Sicurezza a Corigliano-Rossano, il Consiglio boccia Strade Sicure: "È propaganda, non soluzione”
Scontro durissimo nell’ultimo Consiglio comunale: la mozione di Fratelli d’Italia sui militari in strada e sul presidio fisso a Schiavonea è stata respinta. La maggioranza affonda: «Servono uomini, mezzi e organici veri, non soldati-simbolo»
CORIGLIANO-ROSSANO –
Il tema sicurezza è di quelli che scottano davvero e arriva in chiusura del movimentato Consiglio comunale di venerdì sera a Corigliano-Rossano. Se ne parla da anni, prima per la "babele Schiavonea", poi dopo gli ultimi avvenimenti dell'estate scorsa, nel pieno della movida a Sant'Angelo, con agguati a colpi d'arma da fuoco in mezzo alla gente. In quel contesto è maturata nel dibattito pubblico, senza però prendere mai concretezza, l'idea di spostare in città il presidio di Strade Sicure, la formula – pensata nel 2006 dall'allora governo Berlusconi, nel periodo in cui le paure erano legate agli attentati terroristici, dopo l'attacco alle Torri Gemelle – per presidiare le aree simbolo del Paese, dai luoghi di ritrovo più celebri ai monumenti, ai palazzi del potere dello Stato.
A distanza di 20 anni, le esigenze di mimetiche e fucili spianati sono arrivate fino alle nostre latitudini. Sul tavolo dell'assise civica c’è la mozione di Fratelli d’Italia per chiedere l’inserimento di Corigliano-Rossano nell’operazione “Strade Sicure”, con tanto di richiesta di un presidio fisso e permanente della Polizia di Stato a Schiavonea, tra Quadrato Compagna e Palazzo delle Fiere. Un’iniziativa illustrata in aula dalla consigliera Daniela Romano, in sostituzione del capogruppo Guglielmo Caputo, assente per motivi di salute. Ma il punto politico, alla fine, non è stato se in città il problema sicurezza esista oppure no. Su quello, da un lato e dall’altro, nessuno ha finto che vada tutto bene. Il punto vero è stato un altro: se la risposta proposta da Fratelli d’Italia sia concreta o soltanto simbolica.
La risposta della maggioranza è arrivata netta. E il verdetto finale pure: mozione bocciata, con i soli voti favorevoli della minoranza.
Daniela Romano: “La città sta vivendo una fase calda, servono più presìdi”
Ad aprire il confronto è stata Daniela Romano, che ha motivato la mozione partendo dall’escalation di episodi criminosi che negli ultimi tempi hanno segnato il territorio urbano. Da qui la richiesta di un intervento straordinario, attraverso il ricorso al dispositivo di “Strade Sicure”, vale a dire l’impiego di personale militare con funzioni di agente di pubblica sicurezza nei luoghi più sensibili.
Romano ha insistito su due aspetti. Il primo è il carico crescente che grava sulle forze dell’ordine, anche per effetto del presidio imposto attorno al nuovo ospedale della Sibaritide, che avrebbe sottratto unità ad altri fronti del territorio. Il secondo riguarda Schiavonea, dove nei mesi estivi la pressione cresce ulteriormente e dove, secondo la consigliera, si rende necessario un presidio fisso di Polizia.
Nel suo intervento, Romano ha anche richiamato le interlocuzioni avute con i rappresentanti dell’Arma e un dossier consegnato al senatore Rapani, sostenendo la necessità non solo di “Strade Sicure”, ma anche di un rafforzamento strutturale degli organici, fino all’elevazione a gruppo del reparto dei Carabinieri dell’area urbana.
La maggioranza ribalta il tavolo: “Il problema non sono due soldati in strada”
Ma è dalla maggioranza che la mozione ha incassato il colpo più duro. E non solo sul piano politico, ma proprio nel merito.
Gianfranco Costa ha scelto una linea diretta. Il nodo, ha detto, non è la suggestione di “Strade Sicure”, ma il vuoto strutturale di personale nelle forze dell’ordine. E ha inchiodato Fratelli d’Italia a un dato politico preciso: l’annuncio dell’arrivo di nuove unità in Calabria, con 29 assegnazioni alla provincia di Cosenza e zero a Corigliano-Rossano (che però aveva usufruito di altre unità di polizia nella prima "sfornata" di agenti, ndr). Da qui l’affondo: se davvero la sicurezza è una priorità, allora il problema va posto ai riferimenti nazionali dello stesso partito che in aula presenta la mozione.
Sulla stessa linea si sono mossi Giuseppe Fusaro e Giuseppe Candreva, che hanno definito “Strade Sicure” una misura tampone, nata come emergenziale e trasformata negli anni in un dispositivo privo di reale efficacia sul fronte della microcriminalità. Fusaro ha allargato il ragionamento fino alla struttura stessa dell’operazione, ricordando come i militari non siano formati per gestire i fenomeni tipici della criminalità urbana diffusa, né per sostituire il lavoro di prevenzione e polizia giudiziaria svolto dalle forze ordinarie. Candreva, invece, ha spinto ancora più sul tasto politico, accusando Fratelli d’Italia di aver trasformato la sicurezza in un vessillo identitario senza però produrre risultati concreti sul piano nazionale.
