Castrovillari, al carcere “Rosetta Sisca” in scena “Polemos – Lessico di guerra”
Il 5 maggio il monologo di Giovanni Cukon per il progetto “Intralci di drammaturgia”: un racconto crudo e necessario nato da un percorso riabilitativo
CASTROVILLARI - Dopo il successo di Miseria e nobiltà, andato in scena il 25 e il 26 aprile con due serate sold out al Teatro Sybaris di Castrovillari, prosegue il percorso produttivo del progetto “Intralci di drammaturgia”, realizzato con il sostegno della Regione Calabria nell’ambito del Piano Azione Coesione (PAC).
Il prossimo appuntamento è in programma il 5 maggio 2026 presso la Casa Circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari, dove andrà in scena Polemos – Lessico di guerra, spettacolo teatrale scritto e interpretato da Giovanni Cukon.
Un monologo intenso e disturbante, nato da un’esperienza di vita vissuta, che rifiuta ogni forma di consolazione. Polemos attraversa i conflitti senza filtri né retorica, restituendone tutta la complessità. Dalla guerra nei Balcani degli anni Novanta fino agli scenari mediorientali, lo spettacolo segue il percorso di un uomo che da bambino subisce la guerra, da adulto la sceglie e infine ne porta il peso, in un confronto diretto con responsabilità, perdita e limite.
La drammaturgia, essenziale e incisiva, costruisce un’esperienza immersiva che non offre vie di fuga allo spettatore: la violenza non viene solo denunciata, ma esposta nella sua dimensione più cruda, mettendo al centro quella “volontà di potenza” e quel “terribile amore per la guerra” che attraversano ogni epoca.
Significativa la scelta del direttore Giuseppe Carrà e dell’area trattamentale della Casa Circondariale di ospitare lo spettacolo all’interno dell’istituto penitenziario. Polemos nasce infatti dal laboratorio teatrale condotto negli anni passati dall’associazione Aprustum proprio nel carcere di Castrovillari, dove alcuni detenuti hanno sviluppato una forte passione per il teatro.
Giovanni Cukon rappresenta un esempio concreto di percorso riabilitativo riuscito: dopo aver scontato la pena, ha continuato a lavorare nel teatro e dalla sua esperienza personale ha preso forma questo spettacolo. La messinscena del 5 maggio assume così un valore ancora più profondo, portando sul palco una riflessione diretta sui temi della responsabilità, delle scelte e delle conseguenze, vissuti quotidianamente all’interno del carcere.