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Eventuale patrimoniale al tempo del Covid. Come funzionerà?

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Circolano voci di corridoio su un eventuale possibile prelievo dai conti concorrenti  e, ovviamente tutto dipenderà  se verrà decisa e da come verrà scritta la norma legislativa dagli attuali organi di Governo E’ auspicabile che ciò non accade  fa sapere il  prof. Pietro Vitelli responsabile del Sodalizio denominato Comitato Difesa Consumatori, al momento possiamo solo fare delle ipotesi. Lo scenario futuro  di una patrimoniale in Italia è una voce che ricorre già da alcuni mesi, anche in considerazione della grande necessità di raccogliere denaro in tempi brevi per far fronte all’emergenza coronavirus e la popolarità che riscuote  è quella che viene vista da molti come una “tassa sul ricco”. Bisogna tener  poi presente che la patrimoniale, come dice il termine stesso, è un’imposta che colpisce il nostro patrimonio, indipendentemente dal nostro reddito, e in Italia c’è già, tutto questo lo sanno molto bene i consumatori che investono . Basta fare l’esempio del  “ bollo sul dossier titoli” . In questo caso  si tratta di una patrimoniale variabile, perché è in percentuale, lo 0,2% del valore degli strumenti finanziari che i consumatori che investono hanno in portafoglio al 31 dicembre di ogni anno  e fa fede l’estratto conto depositi titoli. Ma la patrimoniale  può essere però anche un importo fisso, continuiamo con l’ esempio ovvero “ il bollo sul conto corrente” pari a 34,2 euro fissi che gli investitori-consumatori pagano sulla giacenza media del conto nell’anno  che normalmente supera i 5.000 euro. Ma non finisce qui ,prosegue Pietro Vitelli noi consumatori paghiamo  dal “ bollo auto” alle tasse  sugli “immobili”,  molte sono le patrimoniali già in vigore, in Italia, e che è il caso che i consumatori-utenti  non devono e possono  dimenticare in quanto  le stanno già pagando. Comitato Difesa Consumatori per non dimenticare vuole rammentare il possibile  prelievo nel bel mezzo della notte Operazione governativa già posta in essere. E quale  peggior patrimoniale rimasta nell’attuale memoria dei consumatori è il prelievo forzoso del 1992, attuato dal Governo Giuliano Amato, che nottetempo, prelevò dai conti correnti bancari degli italiani lo 0,6% del saldo. Si  potrà ripetere?  Ci chiediamo noi di Comitato Difesa Consumatori pur non potendolo dare per certo, poiché, come abbiamo anticipato, dipende se è una reale volontà dell’attuale Governo e come verrà scritta la legge, in quanto la probabilità che vengano messe le mani direttamente nel nostro conto esiste eccome, data la facilità ad attingere a quello che è in buona sostanza denaro liquido. E per evitarla? Possiamo fare delle ipotesi con la consapevolezza che , “più uno strumento è liquido”, e più sarà facile metterci le mani sopra. In base a questo reale scenario i  conti correnti e anche conti deposito sono i candidati ideali a un bel prelievo forzoso. Il suggerimento che possiamo dare, prosegue il prof. Vitelli responsabile del Comitato Difesa Consumatori è  una soluzione di buon senso che  resta comunque quella di non tenere troppa liquidità sul conto  facendo così, magari, forse si evita  di pagarci il bollo. L’alternativa per i consumatori-utenti di  ripiegare magari su uno o più conti deposito? Nemmeno questa suggerisce Pietro Vitelli  sembra essere la soluzione ideale, i conti deposito non sono poi molto diversi dai conti correnti, e attingere da essi è semplice  ed è esattamente come attingere da un conto corrente. Altri temi caldi sono: la casa i  conto titoli e i  dividendi :  così come abbiamo già disquisito il consumatore  paga già una patrimoniale sotto forma di bollo sul deposito titoli “ oggi è lo 0,2%  “ in questo scenario  lo Stato potrebbe pensare di aumentare l’aliquota. Oppure, potrebbe ritoccare al rialzo la tassazione su cedole e dividendi  che oggi per entrambi è il 26%, eccetto che per i titoli di Stato e quelli emessi da enti sovranazionali, ferma al 12,5%. Entrambi questi provvedimenti sono attuabili, ma non darebbero frutti immediati, perché occorrerebbe attendere lo stacco per avere il denaro. Al riguardo il suggerimento che noi di Comitato Difesa Consumatori possiamo dare  è di vendere gli  investimenti in blocco, anche se  in perdita,  in quanto per eviterebbe la patrimoniale e  così facendo  addirittura  si potrebbe perdere più di quanto si potrebbe pagare di patrimoniale. Altro tema ricorrente è  l’IMU  che oggi si paga sulle seconde case e sugli immobili classificati come “di lusso”. Pensare di tornare a pagare questa imposta su tutti gli immobili classificati come prima casa non è poi così irrealistico. Questa ipotesi anche se non appaleserebbe un  prelievo che frutterebbe liquidità immediata per lo Stato,  potrebbe essere una possibilità non difficoltosa da adottare , magari , ripristinando la vecchia ICI. Una paventata ipotesi  sul diritto di successione o eredità resta un possibile scenario da considerare atteso che in Italia non verrà tassata  la eredità, se al disotto di una certa soglia. In questo caso l’aumento del prelievo fiscale potrebbe riguardare sia la percentuale applicata per tassare l’eredità (più alta), sia la soglia di esenzione dal pagamento (più bassa). Questo cambiamento non avrebbe, però, un effetto immediato di notevole portata per le casse dello Stato, ma potrebbe risultare più popolare di altri, perché sconta una certa popolarità tra chi è a favore del “tassare i ricchi”. Alla domanda  quanti italiani possiedono una casa? la risposta è  Il 75,2% delle famiglie, tre su quattro, risiede in una casa di proprietà. Il dato viene fornito dalla ricerca congiunta dell’Agenzia delle Entrate e dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia, pubblicata a inizio di quest’anno con il titolo “Gli immobili in Italia”. I dati risalgono al 2016 e dicono anche che la superficie media di un’abitazione è pari a 117 metri quadri e il suo valore medio è di circa 162 mila euro. Per i Buoni postali, si potrebbe ipotizzare che  anche qui il Governo possa pensare di aumentare il bollo o la tassazione sui guadagni. Va comunque tenuto presente che, incassare il denaro anche molti anni dopo, per il particolare meccanismo di accredito dei rendimenti (alla scadenza, e quindi dopo anche vent’anni). Una soluzione, questa, poco utile per rimpinguare le casse del Governo rapidamente scenario questo che potrebbe essere accantonato ma non si sa mai cosa c’è nella mente di chi governa. Comitato Difesa Consumatori per ultimo vuole  rammenta i fatti accaduti ai consumatori del “Bel Paese” ossia :nel 1992 fu prelevato lo 0,6% dell’importo totale dei conti correnti: il gettito per il fisco fu di 11.500 miliardi di lire. Questa manovra si aggiunse ad altre, altrettanto impopolari, che vennero prese per rimpinguare le casse dello Stato, come l’aumento dell’età pensionabile, la patrimoniale sulle imprese, la minimum tax, l’introduzione dei ticket sanitari, la tassa sul medico di famiglia l’imposta straordinaria sugli immobili del 3 per mille della rendita catastale rivalutata.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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