Traffico internazionale di rifiuti, sequestro azienda tra Tarsia e Santa Sofia d’Epiro: indaga la Procura di Bari
Inchiesta della Guardia Costiera su spedizioni verso la Grecia: interdizione per l’imprenditore e sequestro della società operante nella raccolta rifiuti in provincia di Cosenza
TARSIA/SANTA SOFIA D'EPIRO - Un traffico internazionale di rifiuti speciali mascherati da “191212” e spediti in Grecia attraverso il porto di Bari. È l’ipotesi al centro di una lunga indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari e condotta dalla Guardia Costiera del capoluogo pugliese (Centro Coordinamento Ambientale Marino), culminata nell’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari personali e reali.
Il provvedimento riguarda il titolare di una società operante nel settore della raccolta, trattamento e gestione dei rifiuti, con impianto produttivo a Tarsia e sede amministrativa a Santa Sofia d’Epiro, in provincia di Cosenza. Il Tribunale di Bari ha disposto nei suoi confronti la misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale, oltre al sequestro preventivo dell’azienda e dei beni strumentali.
L’inchiesta prende le mosse dal novembre 2021, quando durante i controlli quotidiani nel porto di Bari vennero intercettate spedizioni di rifiuti dirette in Grecia tramite trailer. Si trattava di materiali classificati con il codice CER 191212 – “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti” – una tipologia che, secondo gli investigatori, destò immediatamente attenzione.
In quei giorni la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva chiarito che i rifiuti urbani non differenziati, classificati come 191212 dopo un trattamento meccanico che non ne alteri le proprietà, devono essere considerati come rifiuti urbani indifferenziati, con possibilità per l’autorità competente di opporsi alla spedizione in base ai principi di autosufficienza e prossimità territoriale.
Secondo l’impianto accusatorio, i fatti – risalenti al periodo 2021-2023 – avrebbero riguardato un presunto meccanismo organizzato finalizzato allo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti urbani formalmente riclassificati come speciali e quindi esportati verso impianti greci. Le indagini, sviluppate attraverso perquisizioni, analisi documentali, tracciamento elettronico dei trailer e audizioni di soggetti pubblici e privati, avrebbero ipotizzato l’alterazione della classificazione dei rifiuti, l’elusione della tracciabilità e la predisposizione di documentazione ritenuta non veritiera.
Tra gli indagati figurano, secondo quanto reso noto, anche funzionari e dirigenti della Regione Calabria, oltre al titolare dell’azienda e a un suo collaboratore. Le contestazioni comprendono, tra l’altro, l’ipotesi di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, ai sensi dell’articolo 452 quaterdecies del codice penale e del Regolamento (CE) 1013/2006 sulle spedizioni transfrontaliere.
L’azienda, considerata tra le principali realtà calabresi attive nella raccolta differenziata nei comuni della provincia di Cosenza, è stata affidata a un amministratore giudiziario che dovrà operare secondo la normativa antimafia prevista dal d.lgs. 159/2011.
Come precisato dalla Procura, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le accuse dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti nel corso dell’eventuale giudizio.