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Arrivano i fichi, bianchi o neri restano assoluti campioni di dolcezza

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CORIGLIANO-ROSSANO – Si possono già trovare sia bianchi che neri, nei banchi frigo dei supermercati e sulle tavole degli italiani, nonostante solitamente, maturino ad agosto. Parliamo di un frutto che è dolce come un nettare, simbolo della torrida stagione estiva, il fico.

Ma il fico è anche un prodotto tipico del territorio calabrese, precisamente dell’alto Jonio cosentino, dove vi è una grande produzione, tra le più importanti zone coinvolte ricordiamo Corigliano, oltre quelle che si trovano nelle Valle del Crati, Savuto, Sibari, Pollino e altopiano della Sila.

La varietà più diffusa è quella del dottato, ovvero quella dei fichi bianchi, meglio conosciuti come ficu janchi, che è caratterizzata da due produzioni annuali, i fioroni e i forniti o fichi veri. Il dibattito resta acceso proprio su questi ultimi, che dai botanici non vengono considerati come un frutto, ma come una infiorescenza chiamata “siconio”.

La raccolta e la lavorazione dei fichi, coinvolgono un’intera filiera produttiva in tutto il territorio. Nell’industria agro-alimentare, soprattutto in quella della trasformazione, per ciò che riguarda le conserve. Etoile resta il gustoso miele, utilizzato nella tradizione calabrese per farcire o guarnire i dolci tipici di natale, come i “Turdilli”, tradizionali della Piana di Sibari, ma anche per preparare il famoso grano di Santa Lucia, con cui viene mantecato.

Coinvolgendo quasi tutta la provincia cosentina, la Denominazione di Origine Protetta, sembra un atto dovuto, per i cosiddetti ficu siccati, quelli domestici essiccati naturalmente.

Fonte di ferro, calcio e potassio, contengono, vitamine del gruppo A e B, utilizzati per le loro proprietà energetiche e lassative, sono ottimi anche per rafforzare pelle, ossa e denti.

Giunti in Calabria nell’epoca greco -romana, attraverso i vari scambi commerciali tra i mercanti provenienti dal Medio Oriente e quelli locali, dei fichi se ne parla sin dalla notte dei tempi, iniziando dall’antico Egitto e arrivando sino all’antica Roma. Addirittura il grande Serse, li menziona nei suoi scritti.

Zuccherini e piacevoli, devono essere mangiati a piccole dosi dai soggetti diabetici, risulta comunque irresistibile il desiderio di raccoglierli direttamente dalla pianta e gustarli, visto che le campagne della Sibaritide, con l’estate, si adornano con questi deliziosi frutti.

Francesca Sapia
Autore: Francesca Sapia

Ha due lauree: una in Scienze politiche e relazioni internazionali, l'altra in Intelligence e analisi del rischio. Una persona poliedrica e dall'animo artistico. Ha curato le rassegne di arti e cultura per diversi Comuni e ancora oggi è promotrice di tanti eventi di arti visive