Aeroporto di Crotone, più ore di apertura ma resta il nodo infrastrutture e utenza
Il via libera di ENAC all’ampliamento dell’operatività del Sant’Anna apre nuove prospettive ma non scioglie i nodi strutturali dello scalo. Il paradosso? A parità di servizi rimane più conveniente dalla Calabria nord-est raggiungere Salerno
CORIGLIANO-ROSSANO – Più ore di apertura per far crescere il traffico, alleggerire gli scali maggiori e rafforzare la mobilità aerea regionale. È questo il senso del parere favorevole espresso dall’Ente Nazionale Aviazione Civile sull’ampliamento progressivo dell’operatività di alcuni aeroporti italiani, tra cui Crotone. Una decisione che riguarda anche Rimini, Comiso, Parma, Salerno, Cuneo e Forlì e che si inserisce nel progetto di Regional Air Mobility (RAM) promosso da ENAC per valorizzare gli scali di dimensione intermedia. Insomma, non una conquista tutta calabrese ma un sistema che prova ad ampliare offerta e che - sia chiaro - aumenta concorrenza.
Secondo il presidente dell’ente, Pierluigi Di Palma, l’estensione degli orari e l’upgrade dei servizi di navigazione aerea forniti da ENAV rappresentano «un risparmio importante per gli aeroporti coinvolti» e allo stesso tempo «un elemento di sviluppo per i territori, capace di generare nuove opportunità economiche e turistiche». In altre parole: aeroporti più aperti, più flessibili e pronti a sostenere la crescita del traffico nazionale. Insomma, la strategia è che con scali che abbiamo durate di apertura giornaliere più lunghe si possano intercettare più voli. Ma i voli li intercetti se hai utenza. E qui, ancora una volta, Crotone deve fare i conti con le sue distanze e le sue connessioni. Tant'è che nel caso del Sant’Anna di Crotone il tema è più complesso.
L’operatività non basta
Ampliare le fasce orarie, infatti, significa rendere lo scalo disponibile per un numero maggiore di movimenti, soprattutto nelle prime ore del mattino o in tarda serata. Una condizione che può agevolare la programmazione delle compagnie aeree e migliorare la gestione delle rotte.
Tuttavia, più ore di apertura non si traducono automaticamente in più voli. Nel settore dell’aviazione commerciale, in realtà, il principio è semplice: gli aerei volano dove c’è domanda. Senza un bacino di utenza stabile e facilmente raggiungibile, nessuna compagnia ha interesse ad aumentare frequenze o aprire nuove rotte. Ed è qui che emerge uno dei limiti storici dello scalo crotonese.
Il tema degli strumenti di avvicinamento
Poi c'è un'altra questione che spesso passa in secondo piano ma che per le compagnie aeree che scelgono uno scalo invece di un altro, è essenziale. Sul piano tecnico, effettivamente, resta aperta anche la questione degli strumenti di navigazione. Per aumentare affidabilità e regolarità operativa molti aeroporti di pari dimensioni sono dotati di sistemi avanzati di atterraggio strumentale, come l’ILS (Instrument Landing System), che consente agli aeromobili di operare con maggiore sicurezza anche in condizioni meteorologiche difficili.
L’assenza o la limitata disponibilità di queste tecnologie non significa che l’aeroporto non possa funzionare, ma può incidere sulla percezione di affidabilità da parte delle compagnie e sulla gestione di alcune situazioni meteo. In un mercato competitivo, dove le rotte si decidono anche sulla base della continuità operativa, questi elementi fanno la differenza.
L’aeroporto isolato
Poi c'è la questione delle questioni: la connessione con il territorio. L’aeroporto di Crotone sconta una posizione geografica periferica e collegamenti terrestri non sempre efficienti. Per molte aree della Calabria ionica, soprattutto da nord, raggiungere il Sant’Anna richiede tempi di percorrenza lunghi e infrastrutture non sempre scorrevoli.
Il caso più emblematico è quello della Sibaritide-Pollino, uno dei bacini demografici ed economici più importanti della costa ionica. In linea teorica - e qui ribadiamo lo stesso e solito mantra di sempre - quest’area potrebbe alimentare una domanda significativa di traffico aereo, ma nella pratica i tempi di collegamento con Crotone superano spesso le due ore. Una distanza che, in termini aeroportuali, riduce drasticamente l’attrattività dello scalo.
Nel trasporto aereo, infatti, esiste una regola non scritta ma universalmente valida: le rotte crescono dove esistono passeggeri abituali. Pendolari, turismo organizzato, mobilità d’impresa e universitaria sono i fattori che permettono a uno scalo di consolidarsi.
Senza questi flussi, anche un aeroporto perfettamente attrezzato rischia di restare marginale. E senza collegamenti terrestri efficienti il bacino potenziale non riesce nemmeno a raggiungerlo.
La provocazione: più vicina Salerno che Crotone?
Ora però, dopo aver festeggiato unanimente (soprattutto i politici) per il prolungamento degli orari di apertura dell'aeroporto Sant'Anna, una provocazione è d'obbligo. Tra gli aeroporti interessati dall’estensione dell’operatività, dicevamo, c’è anche Salerno, lo scalo della Costa d’Amalfi che negli ultimi mesi sta crescendo rapidamente grazie a nuovi collegamenti e investimenti infrastrutturali ma anche grazie alla prossimità con le principali connessioni stradali e ferroviarie.
Ebbene, se guardiamo alla carta dei tempi di percorrenza reali (perché da noi - lo ricordiamo a beneficio di tutti - le distanze non si misurano in chilometri ma in tempo), continuiamo a renderci conto che per un cittadino della Sibaritide o dell’area Pollino lo scalo di riferimento non è Crotone. Con collegamenti stradali più fluidi e una rete di voli in espansione (dovuti anche all'ampliamento d'orario), potrebbe risultare paradossalmente più semplice raggiungere Salerno che il Sant’Anna.
Ecco perché servono strade e ferrovie veloci a sud di Sibari. Non fra 30 anni ma ora. Che costano tanti soli (solo per la nuova SS106 servirebbero più di 5 miliardi) ma sono essenziali. Ed è questa la battaglia delle battaglie che bisognerà continuare a fare nella Sibaritide, quanto nel crotonese. Senza infrastrutture efficienti e senza una strategia di sistema, il rischio è che interi territori continuino a cercare altrove i propri aeroporti di riferimento. E, perché no, nel caso della Calabria del nord-est, rivendicare un proprio scalo.