Sezioni di partito scomparse, così la politica ha perso il contatto con i cittadini
Nell’analisi di Enrico Iemboli il declino dei luoghi storici della partecipazione politica: «Oggi i partiti sono sempre più oligarchici e lontani dalla società civile»
CORIGLIANO-ROSSANO - La crisi dei partiti politici e la progressiva scomparsa delle sezioni territoriali stanno cambiando profondamente il rapporto tra cittadini e istituzioni. In una riflessione firmata da Enrico Iemboli, emerge l’analisi di una politica sempre più distante dalla società civile, segnata dalla perdita dei luoghi di confronto e partecipazione che per decenni hanno rappresentato il cuore della vita democratica italiana. Un tema che si intreccia con l’aumento dell’astensionismo, la crisi della rappresentanza e la trasformazione della comunicazione politica nell’era dei social network.
I partiti politici dovrebbero essere i pilastri che reggono il rapporto tra Società e Stato ma sono diventati evanescenti e con sempre meno iscritti, eppure, secondo Francois Guizot, politico e storico francese, è attraverso i partiti che il governo ha il polso della società.
Negli ultimi decenni hanno perso il loro ruolo, sono stati purgati dalle funzioni tradizionali di organizzare il consenso e di selezionare le persone da candidare per portare avanti la linea ed i progetti di quell’area politica.
Purtroppo una volta eletti, questi ultimi obbediscono alla “logica” del segretario il quale nella maggior parte dei casi si serve di loro per conservare il potere ed esercitarlo in nome di un progetto spesso con basi personali. La conseguenza è che il parlamentare eletto rinuncia ad esprimere il suo pensiero ed “obbedisce” al capo politico perché altrimenti alle prossime elezioni potrebbe non essere più riproposto. A causa di ciò si è perso il rapporto con le sezioni e con la società civile, la politica è diventata arte senza pensiero, i partiti sempre meno aggregatori e sempre più piccole organizzazioni oligarchiche.
E’ da tempo che i cittadini non sono più coinvolti nella scelta dei candidati e sono esclusi dai dibattiti progettuali se non addirittura ignorati, nella maggior parte dei casi non resta loro che allontanarsi dalla politica e così facendo vanno ad ingrossare le fila di coloro che scelgono di non andare a votare, degli astensionisti.
Un tempo le sezioni di partito erano un luogo di incontro, di discussione e di confronto, erano il primo gradino dove cominciava la “formazione” dei futuri leader.
La mancanza di formazione dei politici di oggi purtroppo la si rileva nelle istituzioni dove i parlamentari danno uno spettacolo indecoroso del ruolo che occupano. Quasi spesso nell’emiciclo si assiste alle poltrone vuote che vengono occupate solo al momento del voto, si assiste altresì ad uno spettacolo teatrale sul come esprimono il dissenso: vengono alzati cartelli di protesta e si insultano vicendevolmente invece di ragionare. E’ un modo di fare che è un segno di degrado della vita assembleare ma è anche un segno di debolezza e di isolamento dei rappresentanti del popolo che, per parlare all’elettorato, hanno bisogno di sceneggiate.
La scomparsa delle sezioni di partito è il risultato di una combinazione di fattori, tra cui la crisi dei partiti tradizionali, la riforma elettorale e la trasformazione della società italiana.
Le sezioni rappresentavano la voglia di partecipazione alla vita del Paese Italia e alla vita del quartiere, erano un punto di ingresso per i nuovi iscritti e un luogo di formazione politica per i militanti che svolgevano un ruolo chiave nella campagna elettorale organizzando comizi, distribuendo materiale di propaganda e mobilitando gli elettori. Erano anche un luogo di incontro e di socializzazione per gli stessi militanti che creavano legami di solidarietà e di appartenenza, erano il cuore pulsante della vita politica locale, il luogo dove si costruiva il consenso e si organizzava l'azione politica.
E’ vero che i partiti moderni sono dotati di una struttura permanente che viene attivata sui social e non con gli incontri personali, un metodo che però ha fatto diminuire il loro peso nella società tanto è che il numero degli iscritti è in calo pressoché ovunque.
L’evoluzione della comunicazione permette di raggiungere subito i cittadini, ma non li coinvolge e non li motiva e comunque non sostituisce il “luogo” della vecchia sezione: l’attivismo dei militanti, che in passato era lo strumento più importante, è passato di moda. Le appartenenze ideologiche sono diventate meno “resistenti” del passato, gli elettori cambiano più facilmente i propri riferimenti politici e gli stessi partiti sono spesso giudicati negativamente da buona parte di cittadini i quali ritengono che facciano solo gli interessi dei loro dirigenti.
E’ necessario invertire questa tendenza e ritornare alle “sezioni” anche se ciò richiede un approccio multifacetico, ma è necessario un rinnovamento generazionale per cui bisogna aprire ai giovani, creare spazi di partecipazione e di formazione adatti alle loro esigenze.
E’ ormai necessario utilizzare i social media e le piattaforme online per raggiungere un pubblico più ampio e coinvolgere i cittadini, ma è altresì necessaria una partecipazione attiva (fisica) dei cittadini che si può avere solo avendo un “luogo”.
Purchè non continuino le “passerelle”.
di Enrico Iemboli