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Avena rompe il silenzio: «Nessun trasformismo, ho scelto il bene di Cassano»

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CASSANO JONIO - Dopo la presa di posizione diffusa da una parte di ArticoloVentuno nella quale vengono contestate le scelte politiche del consigliere comunale Antonello Avena e viene chiesto allo stesso di rassegnare le dimissioni, arriva la replica di Avena che interviene «per ristabilire la verità dei fatti e offrire ai cittadini una ricostruzione completa di quanto è realmente accaduto». Di seguito la nota integrale:

Il comunicato diffuso da una parte di Articolo21 nei miei confronti offre ai cittadini una ricostruzione dei fatti fuorviante e, soprattutto, rivela una concezione della politica profondamente diversa dalla mia. Non vi nego che, inizialmente, avevo pensato di non rispondere. Però, poi, ho sentito forte in me crescere il dovere di dare una spiegazione ai tanti amici, sostenitori e conoscenti che in questi giorni mi stanno chiamando e fermando per offrirmi la loro solidarietà, vicinanza e rinnovando la loro stima alla mia persona.
È da quella concezione di politica che viene descritta da una parte di Articolo21 che sento il dovere di prendere le distanze. Non viceversa.
Di merito, nel comunicato, ce n'è poco. Ma per quel poco, la questione è semplice: oggi mi viene attribuito un presunto trasformismo, ben arricchito da sprezzanti accuse e giudizi personali che hanno ben poco a che vedere con il confronto politico.
Si omette però un fatto decisivo, ossia che il dialogo con il Sindaco, che passo dopo passo ci ha permesso di costruire un percorso politico e di far emergere diverse affinità, non è mai stata una mia iniziativa solitaria, ma tutto ciò che è stato fatto aveva come missione unica: il bene di Cassano.
Per mesi quel percorso è stato condiviso da me, dal coordinatore del movimento e da altri rappresentanti di Articolo21. Sapevano. Partecipavano. Condividevano.
Era un confronto naturale, trasparente, alla luce del sole, conosciuto dai soggetti coinvolti e ritenuto coerente con il mandato ricevuto dagli elettori.
Un confronto che, in alcuni momenti, si è tradotto anche in aperture e posizioni assunte in Consiglio comunale, sotto gli occhi dell'intero paese, che non è né cieco né disinformato rispetto al dialogo, totalmente aperto, che c'è stato tra le nostre parti, come oggi, invece, non si vorrebbe far credere. Anzi, erano proprio coloro che ora si proclamano custodi della purezza politica a chiedere altri incontri e a insistere perché quel dialogo proseguisse.
Ci sono ore di conversazioni telefoniche fatte da un noto rappresentante del movimento, letteralmente con chiunque ritenesse potesse portare acqua al proprio mulino, nel tentativo di blindare il giudizio sull'amministrazione entro la data funzionale di settembre, sulla base delle proprie esigenze.
Un segreto di Pulcinella visto che la piazza sapeva prima di tutti noi. Confezionando una vera opera di autosabotaggio.
Salvo poi tentare di salvarsi in calcio d'angolo all'ultimo momento, rinnegando proprio quel mantra che per mesi era stato indicato come criterio per essere d'accordo o meno con l'operato di questa amministrazione.
Per questo trovo singolare che oggi si tenti di riscrivere la storia attribuendo a me la colpa esclusiva di un percorso politico che, comunque, mi inorgoglisce e che difendo strenuamente - perché ispirato da sani valori e da un forte senso di responsabilità - iniziato un anno fa e sviluppatosi sotto gli occhi di tutti.
Se si pensava realmente, e in maniera afinalistica, che quel percorso fosse sbagliato, perché nessuno ha parlato di tradimento o trasformismo per un anno? Dov’è finito il percorso politico di interlocuzione del gruppo e dove comincerebbe il mio essere in solitaria un trasformista?
Perché non se ne parlava neanche a pochissime ore da quelle che oggi vengono definite “assemblee”?
Discussioni organizzate, peraltro, attraverso convocazioni dirette e selettive, alle quali ho partecipato da persona già autosospesa da un mese, proprio per rispetto del confronto e pur sapendo che mi sarei trovato in una posizione isolata, considerati i partecipanti prescelti e lasciando fuori tanti candidati, coloro che ci hanno sostenuto e ci hanno messo la faccia. Al contrario, invece, di chi ha ben disertato da svariati mesi e poi è improvvisamente riapparso o di chi non ha dato nessun contributo in fase elettorale.
