Co-Ro modello di resilienza urbana: la riflessione di Mazza (CMG) sulla nuova geografia della Calabria
Il presidente del Comitato Magna Graecia analizza i dati demografici regionali: focus su fusioni tra comuni, aree urbane integrate e competitività territoriale
CORIGLIANO-ROSSANO - È una riflessione sulle trasformazioni demografiche e sui nuovi equilibri urbani della Calabria quella presentata dal presidente del Comitato Magna Graecia, Domenico Mazza, che analizza il ruolo delle grandi aggregazioni territoriali nella capacità di contrastare lo spopolamento e rafforzare la competitività regionale.
Al centro dell’analisi il caso di Corigliano-Rossano, indicato come una delle realtà più significative del panorama calabrese. Pur registrando una lieve flessione demografica, la città jonica mantiene un andamento più stabile rispetto ad altri grandi centri regionali. Il dato evidenziato riguarda soprattutto la natalità: nel corso del 2025 Corigliano-Rossano ha fatto registrare 598 nati vivi contro i 542 di Catanzaro, nonostante una popolazione inferiore di circa novemila abitanti rispetto al capoluogo regionale.
Corigliano-Rossano: quando la massa urbana diventa resilienza
«In questo scenario - dice - Corigliano-Rossano rappresenta una delle anomalie più significative del panorama regionale. Pur registrando una lieve flessione demografica, la perdita resta contenuta rispetto al crollo che interessa altre grandi Città calabresi. Il dato più sorprendente, però, riguarda la natalità. Durante tutto il '25, la Città jonica ha registrato 598 nati vivi, contro i 542 di Catanzaro. A un occhio poco attento i dati potrebbero apparire quasi sovrapponibili. Tuttavia, bisogna considerare che il parametro demografico di Corigliano-Rossano accusa un divario di circa 9000 unità rispetto al Capoluogo regionale. Un paradosso solo apparente, ma ché racconta una dinamica precisa: si nasce di più, si muore di meno e il saldo migratorio torna positivo (+84). La sintesi amministrativa ha prodotto ciò che gli estinti Comuni separati non avrebbero probabilmente potuto generare: una soglia urbana sufficientemente ampia da attrarre, trattenere e rigenerare popolazione. Corigliano-Rossano non è più soltanto un punto sulla carta. È una Città-territorio e si delinea sempre più come un organismo urbano complesso. Rappresenta una polarità civica che dimostra quanto l’aggregazione amministrativa possa trasformarsi in uno strumento concreto di resilienza demografica e competitività territoriale. Ed è proprio questo dato ad aprire un ulteriore fronte di riflessione. Anche l’area dell’Istmo sta valutando la prospettiva di una integrazione amministrativa più ampia. Tale azione, nella consapevolezza che sia il Capoluogo regionale sia Lamezia Terme si trovino oggi in pieno inverno demografico. La ricerca di una massa urbana condivisa non appare più una semplice opzione politica. È diventata una necessità strutturale. Il quadrante istmico sembra aver compreso un principio ormai evidente: la fusione tra Comuni non è un vezzo istituzionale. È uno strumento di sopravvivenza territoriale».
Rende–Montalto Uffugo: la conurbazione che produce futuro
«Mentre molti Capoluoghi arretrano, l’asse Rende–Montalto Uffugo costruisce progressivamente un nuovo baricentro demografico e funzionale nel nord-ovest regionale. Qui non si parla soltanto di contenimento delle perdite, ma di crescita reale: +114 residenti complessivi. La complementarità tra i due centri appare sempre più evidente. Rende continua a consolidarsi come polo universitario, tecnologico e direzionale. Montalto Uffugo, invece, intercetta domanda abitativa, famiglie, servizi e qualità della vita. All'interno di questa dinamica, emerge con forza anche l’errore strategico compiuto da Cosenza. La Città bruzia, forse con troppa leggerezza, ha scelto di archiviare il referendum sulla sintesi amministrativa con Rende e Castrolibero. Una scelta che oggi appare ancora più miope. Mentre l’area urbana reale evolve spontaneamente verso una conurbazione integrata, il Capoluogo ha rinunciato all’unica operazione capace di restituirgli scala urbana, funzioni strategiche e competitività territoriale. Ed è proprio l’evoluzione della media valle Crati a rendere evidente un punto politico ormai difficilmente aggirabile: quel progetto, in forma diversa e aggiornata, dovrà inevitabilmente tornare al centro del dibattito. Non per nostalgia istituzionale, ma per necessità territoriale. La dinamica demografica, la mobilità quotidiana, la distribuzione dei servizi e la geografia economica stanno già costruendo un’unica città funzionale. Ignorarlo significherebbe condannarsi all’irrilevanza. Il risultato è ormai sotto gli occhi di tutti: l’area Rende–Montalto cresce e si consolida come sistema urbano dinamico. Al contrario, Cosenza resta prigioniera di un perimetro amministrativo che non coincide più con la realtà socio-economica del territorio. La prospettiva di un amalgama civico torna, gioco forza, un passaggio quasi obbligato per chiunque voglia restituire competitività all’intera area urbana cosentina. La valle del Crati è oggi il principale polmone demografico della Regione. E l’occasione mancata del referendum resta una delle pagine più pesanti nella storia recente dell’area bruzia. Ma non, necessariamente, una porta chiusa per sempre».
Oltre il centralismo: la Calabria davanti al bivio
«Il dato più severo, tuttavia, arriva dai tre Capoluoghi storici. Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza perdono complessivamente oltre 2.200 residenti in un solo anno. Questi numeri suggeriscono una realtà sempre più evidente: la concentrazione delle funzioni amministrative, da sola, non è sufficiente. Non trattiene popolazione, né genera nuovi cicli di attrattività urbana. Le culle restano vuote. I decessi superano le nascite. Le funzioni urbane si indeboliscono. La capacità competitiva si restringe. Per decenni si è pensato che concentrare uffici, enti e funzioni bastasse a consolidare le Città. I dati, invece, raccontano una realtà diversa. Senza dinamismo economico, infrastrutture efficienti, servizi avanzati e massa urbana, il centralismo produce immobilismo. E l’immobilismo, nel lungo periodo, genera declino. A questo punto la questione non è più se cambiare modello. Il tema è come farlo. La Calabria ha bisogno di ripensarsi come sistema territoriale competitivo. Bisogna superare definitivamente un assetto regionale costruito su equilibri novecenteschi e su una frammentazione ormai incompatibile con le sfide contemporanee. La visione fondata sui tre Capoluoghi storici come poli esclusivi mostra oggi tutti i suoi limiti. E mentre quel modello arretra, emergono nuove geografie urbane, nuove centralità, nuove connessioni territoriali. La Calabria del futuro non può più essere un mosaico disordinato di campanili in competizione permanente. Deve diventare una rete di Città integrate, specializzate, complementari e interconnesse. Un sistema policentrico. Funzionale. Euromediterraneo. Un microcosmo politico-amministrativo capace di assegnare a ogni territorio le funzioni per cui è realmente vocato. Centralizzare tutto in pochi contesti, marginalizzando il resto della Regione, ha mostrato tutti i limiti di una prospettiva incapace di leggere la complessità del territorio calabrese. La Calabria si salva solo se diventa un sistema. Un sistema moderno. Policentrico. Coraggioso. Insomma, se diventa un'altra Calabria».