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La Pasqua arbëreshe tra Riganella e Acqua muta: riti antichi che sfidano il tempo

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VACCARIZZO ALBANESE – In alcune comunità della Calabria del nord-est, quell'area in cui sono declinate culture, tradizioni e identità in innumerevoli forme, la Pasqua che non si limita alla liturgia, ma si fa rito, gesto, memoria collettiva. Su tutte c'è la Pasqua di Vaccarizzo Albanese, dove il Sabato Santo si trasforma in un intreccio unico di tradizioni arbëreshe che resistono al tempo e continuano a parlare alla comunità.

Qui, secondo il rito greco-bizantino, il Sabato è il giorno della Resurrezione. Ma accanto al momento religioso convivono usanze antiche, quasi irripetibili altrove, che rendono questa giornata un vero patrimonio identitario.

Al centro di tutto c’è lei, la Riganella. Non un semplice dolce pasquale, ma un simbolo. Preparata già dal Giovedì Santo e consumata solo dopo mezzogiorno del Sabato, la sua forma a spirale richiama la rigenerazione ciclica della vita, un elemento fortemente presente nell’iconografia bizantina.

Il nome deriva da un ingrediente insolito per un dolce: l’origano. Un dettaglio che racconta la profondità di una tradizione che mescola sacro e quotidiano, cucina e cultura. E poi c’è il “segreto” delle famiglie, quel tocco personale che ogni donna custodisce e tramanda.

A Vaccarizzo la riganella è molto più di una ricetta: è competizione, orgoglio, comunità. Non a caso, anche quest’anno torna “La Festa della Riganella”, con tanto di concorso – alla sua seconda edizione – promosso dall’associazione culturale Arberia con il patrocinio del Comune. Una trentina di concorrenti, tutte del paese, si sfideranno davanti a una giuria per conquistare la targa d’argento, mentre centinaia di visitatori affolleranno il borgo.

La fama del dolce è tale che l’unico forno del paese, “Gli Antichi Sapori”, viene preso d’assalto con prenotazioni che sfiorano il migliaio di pezzi. Un rito che diventa anche occasione di attrazione e racconto per chi arriva da fuori.

Ma il momento più suggestivo arriva a mezzanotte, quando la festa lascia spazio al mistero.

È il tempo dell’acqua muta, una tradizione antichissima che, secondo gli studi dello storico Francesco Perri, sopravvive solo qui e in un villaggio albanese vicino Korça. Un rito carico di simbolismo, legato a credenze popolari secondo cui l’acqua raccolta nel silenzio assoluto avrebbe poteri curativi e protettivi.

Allo scoccare della Resurrezione, dopo il suono festoso delle campane e l’accensione del grande fuoco in piazza, i fedeli – soprattutto le ragazze – si dirigono verso la Vecchia Fontana. Devono compiere il percorso in silenzio totale, riempiendo la bocca d’acqua per poi tornare e spegnere il fuoco.

Un gesto semplice, ma denso di significato.

E mentre il rito si compie, i ragazzi provano a rompere il silenzio, a distrarre, a far parlare. È il gioco dentro il sacro, la prova che rende ancora più forte il valore del rituale.

Intorno, la comunità canta. L’inno della Resurrezione, Kristos Anesti, risuona prima in chiesa, poi in piazza, poi davanti alla casa del papas, che apre le porte e accoglie tutti offrendo dolci, vino e bevande. È qui... si chiude il cerchio di un racconto identitario che non si limita a sopravvivere ma continua a vivere, ogni anno, negli stessi gesti.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.