Cento aranci abbattuti, Cassano fa quadrato: «Colpire chi lavora significa colpire tutta la Sibaritide»
Dopo il raid nell’azienda dei Fratelli Federico, il sindaco Iacobini chiama a raccolta istituzioni e comunità. Solidarietà anche dalla presidente del Consiglio Maimone e da Forza Italia Sibari
CASSANO JONIO - Cento giovani piante di arancio recise con un’accetta non rappresentano soltanto il danno inferto a un’azienda. Dietro ogni albero appena messo a dimora ci sono un investimento, anni di attesa prima della produzione, lavoro e fiducia nel futuro agricolo della Piana di Sibari. (leggi qui la notizia)
Per questo il grave episodio avvenuto nell’azienda dei Fratelli Federico, nel territorio di Cassano Jonio, ha provocato una reazione che va oltre la pur necessaria solidarietà. Le istituzioni cittadine e le forze politiche fanno quadrato attorno agli imprenditori colpiti, mentre i Carabinieri della Compagnia di Cassano sono impegnati negli accertamenti per ricostruire dinamica, movente e responsabilità.
Gli ignoti hanno agito durante la notte, distruggendo circa cento piante di arancio biondo della varietà L7, recentemente impiantate. Un gesto chirurgico e devastante, compiuto contro una realtà produttiva conosciuta per l’attività svolta nel comparto agroalimentare e per il contributo offerto all’economia locale.
Il sindaco Gianpaolo Iacobini, dopo aver effettuato un sopralluogo nell’azienda insieme alle consigliere comunali Annamaria Bianchi e Ida Spezzano, ha parlato di un fatto che offende non soltanto gli imprenditori direttamente colpiti, ma l’intera comunità.
«L’azienda agricola Fratelli Federico rappresenta un esempio di serietà, responsabilità e impegno nella valorizzazione del nostro territorio», ha dichiarato il primo cittadino. «Quanto accaduto è un fatto gravissimo che offende non soltanto la dignità e gli interessi dell’azienda, ma l’intera Cassano e tutta la Sibaritide, costrette ancora una volta a confrontarsi con episodi estranei alla cultura del lavoro e dello sviluppo».
Iacobini ha ribadito la fiducia nelle forze dell’ordine e nella magistratura, ricordando come la difesa della legalità e delle imprese sane debba rappresentare una priorità condivisa.
«Le istituzioni saranno sempre al fianco di chi investe, crea lavoro e contribuisce alla crescita della comunità. Su questo non arretreremo di un solo passo», ha concluso.
Alla posizione del sindaco si è aggiunta quella della presidente del Consiglio comunale Sofia Maimone, che ha definito il danneggiamento «un gesto inaccettabile» rivolto non soltanto contro un’impresa, ma contro l’intera città. Maimone ha espresso vicinanza ai titolari e ai lavoratori, invitandoli a proseguire il proprio percorso con la stessa determinazione dimostrata negli anni.
«Di fronte a episodi così gravi – ha sottolineato – è fondamentale che le istituzioni e la comunità facciano sentire la propria vicinanza, riaffermando con fermezza i valori della legalità, della solidarietà e del rispetto per chi lavora onestamente».
Condanna anche da Forza Italia Sibari, attraverso il commissario cittadino Francesco Celiberto, che ha evidenziato il valore economico e simbolico delle piante distrutte.
«Dietro ogni pianta vi sono anni di impegno, investimenti, dedizione e amore per una terra che continua a distinguersi per le sue eccellenze produttive», afferma Celiberto. Secondo il rappresentante azzurro, Cassano e la Sibaritide non possono essere raccontate attraverso simili episodi, ma attraverso la laboriosità delle famiglie, la capacità delle imprese e la qualità delle produzioni agricole.
La politica, dunque, reagisce in maniera compatta. Ma adesso servono soprattutto le risposte delle indagini. Perché recidere cento alberi appena piantati significa tentare di cancellare un pezzo di futuro prima ancora che possa dare frutti.
E nella Piana di Sibari, dove l’agricoltura non è soltanto economia ma identità, colpire un agrumeto significa mandare un messaggio a un intero territorio. Un messaggio al quale Cassano ha scelto di rispondere senza divisioni: chi lavora e investe non deve essere lasciato solo.