Cassano, Mungo attacca la maggioranza: «Fa la voce grossa, poi si veste da vittima»
L’ex vicesindaco interviene sulla polemica che coinvolge Fasanella e Alario e chiede garanzie sul confronto in aula. Microfoni spenti e richiami: «Le registrazioni chiariscano come sono state applicate le regole»
CASSANO JONIO - Il confronto politico può essere aspro, ma il diritto di parola deve essere garantito a tutti. È su questo terreno che Antonino Mungo, già vicesindaco di Cassano Jonio nell’amministrazione uscente, attacca la maggioranza e chiama in causa il ruolo della presidenza del Consiglio comunale.
In una nota dedicata alla polemica che coinvolge le consigliere Elisa Fasanella e Chiara Alario, Mungo contesta quella che considera una ricostruzione parziale dell’accaduto. Il suo intervento esprime solidarietà politica e personale a Fasanella e chiede di esaminare l’intera sequenza del confronto, senza isolare le reazioni da ciò che le avrebbe precedute.
«La maggioranza dispone dei numeri, governa e fa valere il proprio peso, ma quando riceve una critica si trasforma improvvisamente in vittima», sostiene l’ex vicesindaco. La contestazione riguarda il diverso metro che, a suo giudizio, verrebbe utilizzato nel valutare comportamenti e dichiarazioni dei due schieramenti.
Il passaggio più delicato riguarda la conduzione dei lavori consiliari. Mungo richiama microfoni spenti, richiami e minacce di espulsione, subordinando però la verifica di questi episodi all’esame delle registrazioni. Circostanze che, dunque, nella stessa nota vengono poste come elementi da accertare.
«Se microfoni spenti, richiami e minacce di espulsione saranno confermati dalle registrazioni, occorrerà chiarire come sono state applicate le regole», scrive. La richiesta è verificare che il regolamento sia stato utilizzato in modo uniforme, a tutela di tutti i consiglieri.
Alla presidenza del Consiglio comunale Mungo ricorda il compito di garantire il confronto tra maggioranza e opposizione. Ne contesta politicamente la gestione, chiedendo che nessuna appartenenza condizioni la possibilità di intervenire e di esercitare il mandato.
«Il potere comporta responsabilità, non immunità dalle critiche», afferma. E aggiunge: «Il diritto di parola e di dissenso deve essere garantito a ogni consigliere, senza distinzioni di appartenenza».
L’ex vicesindaco affida anche all’ironia una parte dell’affondo: «Se bastasse spegnere un microfono per risolvere i problemi, Cassano sarebbe già una città perfetta». Una battuta con cui ribadisce la richiesta di risposte politiche alle contestazioni dell’opposizione.