Pugliese affonda: “Non c’è un solo tipo di reato che i militari possano risolvere qui”
Ma l’intervento che più di tutti ha dato sostanza alla bocciatura, ed è probabilmente quello destinato a pesare di più anche sul piano del racconto politico, è stato quello di Ernesto Pugliese.
È lui, da uomo delle forze dell'ordine, a spiegare con maggiore chiarezza perché, secondo la maggioranza, la proposta non regge. E lo fa entrando nel cuore del problema: la natura dei reati che oggi colpiscono Corigliano-Rossano non è compatibile con una risposta di facciata come quella di “Strade Sicure”.
Pugliese distingue tre piani: la microcriminalità legata allo spaccio, gli episodi di violenza diffusa e la criminalità organizzata. E su tutti e tre, dice in sostanza, il militare schierato in strada non ha strumenti reali di intervento. Non può fare indagini complesse sulla rete criminale, non può conoscere le dinamiche sottili dei quartieri, non può sostituire l’attività di controllo giudiziario necessaria per contrastare spaccio, coltelli, risse, occupazioni opache, affitti irregolari, concentrazione di soggetti a rischio nei punti più fragili della città.
È qui che emerge il passaggio politico più rilevante dell’intera discussione: la sicurezza non si affronta con una scenografia, ma con presìdi investigativi, uomini formati, mezzi, straordinari pagati e radicamento vero sul territorio. In altre parole, la maggioranza dice no a una sicurezza da vetrina e rilancia la necessità di una sicurezza operativa.
Non solo. Pugliese fa anche emergere un altro elemento importante, e cioè che il tema di un presidio di Polizia a Schiavonea non arriva con la mozione di Fratelli d’Italia, ma sarebbe già da tempo oggetto di interlocuzione tra l’Amministrazione comunale e la Questura di Cosenza, con una disponibilità logistica già manifestata dal Comune. Tradotto: la proposta, più che aprire una strada nuova, arriva in ritardo su un percorso già avviato.
Demetrio Caputo sposta il fuoco: “C’è anche un problema di polizia municipale”
A questo punto l'obiettivo si sposta dall'esercito – con motivazioni smontate nei fatti – e si indirizza verso gli affari locali. Ed è qui che, di fatto, si incendiano gli animi. Dalla minoranza prende la parola Demetrio Caputo, provando a spostare l’attenzione su un altro versante: il sottodimensionamento del corpo della Polizia municipale. Secondo la sua lettura, la carenza di vigili urbani finirebbe per scaricare sulle forze dell’ordine funzioni amministrative improprie, sottraendo tempo e risorse ai compiti più delicati di presidio del territorio.
Un rilievo che però il sindaco userà poco dopo per rilanciare, distinguendo nettamente tra il perimetro assunzionale del Comune e quello delle forze di polizia statali.
Stasi chiude il cerchio: “Mozione tardiva, è un insulto all’intelligenza”
A chiudere la partita, con toni durissimi, è stato il sindaco Flavio Stasi. Il suo intervento è il sigillo politico della bocciatura. E anche il più pesante. Per il sindaco, la mozione presentata da Fratelli d’Italia arriva dopo quattro anni di governo nazionale, in cui la sicurezza è stata sbandierata come bandiera identitaria senza che, però, sul territorio si vedessero gli effetti strutturali promessi. Da qui l’espressione che ha segnato il finale della discussione: “un insulto all’intelligenza”.
Il sindaco ha insistito su un punto decisivo: dalla nascita del Comune unico di Corigliano-Rossano sarebbero dovuti discendere, quasi automaticamente, processi di rafforzamento reale dei presìdi statali. Processi che, nella sua lettura, si sono fermati a metà, quando non si sono ridotti a semplici ritocchi nominali. Anche il passaggio sulla Polizia locale è stato usato per ribadire la differenza tra ciò che dipende dal bilancio comunale e ciò che invece dipende dalle scelte del Governo e dai fondi messi in finanziaria per sicurezza e assunzioni.
Il messaggio politico finale è stato chiarissimo: non si può chiedere al Comune di ratificare una mozione che chiama in causa responsabilità che stanno più in alto, a Roma, e che proprio il partito proponente avrebbe dovuto far valere nella filiera istituzionale che rivendica.
Ed è proprio qui che si chiude il cerchio della seduta. Perché il senso politico del voto non è stato un rigetto del tema sicurezza. Sarebbe una lettura comoda, ma sbagliata. La maggioranza ha provato invece a costruire un’altra narrazione: non un no alla sicurezza, ma un no alla sicurezza-simbolo.
Non a caso, in più interventi è tornata la stessa idea: Schiavonea merita attenzione, il territorio ha bisogno di più tutela, i carabinieri e la polizia lavorano in condizioni pesanti, gli organici sono insufficienti, i turni sono massacranti. Però, proprio per questo, la risposta non può essere il militare in strada come segnale visivo da spendere in conferenza stampa. Deve essere un rafforzamento vero, strutturale, continuativo.
Ed è su questa faglia che la mozione di Fratelli d’Italia si è schiantata in aula. Perché alla fine il Consiglio non ha discusso soltanto di ordine pubblico. Ha discusso, più profondamente, di credibilità politica. E il messaggio uscito dalla seduta è stato netto: non basta evocare la paura per intestarsi la sicurezza, se poi alla prova dei fatti mancano uomini, risorse e risultati.