1 ora fa:Casa Serena, Golia sfida la Regione: «Non ce ne andiamo». Scontro sul commissariamento dell’IPAB
3 ore fa:Olivicoltura calabrese sotto assedio: costi in aumento e prezzi al ribasso
5 ore fa:Dojo Bushi Castrovillari brilla ai campionati italiani di Ju Jitsu 2026
4 ore fa:Cinta muraria di Cariati, un appello alla tutela: «Situazione critica, il comune effettui subito verifiche»
4 ore fa:Castrovillari, inaugurata la sede di Solidarietà e Partecipazione: sedici candidati e «una Città da ricostruire»
1 ora fa:Mandatoriccio, completamento del collegamento tra SP 282 e strada Cipodero
3 ore fa:La Vignetta dell'Eco
2 ore fa:Identità, i bambini del Magnolia alla scoperta della liquirizia Amarelli e dei Mid
2 ore fa:Operazione Silvae: stretta sui tagli boschivi nel Cosentino
Adesso:Un universo dello spirito sospeso tra cielo e terra: il fascino onirico delle Meteore di Kalambaka

Un universo dello spirito sospeso tra cielo e terra: il fascino onirico delle Meteore di Kalambaka

5 minuti di lettura

L'Alba Sospesa a Kalambaka, là dove il mondo non si sveglia con il rumore, ma con il colore. Gli occhi spalancati verso il cielo mentre la nebbia mattutina avvolge ancora i piedi dei giganti d’arenaria, trasformando la valle del Peneo in un mare di latte. I pinnacoli di roccia scura sembrano fluttuare, staccati dalla terra, come se la gravità fosse solo un consiglio e non una legge alla quale hanno deciso di non obbedire. Il silenzio è così denso che si può quasi toccare.

Il convenium stabilito in questo meraviglioso angolo di mondo è con Anna Maria, Antonella, Cecilia, Franco, Mario, Marisa, Maurizio, Patrizia e Pino che da direzioni diverse sono convenuti in questo micro cosmo sospeso tra terra e cielo per compiere queste  Scalate dell'Anima.

Iniziamo ad affrontare la prima meteora, quella di Roussànou. Il vento qui ha una voce antica; sibila tra queste straordinarie e selvagge gole raccontando storie di asceti che, secoli fa, sfidavano la solitudine vivendo dentro anfratti scavati a mano nella nuda arenaria che raggiungevano attraverso corde, carrucole e ceste appese a corde di canapa.

Guardando il monastero di Roussànou, incastrato sulla sua guglia come una corona preziosa, abbiamo compreso il senso della parola Meteora: "sospesa nell'aria".  E non è solo una descrizione geografica, è uno stato mentale. Qui il tempo non scorre, ma leviga.

E poi via via gli altri monasteri sulle meteore, Agios Nikolaos, Varlaam, il Monastero di Mégalo Méteoro o Monastero della Trasfigurazione, chiamato comunemente Gran Meteora, che però, sfortunatamente era chiuso così come Agios Stefanos, poi Agia Triada forse il più bello tra quelli visitati ed infine Agios Nikolaos.

In tutte le “scalate” ogni passo è stato un battito di ciglia tra l’abisso e l’infinito. Mentre salivamo, l’odore di incenso e cera d'api ha iniziato a filtrare dalle fessure delle mura secolari, mescolandosi al profumo selvatico del timo e della macchia mediterranea.

Entrare nei Katholikon è stato come scivolare dentro un libro miniato. I santi dagli occhi grandi e severi ci fissavano dalle pareti affumicate dai secoli, mentre fuori, oltre le strette finestre, le aquile disegnavano cerchi perfetti nell'azzurro. Una pura meraviglia ritrovarsi ai piedi di tali straordinari paradossi di pietra immersi in un paesaggio onirico: ci si sente minuscoli davanti a tanta maestosità, eppure incredibilmente vicini a qualcosa di immenso.

 

Ed infine “l'incendio finale”, con il tramonto che trasformava la roccia grigia in oro colato, poi in rame, infine in un viola profondo che sembrava quasi un gemito. Mentre il sole affondava dietro le vette del Pindo, le luci dei monasteri iniziavano a brillare una dopo l'altra, simili a stelle che hanno deciso di riposare sulla terra.

E scrivendo queste righe mentre la notte avvolgeva tutto, il profilo dei giganti neri contro il cielo stellato incuteva un timore reverenziale. Non sono solo montagne, ma preghiere di pietra rivolte verso l’alto.

Ci si accorge così dell’esistenza di un filo, fino ad allora invisibile, che unisce le vette vertiginose della Tessaglia alle aspre solitudini del Pollino e alla vasta Piana di Sibari: una sorta di "geometria dello spirito". Non si tratta solo di somiglianze estetiche, ma di una continuità storica e geologica che ha reso queste terre culle del monachesimo italo-greco.