E già questo basta a mettere in discussione la ricostruzione che oggi si vorrebbe consegnare all'opinione pubblica, nel tentativo di delegittimare e denigrare finanche personalmente “l'avversario”, in piena continuità con quei modi di fare che, a parole, ci eravamo proposti di cambiare.
Articolo21 è nato da pochi, ma poi è diventato un bene di tutti coloro che si riconoscevano in noi anche perchè ci siamo sempre definiti un partito atipico senza ruoli prestabiliti: tutti sono sempre stati Articolo21.
A quanti sono sinceramente e genuinamente rammaricati per non essere stati coinvolti, va la mia vicinanza e anche la mia personale richiesta di scuse che in realtà sarebbe dovuta pervenire dal coordinatore.
E mentre scrivo questo mio sfogo, i tavoli diventano frequentabili. I dialoghi diventano opportuni e le porte degne di essere aperte quando dall'altra parte c'è qualcosa da ricevere. Poi, una volta incassato il beneficio, ci si può sempre accomodare sul pulpito e impartire lezioni di coerenza.
Le mie presunte colpe sono state tirate fuori tutte insieme, solo e soltanto quando è diventato evidente che dal Sindaco o da me non si sarebbe potuto ottenere alcun tornaconto personale. Del resto, si sa: l'uva diventa acerba quando non ci si arriva.
Nessuna fuga in solitaria, dunque, degna della più veloce delle lepri, la mia.
Il loro percorso di interlocuzione con l'amministrazione, non si è interrotto perché fossero venuti meno i punti di convergenza. Non si è interrotto perché il Sindaco fosse improvvisamente diventato un interlocutore non credibile. Si è interrotto quando il baricentro della discussione ha cominciato a spostarsi su altro. Su aspettative disattese. Sul peso politico da esercitare. Sul condizionamento. Logiche magari anche legittime per una comunità politica, che possono essere condivise da alcuni, ma che sono profondamente lontane dalla mia idea di politica.
Ed è stato allora che, secondo la mia coscienza e secondo i valori che mi hanno sempre guidato, ho ritenuto di dovermi assumere personalmente la responsabilità delle mie decisioni.
Senza rinnegare, in maniera schizofrenica, ciò che era stato fatto fino ad allora. Senza voler fare un torto a nessuno. Senza costringere nessuno a seguirmi. E senza mancare di rispetto o di correttezza verso nessuno.
Chi ama davvero il proprio paese non può augurarsi il fallimento di chi è chiamato ad amministrarlo, qualunque sia il colore politico. Perché il fallimento di un'amministrazione non è la sconfitta di una parte. È la sconfitta di tutta la comunità.
Davanti a un paese che brucia - non solo letteralmente, e certamente non per responsabilità di chi oggi amministra - davanti alle tante emergenze che Cassano deve affrontare, alcune evidenti e altre meno visibili, come la difficile situazione finanziaria delle casse comunali, avrei potuto scegliere la strada più semplice.
Aspettare. Lasciare che le difficoltà ereditate diventassero un'occasione per cavalcare il malcontento, attaccare l'amministrazione e costruire consenso sulla difficoltà della città.
Non l'ho fatto. Ma né tantomeno ciò è stato fatto dal coordinamento del movimento a dimostrazione che la linea era comune e condivisa.
Ho scelto di assumermi una responsabilità, perchè sono stati i cittadini a chiedermelo. Di rimboccarmi le maniche, “sporcarmi” le mani di terra e provare a dare, nel mio piccolo e con tutti i miei limiti, un contributo alla mia città per costruire. Perché credo che ci siano momenti in cui il bene di Cassano debba venire prima della convenienza politica.
È tempo di lasciare da parte i pregiudizi e questa contrapposizione permanente che finisce soltanto per dividere ancora di più una comunità già impoverita.
È tempo di una politica che non viva di tifoserie. Una politica nella quale cercare il dialogo non debba essere una colpa. Nella quale il confronto non sia un tradimento. Nella quale assumersi decisioni difficili non possa essere liquidato con un'etichetta.
Le etichette cambiano con il vento della polemica. I fatti restano. Ed è sui fatti, non sulle narrazioni, che chiedo ai cittadini di giudicarmi.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.