12 ore fa:Altomonte, Barbieri unisce Roggiano e Pollino nel segno delle tradizioni
11 ore fa:Aggressione al Pronto Soccorso di Rossano, USB: «Non aspettiamo che accada qualcosa di più grave»
13 ore fa:Premio Arbëria alla I.A.S. Scura, Pomillo: «Da quasi un secolo l’Aquila d’Albania sulle strade della Calabria»
11 ore fa:Europei di Taekwondo, trionfo azzurro al PalaBrillia: Laura Martella regina con tre ori
10 ore fa:Tragedia sull’A2, la vittima è Marco Curia: la Procura di Lagonegro apre un fascicolo
12 ore fa:“Mare in Movimento”, Rapani a Sky Sport: «Si può vivere di turismo per diversi mesi»
13 ore fa:La Regione riapre la partita dei porti (turistici), il nord-est ne ha almeno due ai nastri di partenza
14 ore fa:Corigliano-Rossano, l’USIC Calabria saluta il colonnello Filippi e augura buon lavoro al nuovo Comandante Meleleo
13 ore fa:Non solo spettatori: 30 studenti del Palma Green dietro le quinte del Beach Pro Tour
10 ore fa:Carcere e reinserimento, dalla Regione 13 milioni per i progetti Ama De e Ama Es

Cariati, il Festival delle Culture unisce popoli e storie: «Mille voci, un solo cuore per la pace»

2 minuti di lettura

CARIATI - 

Voci diverse, lingue differenti, tradizioni lontane tra loro e un messaggio comune che attraversa confini, guerre e migrazioni: la pace. È questo il filo conduttore della terza edizione del Festival Internazionale delle Culture “Sguardo e Mondi”, che ha preso il via al Museo Civico del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni (MuMAM) di Cariati.

L'iniziativa, promossa per valorizzare l'incontro tra culture e favorire la conoscenza reciproca tra le comunità straniere presenti sul territorio, ha trasformato Palazzo Chiriàci in uno spazio di dialogo, condivisione e memoria.

Il tema scelto per l'edizione 2026, “Mille voci, un solo cuore, per la Pace”, ha trovato immediata eco nelle testimonianze delle delegazioni provenienti da Libano, Romania, Russia, Marocco, Bangladesh e Ucraina, protagoniste di una giornata fatta di racconti, musiche, danze, sapori e tradizioni.

Ad aprire l'incontro è stato un momento di raccoglimento e riflessione. La direttrice del museo e ideatrice del festival, Assunta Scorpiniti, ha voluto dedicare un pensiero ai migranti uccisi nei giorni scorsi ad Amendolara.

«Alle loro giovani esistenze barbaramente stroncate, alle famiglie e alle tante storie di speranza che si infrangono contro lo sfruttamento, le condizioni disumane e la negazione dei diritti umani», ha ricordato, richiamando il valore dell'accoglienza e della pace come principi fondanti dell'iniziativa.

Un messaggio ripreso anche dal sindaco di Cariati, Cataldo Minò, che ha salutato le comunità straniere presenti in città sottolineando il contributo sociale e culturale che queste realtà offrono quotidianamente alla vita della comunità locale.

La manifestazione ha coinvolto le associazioni e le organizzazioni impegnate nell'accoglienza e nell'integrazione dei migranti, dal Centro SAI del Comune di Cariati, gestito dalla cooperativa Agorà Kroton, al progetto Sarepta dedicato ai minori stranieri non accompagnati, fino alle associazioni delle comunità ucraine, romene, russe e marocchine presenti sul territorio.

Particolarmente intensa la testimonianza del gruppo libanese ospitato dal Centro SAI, che ha raccontato le difficoltà legate all'attuale instabilità del proprio Paese ma anche la ricchezza culturale di una terra segnata da conflitti e tensioni. Il racconto si è concluso con una coinvolgente esibizione della tradizionale danza Dabke.

Dalla Romania è arrivato invece il racconto di Rodica Giacco, presidente dell'associazione Ita.Co.Ro., che ha condiviso la propria esperienza di integrazione e il legame mantenuto con le radici culturali romene, accompagnata da giovani danzatrici in abito tradizionale.

Un momento particolarmente simbolico è stato quello dedicato alla cultura russa, presentata dalla presidente dell'associazione Italia-Russia Cultura e Lingua senza Frontiere, Olga Kisseleva, medico di base a Cariati, insieme a Maria Kravtsova, cittadina russa sposata con un cittadino ucraino. Una presenza che ha offerto un'immagine concreta della possibilità di dialogo e convivenza anche tra popoli oggi segnati dalla guerra.

Spazio poi ai giovani del progetto Sarepta, provenienti da diversi Paesi dell'Africa subsahariana e dall'Afghanistan, che hanno accolto il racconto delle tradizioni del Bangladesh attraverso canti, immagini e testimonianze.

A chiudere la prima giornata sono state le comunità marocchina e ucraina, che hanno condiviso alcuni dei momenti più significativi delle rispettive tradizioni culinarie. Dal rito del tè marocchino Atay Bi Naa Naa ai Varenyky, tipici della cucina ucraina, il cibo è diventato linguaggio universale di incontro e ospitalità.

Particolarmente suggestivo anche il momento dedicato agli inni nazionali, eseguiti e condivisi insieme a quello italiano, a testimonianza del legame tra le terre d'origine e la nuova comunità di appartenenza.

Il Festival proseguirà il prossimo 26 giugno con un appuntamento dedicato al tema delle migrazioni attraverso la presentazione del libro “L'avventura degli africani neri per l'Europa” di Mohammadou Saliou e del cortometraggio “Il filo invisibile” del mediatore culturale senegalese Ibrahima Diop.

Perché dietro ogni migrazione ci sono storie diverse. E conoscerle è spesso il primo passo per abbattere muri che nessuna frontiera dovrebbe costruire.

 

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.