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L'acqua di San Giovanni, la notte magica che profuma di Calabria, erbe e rugiada

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CORIGLIANO-ROSSANO - Alle nostre latitudini jonicosibarite, come in tanta Calabria, c’è una tradizione che resiste al tempo, ai cellulari, alle notifiche, alle estati sempre più veloci e alla frenesia di tutti i giorni. È l’Acqua di San Giovanni, uno di quei riti semplici e bellissimi che sembrano usciti da un racconto delle nonne, ma che ogni anno tornano a girare sui balconi, nei giardini, sui davanzali e pure sui social.

Perché sì: l’Acqua di San Giovanni oggi è anche un piccolo fenomeno pop. La fotografano tutti, la preparano in tanti, la raccontano con storie Instagram piene di fiori, lavanda, rosmarino, petali colorati, menta, salvia, basilico e bacinelle lasciate fuori casa ad aspettare la rugiada. Ma dietro quella foto “bella da vedere” c’è molto di più. C’è un pezzo antico della nostra cultura popolare.

La tradizione vuole che la sera del 23 giugno si raccolgano fiori ed erbe aromatiche, possibilmente spontanee, e si mettano in acqua. Poi la bacinella si lascia all’aperto per tutta la notte. Non dentro casa, non nascosta, non chiusa. Deve stare fuori, sotto il cielo, perché secondo la credenza popolare la rugiada della notte di San Giovanni porta con sé energia, purificazione, fortuna e protezione.

Il mattino dopo, il 24 giugno, quell’acqua profumata si usa per lavarsi il viso e le mani. Un gesto semplice, quasi infantile, ma pieno di significato. È come dire: mi libero dalle cose pesanti, mi apro alla luce dell’estate, mi porto addosso il profumo della natura e della memoria.

Non è una ricetta medica, non è una pozione miracolosa, non è nemmeno magia da film. È semplicemente un modo in cui le comunità di una volta parlavano con la natura. Le erbe avevano un nome, un profumo, un uso, un significato. L’iperico era l’erba di San Giovanni. Il rosmarino sapeva di casa. La lavanda di pulito. La menta di freschezza. I petali di rosa di bellezza e buon auspicio. Ogni pianta portava dentro un piccolo messaggio.

E poi c’è il fascino del momento. La notte di San Giovanni arriva subito dopo il solstizio d’estate, quando le giornate sono lunghissime e la natura sembra nel suo punto più forte. Per questo, nella cultura popolare, quella notte è sempre stata considerata speciale: una notte di passaggio, di fuoco, acqua, erbe, desideri, protezione e rinnovamento.

Qui da noi, dove il sacro e il popolare hanno sempre camminato insieme, queste tradizioni non sono mai state soltanto folklore. Sono gesti domestici, familiari, femminili, tramandati spesso dalle nonne alle madri, dalle madri ai figli, dalle case antiche ai balconi moderni. Magari oggi non tutti conoscono il significato profondo del rito, ma molti continuano a prepararlo. E questo basta già a dire che la memoria, quando è vera, trova sempre il modo di sopravvivere.

C’è chi la prepara con attenzione quasi rituale. Chi mette dentro tutto quello che trova in giardino. Chi aggiunge i fiori più belli solo per farla venire bene in foto. Chi la fa per i bambini. Chi la fa perché “così faceva mia nonna”. Chi magari non ci crede fino in fondo, ma la prepara lo stesso, perché certe cose non hanno bisogno di essere spiegate troppo.

Ed è proprio qui la bellezza dell’Acqua di San Giovanni: non divide tra credenti e scettici, tra antichi e moderni, tra chi sa e chi non sa. Unisce. Rimette insieme persone, stagioni, case, odori, racconti. È un piccolo rito collettivo fatto in solitudine, ognuno sul proprio balcone, ma tutti dentro la stessa notte.

In Calabria esiste anche un’altra tradizione legata a San Giovanni: quella delle “cummari du mazzettu”, lo scambio di mazzetti di fiori ed erbe come segno di amicizia, pace, legame e buon augurio. Un gesto tenerissimo, quasi dimenticato, che racconta un mondo in cui anche un mazzetto raccolto nei campi poteva creare parentela simbolica, affetto, riconoscenza.

Forse è per questo che l’Acqua di San Giovanni continua a piacere. Perché in un tempo in cui tutto sembra complicato, tecnologico, rumoroso e distante, ci ricorda che per sentirsi parte di qualcosa basta poco: una bacinella, qualche fiore, un po’ d’acqua, il cielo sopra casa e la voglia di credere che il mattino possa portare qualcosa di buono.

E allora, anche quest’anno, chi ha lasciato fuori la propria acqua profumata non ha fatto soltanto un gesto “instagrammabile”. Ha riaperto la sua porta di casa. Ha fatto entrare un pezzo di Calabria antica, di tradizione, di memoria e di consapevolezza. Insomma, ha dato un volto nuovo a una tradizione vecchissima. Perché l’Acqua di San Giovanni, diciamocelo pure, non è solo acqua.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.