Caro gasolio, rincari e grano estero nei porti: Futuro Nazionale al fianco dei manifestanti
I referenti sposano le rivendicazioni di agricoltori, autotrasportatori e famiglie: «Basta con le speculazioni e l'ingresso di grano straniero mentre le nostre aziende affondano». Lanciate cinque proposte d'urgenza alla Regione e al Governo
CORIGLIANO-ROSSANO – Il caro gasolio, l'impennata del costo della vita e la concorrenza spietata delle materie prime straniere stanno mettendo in ginocchio famiglie, imprese agricole, pescatori e autotrasportatori della Calabria. A dare voce alla protesta e a schierarsi in maniera netta e senza esitazioni al fianco dei lavoratori in presidio su tutto il territorio regionale – da Corigliano-Rossano alla Piana di Gioia Tauro, dal Marchesato al Catanzarese – sono i 5 Comitati di Futuro Nazionale di Corigliano-Rossano, rappresentati da Giuseppe Falbo, Giovanni Dima, Daniele Spataro, Maria Lores Laera e Giovanni Antoniotti. Un sostegno concreto ribadito dopo la presenza diretta e l'ascolto sul campo delle giuste rivendicazioni di chi la terra la lavora quotidianamente, e che trova il proprio punto di riferimento anche nel dibattito parlamentare grazie agli interventi dell'Onorevole Domenico Furgiuele.
Al centro della dura presa di posizione del movimento vi è quello che viene definito un vero e proprio cortocircuito inaccettabile: mentre la Calabria sciopera per la sopravvivenza economica, nei porti regionali continuano gli sbarchi di merci estere, come nel caso della nave mercantile UGUR S approdata il 12 ottobre nello scalo di Corigliano-Rossano con un carico di migliaia di tonnellate di grano importato. Una situazione paradossale per i produttori locali, schiacciati da costi di gestione insostenibili, prezzi di vendita da fame e dalla concorrenza di grano coltivato all'estero con standard ben inferiori a quelli italiani, mentre si prospettano rincari per il pane fino a 4 euro al chilo. Per arrestare questa spirale, i Comitati rilanciano cinque richieste prioritarie: la garanzia del reddito con il riconoscimento per legge dei costi di produzione e lo stop alle distorsioni delle Organizzazioni di Produttori (OP); un intervento immediato sul caro carburanti con detassazione della manodopera e azzeramento dell'IVA sui prodotti agricoli (inclusa la liquirizia); il blocco degli accordi bilateriali penalizzanti come il Mercosur; la revisione della normativa sulle pratiche commerciali sleali e, infine, il reindirizzamento dei fondi destinati al conflitto russo-ucraino verso il sostegno immediato a imprese agricole e ittiche. Un appello accorato affinché le istituzioni passino dai tavoli tecnici a controlli severi sui porti e ad azioni concrete a tutela del tessuto produttivo calabrese.