Falsi d’autore, perquisizioni anche a Corigliano-Rossano: l’inchiesta partita da Cosenza
L’indagine dei Carabinieri TPC ha raggiunto oltre venti città: 41 decreti di perquisizione e sequestro, 10 persone indagate e 24 dipinti sequestrati su circa 69 opere sospette
CORIGLIANO-ROSSANO – Dalle gallerie private alle aste virtuali su internet, fino alle collezioni d'oltreconfine: il miraggio dei grandi maestri dell'Ottocento napoletano nascondeva, in realtà, un lucroso e sofisticato sistema di contraffazione. Una maxi operazione condotta dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC), sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso, ha squarciato il velo su un'organizzazione in grado di inondare il mercato d'arte di dipinti falsi attribuiti a celebri artisti come Vincenzo Irolli.
Tra i nodi nevralgici dell'inchiesta spicca in prima linea il territorio calabrese. È stato infatti il Nucleo TPC di Cosenza a dare il via alla complessa attività investigativa che ha poi fatto scattare perquisizioni a raffica in più di venti città italiane, concentrando l'attenzione in Calabria sui centri di Corigliano-Rossano e Reggio Calabria. Complessivamente sono stati notificati 41 decreti di perquisizione e sequestro a carico di altrettante persone, abitazioni ed esercizi commerciali dislocati anche in Campania, Puglia e Lombardia.
Il bilancio giudiziario vede 10 indagati a vario titolo con ben 25 capi di imputazione per associazione per delinquere, contraffazione di opere d'arte, ricettazione ed esportazione illecita di beni culturali. Il volume di affari sospetto ruotava attorno a circa 69 dipinti: al momento i militari dell'Arma sono riusciti a porre sotto sequestro 24 quadri e a tracciare 84 transazioni concluse sul web. Nove delle tele contraffatte avevano già varcato i confini nazionali, finendo nelle mani di ignari collezionisti in Francia, Regno Unito, Spagna, Austria, Portogallo, Belgio e Irlanda. Un colpo durissimo alla speculazione illegale nel mondo dell'arte che dimostra, ancora una volta, la centralità e la tenacia degli investigatori cosentini nel contrastare i reati contro il patrimonio culturale.