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Luigi Tarsitano, il maestro che insegnò al Sud a leggere la propria dignità

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Nel Mezzogiorno del secondo dopoguerra, dentro una Calabria segnata da povertà, latifondo, emigrazione, fame e analfabetismo, la scuola popolare non era solo un servizio ma una forma di riscatto civile e sociale.

È dentro questa stagione che si colloca la figura di Luigi Tarsitano, maestro, educatore, direttore didattico, ispettore scolastico, dirigente dell’UNLA e poi consigliere regionale del PCI. Un intellettuale meridionale che concepì la cultura non come ornamento, ma come strumento concreto di emancipazione sociale.

Oggi pomeriggio, venerdì 6 giugno, alle 17.30, alla Cittadella dei ragazzi di Rossano, sarà presentato “Diario di un maestro”, volume edito da Jonia Editrice, curato dal figlio Fausto Tarsitano e arricchito dalla prefazione del dirigente scolastico Gabriele Petrone.

In una riflessione del professore Giuseppe Trebisacce, che oggi parteciperà alla presentazione, si legge che il libro nasce dal ritrovamento di pagine manoscritte risalenti al 1951, quando Tarsitano, allora giovanissimo maestro, era impegnato nei corsi popolari dell’UNLA, l’Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo. Non un semplice diario scolastico, ma una testimonianza viva di un tempo in cui l’educazione degli adulti era parte di una grande battaglia democratica.

Nel 1951, mentre l’Italia provava a rialzarsi dalle macerie della guerra, la Calabria conviveva ancora con un tasso di analfabetismo altissimo: il 32%, contro una media nazionale del 12,9%. Dietro quei numeri c’erano uomini e donne esclusi dall’istruzione, contadini, braccianti, artigiani, padri di famiglia costretti a misurarsi con la fame, il lavoro duro, la fatica quotidiana e l’impossibilità di immaginare un futuro diverso.

Tarsitano capì subito che l’analfabetismo non era solo mancanza di lettere. Era una questione sociale. Era il sintomo di una condizione più profonda fatta di disuguaglianze, povertà, isolamento, mancanza di diritti e assenza di opportunità.

Per questo il suo insegnamento non si fermava al leggere, scrivere e far di conto. Il giovane maestro ascoltava le storie dei suoi alunni adulti, entrava nelle loro vite, ne comprendeva le sofferenze, i bisogni, la dignità. La scuola diventava spazio di incontro, non aula chiusa; luogo di confronto, non semplice trasmissione di nozioni.

È qui che la figura di Luigi Tarsitano assume una forza sorprendentemente attuale. Perché quelle pagine, scritte più di settant’anni fa, parlano ancora oggi alla Sibaritide e alla Calabria. Parlano del rapporto tra istruzione e dignità, tra cultura e lavoro, tra povertà e libertà, tra diritti formali e possibilità reale di esercitarli.

Non è difficile capire perché Tarsitano venga definito una sorta di Don Milani della nostra terra. Come nelle grandi esperienze dell’educazione popolare del Novecento, da Danilo Dolci a Paulo Freire fino a Lorenzo Milani, anche in Tarsitano la scuola non è mai neutra. È parte della vita. È scelta di campo. È responsabilità verso gli ultimi.

La sua vicenda personale conferma questa coerenza. L’esperienza nei Centri di Cultura Popolare non rimase un episodio giovanile. Tarsitano continuò il suo percorso nella scuola, diventando direttore didattico e ispettore, mantenendo un legame forte con l’UNLA fino a ricoprire il ruolo di vicepresidente nazionale. Poi portò quella stessa visione nelle istituzioni, da consigliere regionale, occupandosi di diritto allo studio, uguaglianza sostanziale, tutela del patrimonio storico e ambientale della Calabria.

In lui scuola, politica, territorio e cultura restarono sempre parti di un unico impegno: mettere il sapere al servizio della crescita umana e della giustizia sociale.

“Diario di un maestro” non è dunque un libro nostalgico. È un testo che interroga il presente. Perché anche oggi, in forme diverse, il territorio si trova davanti alla stessa domanda: che cosa fa la cultura quando incontra la povertà, la marginalità, la fatica, lo sfruttamento, la dignità ferita delle persone?

La risposta di Tarsitano è nelle sue pagine: la cultura vera non consola soltanto, non descrive soltanto, non si limita ad assistere. La cultura educa, organizza, libera, rende le persone protagoniste della propria storia.

Per questo la presentazione di oggi a Rossano non è soltanto un appuntamento editoriale. È un ritorno alle radici di una Calabria che ha saputo combattere l’analfabetismo come battaglia di democrazia. Ed è, allo stesso tempo, un monito per il presente.

Perché ogni comunità che smette di credere nella scuola, nell’educazione e nella cultura come strumenti di emancipazione, prima o poi torna analfabeta. Anche quando sa leggere.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.