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L'effetto domino della Crisi nel Golfo: nella Sila Greca un pieno di carburante diventa un viaggio salatissimo

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CORIGLIANO-ROSSANO - Ogni qualvolta una potenza mondiale decide sia arrivato il momento di "esportare democrazia" (un'espressione che andrebbe davvero studiata in psicanalisi!) c'è un cittadino della Sila Greca o della Valle del Trionto che aggiunge un'invocazione alla già lunghissima lista delle preghiere che rivolge al cielo per il normale vivere quotidiano, affinché il petrolio non torni a salire. Perché se si alza il prezzo del petrolio sono guai amari. C’è, infatti, un filo invisibile che lega il Golfo Persico alle strade strette e tortuose delle nostre montagne. È il filo dei mercati energetici globali, delle tensioni internazionali che fanno tremare le Borse e gonfiare i listini dei carburanti. Un filo lunghissimo che attraversa il Mediterraneo e finisce qui, tra i paesi arroccati, dove un pieno di benzina non è solo una spesa: è un vero e proprio viaggio.

Già, perché nella felice Sila greca, dove si rivendicano strade, scuole e sanità c'è un'altra cosa che manca: un distributore di carburante. Non ce ne sono. Zero. E non perché qui si cammini ancora col ciuccio!

Fatta salva la “resiliente” stazione di Mandatoriccio, che resiste come può pur senza prezzi competitivi, nei sette piccoli comuni interni della Sila Greca e lungo l’asse del Trionto non si può fare rifornimento. Se resti a secco, fai prima a fartela a piedi.

Per trovare una pompa bisogna scendere verso Corigliano-Rossano o virare verso Acri, oppure salire a Camigliatello nel cuore della Sila Grande, o ancora puntare su San Giovanni in Fiore. In media cinquanta chilometri tra andata e ritorno, su strade di montagna. Curve, pendenze, consumi più alti. Tempo sottratto al lavoro, alla scuola, alla vita.

Perché parlarne adesso? Perché proprio in queste ore si torna a parlare di caro carburante. La crisi nel Golfo riporta in alto la tensione sui mercati petroliferi. E come sempre l’effetto domino colpisce prima chi è più lontano da tutto. Lontani dalla guerra, ma vicinissimi ai suoi effetti.

Nei centri costieri si discute di dieci centesimi in più al litro. Qui, invece, si parla di chilometri. Di organizzazione familiare. Di emergenze sanitarie. Di mezzi agricoli che devono lavorare comunque. Di pendolari che per muoversi devono ancora prendere la corriera a prezzi salatissimi e servizi pessimi.

Il paradosso è tutto dentro questa geografia: territori che già pagano un sovraccosto strutturale – chilometrico, logistico, infrastrutturale – si ritrovano a subire anche l’aumento congiunturale. È la doppia penalizzazione delle aree interne.

Per chi vive sulla costa, dicevamo, un aumento di 15 centesimi al litro è un fastidio. Per chi vive nei borghi interni è una moltiplicazione: più chilometri per rifornirsi, più consumo per raggiungere il distributore, più spesa complessiva per ogni pieno.

Un’auto media, per fare rifornimento, dicevamo, deve percorrere circa 50 km. Se consuma 6-7 litri per 100 km, significa bruciare almeno 3 litri solo per andare a comprare carburante. È chiaro che si crea un cortocircuito economico: consumi benzina per comprare benzina. E quando i prezzi salgono, il sistema implode ancora di più.

Ma il carburante è solo il primo anello della catena. Poi arrivano i rincari sui trasporti merci, gli aumenti dei costi agricoli, la maggiore pressione su famiglie e microimprese e una desertificazione commerciale ancora più rapida. Insomma, ogni qualvolta che viene lanciata una bomba strategica a migliaia di chilometri di distanza gli effetti devastanti arrivano anche qui. E sono immediati.

Le aree interne della Sila Greca e del Trionto vivono già una fragilità strutturale (spopolamento, servizi ridotti, collegamenti difficili). L’assenza di un distributore non è una curiosità folkloristica. È un indicatore di marginalità. E la marginalità, quando il mondo entra in crisi, diventa vulnerabilità. È possibile nel 2026 avere un’intera area montana senza un punto di rifornimento? È sostenibile continuare a parlare di rilancio delle aree interne senza garantire servizi minimi? Ha valore parlare di transizione energetica se qui invece di evolversi la gente, prima o poi, sarà costretta a ritornare a sella e mulo?

La crisi internazionale è l’innesco, ma il problema è locale e strutturale. Non nasce oggi. Oggi però diventa più evidente. Perché mentre i mercati reagiscono in tempo reale a migliaia di chilometri di distanza, qui l’effetto è concreto: se resti a secco, sei isolato. Non metaforicamente. Letteralmente.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.