La collina cede sotto la pioggia: momenti di terrore a Crosia, 19 famiglie nel fango
Il costone sopra via San Francesco di Paola si stacca mentre piove a dirotto. Detriti e fango invadono scantinati e piani terra delle palazzine popolari. Il racconto di Antonio Russo: «Stiamo salvando quello che possiamo»
CROSIA - La pioggia cadeva fitta, di quelle che fanno rumore anche sui muri, quando la collina ha ceduto. Non con un boato improvviso, ma con il suono sordo e pesante della terra che scivola, lentamente prima, poi sempre più veloce, trascinando con sé fango, pietre, rami e radici.
È successo questa mattina a Crosia, alle porte del centro storico, in via San Francesco di Paola, a pochi passi dal santuario mariano della Madonna della Pietà, un luogo che per molti abitanti della zona è carico di memoria e devozione, noto per le apparizioni e i fenomeni mistici che alla fine degli anni Ottanta avevano attirato qui fedeli e curiosi da tutto il meridione.
Proprio sopra quella strada si alza una collina ripida, che da ore assorbiva acqua senza tregua. Poi, all’improvviso, la terra ha ceduto. Il costone si è staccato, scivolando verso valle e riversando una massa di fango e detriti contro le case popolari che sorgono ai piedi della collina. L’onda di terra ha invaso scantinati e piani terra, riempiendo corridoi, garage e cantine, spingendo l’acqua dentro gli ingressi e trasformando in pochi minuti gli spazi abitati da 19 famiglie in un labirinto di fango. Le immagini forniteci da Antonio Russo, residente della zona, sono impressionanti.
In quei momenti la paura ha camminato veloce quanto la pioggia.
«Stiamo salvando quello che possiamo»
Tra i residenti c’è Antonio Russo, uno degli abitanti della palazzina. Quando lo raggiungiamo telefonicamente è ancora con gli stivali nel fango, le mani sporche di terra e l’aria di chi sta cercando di rimettere insieme, pezzo dopo pezzo, quello che resta di una mattina che nessuno dimenticherà.
«Abbiamo sentito un rumore strano, come se la terra si muovesse», racconta mentre indica la collina alle spalle delle case. «Poi è arrivato il fango. Tutto insieme. In pochi secondi l’acqua ha riempito gli scantinati».
Russo, come molti altri residenti, è entrato subito nei locali invasi dall’acqua per salvare mobili, attrezzi, ricordi, documenti. «Stiamo cercando di mettere in salvo quello che possiamo. Il lavoro di una vita».
Intorno a lui c’è un viavaio continuo di vicini e parenti. Qualcuno porta secchi, qualcuno spalanca porte e finestre per far defluire l’acqua, qualcuno cerca di tirare fuori scatole e oggetti dalle cantine ormai piene di fango.
La collina ferita
Il punto da cui si è staccata la frana è ancora visibile. La collina appare tagliata di netto, come se qualcuno avesse inciso la terra con una lama. Da lì è scesa la massa di detriti che ha travolto la base del pendio.
Tutto attorno continua a cadere pioggia. Una pioggia insistente, che da due giorni bagna senza tregua la fascia ionica della provincia di Cosenza, già messa in ginocchio dall’esondazione del Trionto e dagli allagamenti che stanno colpendo diversi comuni tra Corigliano-Rossano, Crosia, Calopezzati, Pietrapaola e Mandatoriccio.
La frana di via San Francesco di Paola è solo uno dei tanti segnali di un territorio che oggi appare saturo d’acqua e fragile, dove bastano poche ore di precipitazioni intense per mettere in movimento la terra.
Un santuario e una collina che veglia sul paese
La scena ha qualcosa di simbolico. Poco più in alto, quasi a guardare la valle, c’è il santuario della Madonna della Pietà, luogo che negli anni ha custodito storie di fede, apparizioni e fenomeni mistici che alla fine degli anni Ottanta avevano fatto parlare tutta la Calabria.
Oggi, sotto quella stessa collina, la gente spala fango dalle porte di casa e prova a salvare ciò che resta.