Sybaris e Rhegion: tra liberazioni e provvidenziali resurrezioni, all'orizzonte la Nuova Magna Grecia
La Calabria antica torna a interrogare il presente: tra evocazioni di Sybaris e Rhegion, si profila una rinascita possibile o solo immaginata? Una riflessione ironica e provocatoria sul ritorno della grecità
SIBARI - Sulle rive dove il mito si confonde con la storia e il passato non smette mai davvero di parlare, torna a insinuarsi una domanda antica quanto le poleis che abitarono queste terre: è possibile che ciò che fu grande possa ancora, in qualche forma, rinascere? Tra echi di austerità spartana e rigore pitagorico, tra rovine sommerse e memorie mai del tutto sopite, l’immaginazione si accende e si intreccia alla cronaca, suggerendo scenari che oscillano fra nostalgia, provocazione e desiderio di riscatto. È in questo spazio sospeso — dove la grecità coloniale sembra ancora trattenere il respiro — che si colloca la riflessione che segue, interrogando il presente con le categorie del mito e il passato con le inquietudini dell’oggi.
Se la spartanità e il pitagorismo di Crotone antica furono tra le principali cause del disfacimento della grecità coloniale, è tempo di domandarsi se siano finalmente arrivati i giorni che segneranno il principio di una nuova epoca. Se la fresca liberazione di Sybaris e la resurrezione di domani di Rhegion agitata da un palco profilano all'orizzonte una nuova epoca, una rinascita senza precedenti nella storia della Calabria. Il ritorno di un passato antico e grandioso è alle porte, almeno per le due potenti e gloriose colonie?
Quanto alla città-stato sorta 2700 anni fa tra le acque salate del Sacro Jonio e quelle dolci e limpide del Crati, annientata dopo settanta giorni di assedio dall'esercito di quella Crotone moralista e pitagorica e mai più risorta, anzi sin da allora consegnata all'oblio, di essa ritorneranno i fasti e l'alta cucina magari bagnata dal vino che dai vigneti delle colline circostanti arriverà direttamente nelle case? L'antica Legge sul Brevetto, con le opportune modifiche e integrazioni, accorderà il monopolio a chi saprà conciliare il piccante con lo zucchero filato? E i Serdaioi, che con i Sibariti antichi stipularono un trattato diplomatico di pace, con la liberazione di Sybaris dei giorni scorsi reclameranno la revisione di quell'accordo internazionale in senso atlantista?
Con riguardo alla città-stato al di qua dello Stretto, essa suggellerà un trattato internazionale con l'America trumpiana diretto ad affrancare lo Stretto dalle brame del mostro Scilla e dagli agguati tesi dalle Sirene alle navi militari, replicando il trattato diplomatico e militare sottoscritto 2500 anni fa con la potentissima Atene?
E magari a suggellare il ritorno della concordia occidentale, si permetterà ai Bronzi di Riace di attraversare l'Atlantico per ingentilire i costumi di quanti si raduneranno per celebrare i Mondiali di Calcio? Dopo il "gran rifiuto" per le Olimpiadi di Los Angeles 1984, sarà forse questa la mossa decisiva per il ripescaggio della Nazionale, orfana del suo Stratego di Schiavonea?
Gli scriventi si chiedono, infine, se avrà un sussulto di orgoglio la Statua di Atena Promachos, in prima linea per difendere la città di Reggio e un tempo rivolta verso il mare, da cui provenivano le insidie di nemici e invasori, oggi invece orientata verso la città (una scelta profetica?).
In attesa di trovare le risposte a questi interrogativi, mentre certi annunci ci raccontano di avvenute liberazioni e da qualche palco si gridano resurrezioni con l'intercessione celeste e si dispensano benedizioni ai Reggini e ai Calabresi di oggi, è lecito sospettare che Lisia, Erodoto, Ippodamo da Mileto, gli arconti di Rhegion, e con questi gli aristocratici illuminati di Lokroi Epizephirioi con Nosside e Zaleuco, si stiano rivoltando nelle loro tombe. Ed è altrettanto lecito sospettare che Pitagora continui a sghignazzare.
di Ettore Bruno, Alessandra Pasqua e Leonardo Spataro