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Erosione a Calopezzati, il PAUR torna alla conferenza di servizi. Giudiceandrea: «Tre anni azzerati dalla burocrazia regionale»

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CALOPEZZATI - Un’opera finanziata nel 2017, una progettazione esecutiva pronta dal 2023 e un procedimento autorizzativo che, dopo tre anni di attesa, dovrebbe ripartire dalla conferenza di servizi. È il nuovo capitolo del lungo dossier sull’erosione costiera di Calopezzati, sul quale il sindaco Antonello Edoardo Giudiceandrea torna ad attaccare la Regione Calabria.

Al centro della vicenda ci sono i pennelli frangiflutti destinati alla difesa del litorale comunale. Secondo quanto riferisce il primo cittadino, gli uffici regionali avrebbero comunicato la necessità di riavviare una parte dell’iter del PAUR, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale indispensabile per procedere alla gara.

«Una comunicazione amministrativa di poche righe riporta indietro di tre anni un’opera finanziata nel 2017 e riapre passaggi già celebrati, già istruiti e già pagati con tempo pubblico», denuncia Giudiceandrea.

Il finanziamento complessivo ammonta a quattro milioni di euro, suddiviso in due lotti e gestito direttamente dalla struttura commissariale regionale. Nel 2019 era stato nominato il responsabile unico del procedimento, mentre nel 2023 era stata completata la progettazione esecutiva, inizialmente articolata in dieci pennelli curvi, cinque per ciascun lotto.

Da quel momento, ricostruisce il sindaco, sarebbe rimasto da acquisire soltanto il PAUR, coordinato dal Dipartimento Ambiente della Regione Calabria. Nel gennaio 2025 il responsabile del procedimento aveva segnalato la necessità di chiarire l’interferenza di pochi metri quadrati di Posidonia oceanica con uno dei manufatti previsti.

Nel frattempo, però, l’aumento dei prezzi avrebbe costretto a ridimensionare l’intervento. Con uno stanziamento rimasto fermo ai valori del 2017, i pennelli sarebbero scesi da dieci a nove e avrebbero subito una riduzione delle dimensioni.

In Consiglio comunale era stata indicata la primavera del 2026 come possibile data di avvio dei lavori. «La primavera è arrivata puntualmente, gli escavatori no», osserva Giudiceandrea, che ora chiede alla Regione di chiarire perché il procedimento debba tornare indietro.

«Quali pareri sono decaduti, quando sono decaduti e per responsabilità di chi? Un procedimento non torna alla conferenza di servizi per una legge di natura. Ci torna quando qualcuno lascia scadere i termini, quando un’istruttoria resta ferma su una scrivania e quando i mesi passano senza che nessuno convochi nulla».

Il sindaco chiede che queste informazioni vengano fornite formalmente e che sia individuata l’eventuale responsabilità amministrativa per il periodo di inattività.

Nel suo intervento Giudiceandrea richiama anche la ricognizione effettuata sul litorale il 28 luglio insieme all’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale, sollecitata da una diffida presentata il 24 marzo da un gruppo di proprietari.

Alla visita avrebbe partecipato anche la responsabile del procedimento regionale relativo ai bracci a mare. Il sindaco, tuttavia, contesta sia i tempi sia il tratto di costa scelto per il sopralluogo.

«Per venire a guardare il mare a fine luglio l’agenda si libera in quattro mesi. Per chiudere un PAUR che aspettiamo dal 2023, invece, l’agenda risulta occupata da tre anni», afferma.

Giudiceandrea sostiene inoltre che la ricognizione si sia concentrata sul tratto compreso tra il campeggio Riva del Mare e piazzetta Labonia, lasciando fuori l’area che considera maggiormente compromessa dall’erosione.

«Il fronte dove il mare da almeno trent’anni sottrae decine di metri di arenile, ha distrutto i giardini delle abitazioni e ormai lambisce le case si trova altrove. Chi ha guidato la ricognizione ha portato i tecnici a fotografare una costa con problemi seri, ma lontana dalla ferita più profonda».

Il sindaco replica anche alle contestazioni sull’assenza dell’Amministrazione comunale dal sopralluogo. Le opere in mare, precisa, non rientrano nella competenza diretta di un Comune con poco più di mille abitanti: la stazione appaltante, il progetto, le autorizzazioni e la futura gara fanno capo alla Regione e alla struttura commissariale.

«Il Comune sollecita, protocolla, va a Catanzaro, telefona, porta la questione in Consiglio comunale e ne risponde pubblicamente. Chi diffida un ente che non possiede il potere di firmare l’atto necessario ottiene un ottimo comunicato e nessun pennello».

Giudiceandrea richiama infine il precedente di Pantano di Crosia, dove per arrivare all’apertura del cantiere sarebbero stati necessari quasi otto anni. A Calopezzati, osserva, ne sono trascorsi nove e il procedimento rischia ora di ripartire.

Da qui le richieste formali rivolte al presidente della Regione Roberto Occhiuto e all’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro: concludere il PAUR utilizzando l’istruttoria già svolta, rinnovando esclusivamente i pareri effettivamente scaduti; comunicare una data certa per la chiusura del procedimento e la pubblicazione del bando; consentire l’accesso agli atti sul periodo di inattività e convocare, entro settembre, un tavolo tecnico con Regione, Autorità di Bacino, Capitaneria di porto e Comune.

«Bisogna intervenire prima che arrivino le mareggiate invernali», conclude il sindaco. Perché, mentre gli atti amministrativi tornano al punto di partenza, il mare continua ad avanzare.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.