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Olio calabrese, il Governo promette controlli contro frodi e sottocosto. A Corigliano-Rossano il confronto con La Pietra | VIDEO

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CORIGLIANO-ROSSANO - Il prezzo dell’olio non è solo una questione di mercato: è diventato il punto più sensibile di una battaglia che riguarda controlli, frodi, importazioni e futuro dei produttori calabresi. A Corigliano-Rossano olivicoltori e frantoiani hanno chiesto risposte chiare. E dal Governo arriva un messaggio diretto: più verifiche e pene più severe per chi danneggia il Made in Italy vendendo come italiano ciò che italiano non è.

Il confronto si è svolto a Tenuta Ciminata Greco, in contrada Ciminata, dove il mondo olivicolo del territorio ha incontrato Patrizio La Pietra, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Presenti anche l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e il senatore Ernesto Rapani.

Un incontro tecnico, ma con un peso politico importante perché segna un cambio di passo strategico nell'approccio con l'olivicoltura. Perché il comparto calabrese vive una fase delicata: da un lato la crescita qualitativa delle produzioni locali, dall’altro la pressione di oli importati, prezzi bassi e un mercato che spesso non riconosce abbastanza il valore del prodotto.

La questione più immediata è quella del sottocosto. Rapani ha puntato il dito contro l’effetto distorsivo degli oli che arrivano dall’estero, vengono lavorati e poi finiscono sugli scaffali a prezzi che mettono in difficoltà i produttori locali. Da qui la richiesta di controlli più serrati da parte di Guardia di finanza e Carabinieri forestali, già sollecitati dal Governo.

Il senatore ha però anche ricordato il salto compiuto dal territorio negli ultimi decenni. «Siamo passati da un periodo in cui si produceva solo olio lampante – ha evidenziato – a una fase in cui si fa olio di qualità, si imbottiglia, si etichetta e ci si presenta sui mercati in modo molto più professionale».

È qui che il tema economico si intreccia con quello dell’identità. Perché il problema non è soltanto produrre bene, ma riuscire a vendere meglio. E soprattutto far percepire fuori dalla Calabria il valore reale dell’olio calabrese.

Su questo punto l’assessore Gianluca Gallo ha insistito con forza ed è stato molto chiaro: «Bisogna cambiare la reputazione dell’olio calabrese». Non più materia prima da collocare in posizione debole dentro le crisi di mercato, ma prodotto riconoscibile, imbottigliato, capace di generare margini più alti per chi lavora la terra.

La Regione, ha ricordato Gallo, ha già messo in campo investimenti per oltre 50 milioni di euro con il bando olivicolo, ai quali si aggiungono le misure sulla meccanizzazione. Un passaggio considerato strategico anche per fronteggiare un altro nodo che pesa sulle aziende agricole: la mancanza di manodopera.

La meccanizzazione, in questa visione, non è soltanto innovazione tecnica. È una leva per rendere più competitivo un settore che non può restare fermo davanti alle crisi, alle oscillazioni dei prezzi e alla concorrenza internazionale.

Il sottosegretario La Pietra ha collocato il confronto dentro una cornice nazionale. «L’olio extravergine - ha spiegato - resta uno dei biglietti da visita dell’agroalimentare italiano nel mondo. Ma proprio per questo va difeso con strumenti più efficaci».

Il punto, ovviamente, è molto delicato perché l’Italia è tra i principali protagonisti mondiali del mercato dell’olio extravergine, ma non produce quantità sufficienti a coprire consumo interno ed esportazioni. Le importazioni, quindi, sono necessarie. «Ma - ha precisato il rappresentante del Governo - devono avvenire nel rispetto delle regole.

La linea dell'Esecutuvo Meloni, ribadita anche a Corigliano-Rossano, è chiara: l’olio importato da Paesi europei o extraeuropei deve rispettare tutte le caratteristiche richieste e non può essere venduto come olio italiano. È su questo confine che si gioca una parte decisiva della tutela dei produttori.

Perché quando un olio non italiano viene presentato come Made in Italy, il danno non è solo commerciale. Colpisce la fiducia dei consumatori, abbassa il valore percepito del prodotto autentico e scarica sui produttori onesti il peso di una concorrenza sleale.

Il confronto svoltosi ieri nella bellissima cornice del casale della Famiglia Greco ha messo insieme due questioni apertissime: da un lato l’urgenza dei controlli e la necessità di una strategia più lunga; dall'altro la necessità di difendere il prodotto dalle frodi, ma anche accompagnare le aziende verso imbottigliamento, etichettatura, mercati nuovi e maggiore capacità di raccontare qualità e territorio.

La Calabria, in questo scenario, non parte da zero. Negli ultimi anni molti produttori hanno investito in qualità, tracciabilità e identità. Ora la sfida è fare in modo che quel valore non resti chiuso nei frantoi o nelle aziende, ma arrivi con forza sui mercati. Ma c'è un punto - imprescindibile - da cui partire: senza regole chiare e controlli efficaci, la qualità rischia di non bastare. Senza un salto commerciale e reputazionale, anche la qualità può restare prigioniera di prezzi che non remunerano il lavoro. È dentro questa doppia battaglia che si muove oggi l’olio calabrese: difendersi da frodi e sottocosto, e allo stesso tempo conquistare il posto che merita tra le eccellenze dell’agroalimentare italiano.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.