“La Transmondanza” a Campana: quando partire significa costruire ponti
Nel giardino del Santuario di Santa Maria delle Grazie la presentazione del libro di Antonio Bevacqua. Tra memoria e testimonianze, la proposta di trasformare la diaspora calabrese in una rete di relazioni e opportunità
CAMPANA - È stata una serata dedicata alla memoria, all’emigrazione in una chiave diversa dal solito e, soprattutto, al valore dei legami che resistono alla distanza quella vissuta a Campana, nel suggestivo giardino-roseto del Santuario di Santa Maria delle Grazie, in occasione della presentazione de La Transmondanza di Antonio Bevacqua.
Un appuntamento che ha trovato nel piccolo centro della Sila Greca una cornice particolarmente significativa. Perché parlare di emigrazione a Campana significa parlare della storia di intere generazioni, di famiglie partite in cerca di un futuro migliore e di comunità che, nonostante la distanza, hanno continuato a custodire un forte senso di appartenenza. Ed è proprio questo il cuore della riflessione proposta da Bevacqua: trasformare la migrazione da esperienza di separazione in occasione di incontro, scambio e crescita reciproca. Il concetto di “Transmondanza”, coniato dall’autore, nasce infatti dall’idea di attraversare mondi diversi per tornare arricchiti, costruendo ponti anziché muri.
Tra i saluti istituzionali, il vicesindaco Francesco Iacovino ha richiamato la lunga storia migratoria dei territori calabresi. Una storia che affonda le proprie radici molto indietro nel tempo, già nell’epoca ellenica, quando popolazioni e culture si spostavano, si incontravano e si contaminavano. In questo senso, l’emigrazione non è un fenomeno estraneo alla nostra identità: è parte della nostra stessa formazione e, in qualche misura, tutti siamo il risultato di incontri che hanno attraversato i nostri luoghi.
L’assessore alla Cultura Maria Mingrone ha ricordato la vicenda dei propri nonni, costretti anch’essi a partire per cercare fortuna. Un racconto familiare diventato memoria collettiva, capace di restituire un volto concreto a quella che spesso viene raccontata soltanto attraverso numeri e statistiche: l’emigrazione è fatta di persone, di sacrifici, di speranze, di valigie preparate con dolore e di legami con la terra d’origine mai completamente spezzati.
Particolarmente significativo anche l’intervento del parroco, don Enzo Malizia, che ha invitato la comunità a non limitarsi a ricordare gli emigrati, ma a raggiungerli concretamente nei luoghi nei quali oggi vivono. Un invito a trasformare la nostalgia in relazione, a mantenere vivi i rapporti con le comunità campanesi sparse nel mondo e a considerare quei cittadini lontani come una parte ancora viva e attiva della comunità di origine.
A moderare l’incontro è stata Erminia Madeo, che ha curato l’edizione del volume e che ha dialogato con l’autore accompagnando il pubblico nei temi centrali dell’opera. La Transmondanza è un progetto che unisce riflessione filosofica, antropologia, memoria e musica: il libro è infatti parte di un più ampio lavoro musicale e narrativo attraverso il quale Bevacqua affronta il tema della mobilità umana e delle trasformazioni culturali generate dall’incontro tra popoli.
Nel suo intervento, Antonio Bevacqua ha raccontato anche la propria esperienza di musicista, maturata in numerose occasioni all’estero e nei festival dedicati alle comunità degli emigrati. Da questi incontri ha ricavato una convinzione profonda: lontano dalla propria terra, l’orgoglio italiano e calabrese non si affievolisce, ma spesso diventa ancora più forte. È un sentimento nel quale convivono nostalgia, memoria e appartenenza, e che potrebbe rappresentare un esempio anche per chi vive oggi in Calabria. Da qui nasce la proposta concettuale della “Transmondanza”: non considerare più la partenza come una semplice perdita, ma come l’inizio di una relazione nuova. L’obiettivo è costruire una rete permanente tra chi parte e chi resta, capace di produrre collaborazioni, scambi di competenze e nuove opportunità per i territori calabresi. Una prospettiva nella quale la diaspora non è soltanto memoria, ma può diventare una risorsa concreta.
Tra le idee proposte dal suo libro c’è quella di istituire in tutti i comuni un vero e proprio registro della diaspora, capace di lasciare traccia di chi è partito e di favorire contatti frequenti con le comunità all’estero. Ma anche la possibilità di trasformare la mobilità dei giovani in un investimento sul futuro: partire per studiare le lingue, acquisire competenze, conoscere altri sistemi culturali e professionali e poi riportare quelle esperienze nella propria terra. Una circolazione di persone, conoscenze e opportunità che potrebbe contribuire a rafforzare il tessuto sociale ed economico dei piccoli centri calabresi.
Il momento conclusivo della serata ha avuto come protagonista Giovanni Santoro, campanese che 47 anni fa lasciò il proprio paese per raggiungere la Germania. Una storia di emigrazione diventata, nel tempo, una storia di affermazione e di successo. Dopo aver svolto diversi lavori, dal carpentiere al cameriere, Santoro è riuscito a costruire una propria attività nella ristorazione, dando vita a una florida realtà chiamata “Calabria”, nella quale ha portato con orgoglio la cucina e i prodotti della propria terra.
La sua vicenda, raccontata nel libro, ha rappresentato la testimonianza concreta di ciò che La Transmondanza propone sul piano teorico: partire, incontrare altri mondi, imparare, contaminarsi e riuscire a trasformare le proprie radici in una forza da condividere. La cucina di Giovanni è diventata così un modo per raccontare il paese d’origine anche a migliaia di chilometri di distanza.
L’accoglienza riservata a Giovanni dalla comunità di Campana ha trasformato l’ultimo momento della presentazione in una vera festa collettiva. La sua storia personale è diventata quella di tutti: l’orgoglio per un concittadino che ce l’ha fatta, il ricordo di chi è partito e la consapevolezza che, anche quando le strade portano lontano, il filo con la propria terra può continuare a esistere.
È questo il messaggio più forte emerso dal pomeriggio trascorso tra i pini e le rose del Santuario di Santa Maria delle Grazie: non basta ricordare chi è partito, bisogna continuare a camminare insieme. La Transmondanza invita a fare della distanza una possibilità: dell’emigrazione non soltanto un capitolo doloroso della storia, ma una rete di relazioni, conoscenze e affetti attraverso cui una comunità può continuare a crescere. E Campana ha raccolto questa sfida.