Sia nelle Meteore che nel massiccio del Pollino, la roccia non è solo paesaggio, ma un percorso che, durante la salita di quei gradini cesellati nella pietra, innesca una sorta di teologia della verticalità, di ascesa dell’anima verso il cielo.

Come i monaci tessali cercavano le "colonne del cielo", i monaci basiliani nel Sud Italia cercavano le grotte e le vette del Pollino per fuggire ed isolarsi dal mondo.

Se alle Meteore il monastero corona la cima, nel Pollino e nelle valli adiacenti (come la Valle del Mercurion) il monachesimo si è fatto ipogeo. Le grotte scavate nel calcare diventano eremi e chiese, specchiando lo stesso desiderio di ascesi e protezione, dando vita ad una straordinaria architettura rupestre.

La Piana di Sibari funge invece da contrappunto orizzontale alla verticalità dei monti, proprio come la valle del Peneo fa con le Meteore.

La vastità della Piana, un tempo paludosa e selvaggia, accentua il senso di isolamento dei monasteri arroccati sui contrafforti circostanti. Ed infine c'è una luce particolare, cruda e zenitale, che accomuna la piana calabrese a quella greca. È una luce che appiattisce le distanze e rende i profili delle montagne quasi bidimensionali, simili a icone bizantine.

Il legame più profondo è però culturale e spirituale. Il monachesimo italo-greco nel Meridione è il "fratello gemello" di quello che ha dato vita alle Meteore e fiorì sul Massiccio nel Pollino e sulle colline che fanno da corona alla Piana di Sibari. Lì nella "Tebaide d'Italia", il Mercurion tra Calabria e Basilicata, dove tra il IX e il XI secolo, fiorì un misticismo identico a quello greco, dove vissero decine di santi eremiti, come San Nilo da Rossano immersi nell’hesychasmo (la ricerca della pace interiore attraverso il silenzio) che si respira ancora oggi tra i monasteri della Tessaglia. Ad Orsomarso si possono letteralmente ammirare Meteore del tutto simili a quelle di Kalambaka. Le icone, il rito greco-bizantino (ancora vivo in centri come Lungro e nella zona del Pollino) e l'architettura delle piccole chiese cruciformi sono ponti diretti verso l'Oriente ortodosso. I sentieri che portano verso le gole del Raganello, del Lao e dell’Argentino erano le vie di comunicazione per questi asceti che cercavano il "deserto" tra le cime.

Se le Meteore sono "monasteri sospesi nel cielo", il versante ionico del Pollino e le colline che digradano verso la Piana di Sibari ospitano dunque i loro "fratelli di pietra", nati dalla stessa matrice bizantina. Qui, il monachesimo italo-greco ha lasciato impronte indelebili, spesso incastonate in posizioni vertiginose che ricordano proprio i picchi della Tessaglia, dei quali i più fulgidi esempi è il Santuario di Santa Maria delle Armi (Cerchiara di Calabria).

È forse il luogo che più ricorda le Meteore per la sua posizione acrobatica. Arroccato sulle pendici del Monte Sellaro a oltre 1000 metri, il santuario sembra sorgere incastrato nella roccia calcarea. Il nome "delle Armi", non si riferisce a strumenti di guerra, ma deriva dal greco tōn armōn (delle grotte/anfratti), a testimonianza della natura rupestre e l’insediamento originale dei monaci basiliani nel X secolo. Dal piazzale la vista spazia sulla Piana di Sibari e sullo Ionio, offrendo quella stessa sensazione di dominio spirituale sul mondo che si prova a Kalambaka.

Il legame con il monachesimo si rivela anche all’Abbazia di Sant'Adriano (San Demetrio Corone) una delle più dirette eredità di San Nilo, figura centrale del monachesimo meridionale, che divenne un faro di cultura greca. Conserva straordinari mosaici pavimentali con animali fantastici e affreschi che ritraggono santi orientali, identici nell'iconografia a quelli che si trovano nei monasteri delle Meteore o del Monte Athos.

Ed infine, sebbene si trovi sull'ultima propaggine della Sila Greca Santa Maria del Patire (Il "Patirion"), la sua connessione storica e visiva con il Pollino e la Piana di Sibari è totale.

Perché visitarli oggi? Se alle Meteore cerchi la maestosità delle strutture, sul Pollino trovi la "mistica del silenzio". Molti di questi luoghi sono meno affollati, permettendo di percepire quella solitudine che i monaci chiamavano hesychia (pace interiore), protetti dai pini loricati e dal soffio del mare in lontananza.

di Nilo Domanico e Giovanni Russo


Leggi le altre puntate del viaggio 

Diario di un viaggio nella Grecia classica: sulle rotte dello Ionio dove nacque l’anima della Magna Grecia

 

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.