusa.
In contrada Lattughelle (Cassano Jonio), ad esempio, una delle zone più colpite dall’esondazione del fiume Crati, la quotidianità resta segnata da profondi disagi.
A raccontarcelo è un residente che, a distanza di 31 giorni, vive ancora in condizioni precarie: «Guardate, giuro, io abito a fianco a mia madre… non potete immaginare in che situazione siamo. Dopo un mese stiamo ancora cercando di sistemare le nostre abitazioni, lavoriamo giorno e notte, ininterrottamente, per sistemare la mia casa e quella di madre. Siamo arrabbiati, delusi… non riesco nemmeno ad esprimere tutto ciò che stiamo provando».
Parole che restituiscono il senso di abbandono percepito da molti abitanti, alle prese con una ripresa lenta e difficoltosa. La denuncia è chiara: dopo i primi interventi d’urgenza, necessari a contenere i danni più gravi, la sensazione diffusa è che l’attenzione si sia progressivamente affievolita: «Mi auguro che prendano provvedimenti, perché siamo lì per perdere la testa. C’è troppa negligenza», aggiunge il cittadino, dando voce a un malcontento che serpeggia nell’intera area.
La voce della politica
Di diverso tenore è l’intervento del sindaco di Cassano Jonio, Gianpaolo Iacobini, che richiama il lavoro avviato a livello istituzionale. Nei giorni scorsi, infatti, si è tenuto un incontro in Cittadella tra i Comuni interessati e gli uffici regionali competenti. Sul tavolo, tre priorità: la messa in sicurezza degli argini nel tratto finale del Crati, la pulizia del letto del fiume e la verifica della foce.
Dalla Regione sono arrivate le prime risposte operative, con l’indicazione ai progettisti di elaborare un piano complessivo per l’intera asta terminale del fiume, comprensivo anche della gestione dei materiali accumulati e della tutela dell’area della foce. «Qualcosa si muove», ha sottolineato il sindaco, evidenziando come si stia lavorando per trasformare le progettazioni in interventi concreti, mentre per i ristori ai cittadini si attendono a breve le prime istruzioni.
Nel frattempo, però, una nuova ondata di maltempo ha colpito il territorio, in particolare l’area tra Crosia e Corigliano-Rossano, riaccendendo il dibattito sulla gestione del rischio idrogeologico. A intervenire è il circolo locale di Sinistra Italiana, che collega i recenti eventi a quelli di un mese fa, parlando di una situazione ormai strutturale.
Secondo il movimento, le alluvioni che hanno interessato Lattughelle e, più recentemente, l’area di Mirto Crosia non possono più essere considerate episodi isolati, ma rappresentano gli effetti evidenti del cambiamento climatico e della fragilità del territorio. Da qui la richiesta di un cambio di passo, non solo interventi emergenziali, ma investimenti strutturali in prevenzione, infrastrutture e tutela ambientale.
Il riferimento è anche ai principi costituzionali, aggiornati nel 2022, che pongono la salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi tra i valori fondamentali. «Occorre agire con lungimiranza – sottolinea il circolo – per proteggere non solo il presente, ma anche le future generazioni».
Tra rabbia, impegni istituzionali e richieste di visione a lungo termine, il territorio dello Ionio cosentino resta dunque sospeso tra ciò che è stato fatto e ciò che ancora manca. E mentre i cittadini continuano a fare i conti con le conseguenze dell’alluvione, la vera sfida sembra essere quella di trasformare l’emergenza in un’occasione per ripensare, in modo concreto, la sicurezza e la gestione del territorio.