Savino scuote Cassano dopo l’agguato: «La neutralità è complicità»
Il vescovo: «È l’ora del coraggio e della responsabilità». Nell’incontro pubblico dopo l’uccisione di Silvana Sibarelli, il sindaco Iacobini annuncia il Comitato provinciale per la sicurezza: si riunirà giovedì a Cosenza
CASSANO JONIO – «Questa è l’ora di reagire. Questa è l’ora del coraggio, della responsabilità, della corresponsabilità». Monsignor Francesco Savino parla alla comunità, in occasione dell'evento promosso dalla Diocesi insieme all'Amministrazione comunale e convocato nel teatro comunale nel centro storico cassanese al quale hanno preso parte tantissimi cittadini, dopo l’agguato di Lattughelle, costato la vita a Silvana Sibarelli e nel quale è rimasto gravemente ferito il marito Damiano Pepe. Le sue parole non cercano riparo: «È il momento in cui dobbiamo dire da che parte stiamo, perché ogni atteggiamento neutrale dice complicità».
Il vescovo richiama la sequenza di episodi che ha ferito il territorio. «La Chiesa è il popolo di Dio e, in quanto popolo, non può non lasciarsi interrogare; non può non essere preoccupata. Direi di più: amareggiata e triste per quello che si sta ripetendo nella Sibaritide. Qualche settimana fa a Lauropoli, qualche giorno fa a Lattughelle. E speriamo che si fermi qui questa barbarie; questo ritorno barbaro agli anni Ottanta e Novanta».
Poi l’appello a rompere la neutralità: «Dobbiamo dire da che parte stiamo, perché ogni atteggiamento neutrale dice complicità e contribuisce a chi si serve di questo territorio, invece di mettersi al servizio del territorio».
Savino richiama due passaggi del magistero della Chiesa. Il primo è il grido di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi, rivolto ai mafiosi: «Convertitevi!». «Un grido che ancora oggi dovrebbe graffiare la nostra coscienza», dice il vescovo. Il secondo è la visita di papa Francesco proprio nella Piana di Sibari, il 21 giugno 2014, dopo l'altro grande e vergognoso fatto di sangue in cui perse la vita il piccolo Cocò Campolongo di appena 3 anni, con la condanna dell’incompatibilità tra mafie e Vangelo.
Il presule contesta anche l’identificazione di Cassano con la criminalità. «Mi dà fastidio e accresce la mia amarezza vedere che si associ facilmente Cassano Jonio alla ’ndrangheta. C’è tanta gente vera, tanta gente onesta, che vive in maniera laboriosa la propria esistenza». Per questo, insiste, «non è l’ora né della rassegnazione né del silenzio. Abbiamo il dovere di testimoniarlo».
Dopo le parole del vescovo, anche il sindaco Gianpaolo Iacobini annuncia il passaggio istituzionale atteso: «Il Prefetto ha comunicato che giovedì sarà convocato a Cosenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che discuterà del caso Cassano». Un primo momento, spiega, «per fare il punto della situazione e capire in che modo reagire nell’immediato».
Per Iacobini, però, la risposta non può fermarsi all’ordine pubblico. «Una sfida importante dovrà essere vinta in sede giudiziaria, dove sarà necessario fare verità e luce su quanto accaduto, ma ancor più all’interno delle comunità di questo territorio».
Il sindaco non nasconde il problema: «La criminalità organizzata da queste parti esiste, si chiama ’ndrangheta ed è uno dei volti di questa terra». Ma ne indica anche un altro: «Le risorse umane e naturali di cui questo territorio dispone». È su questo fronte che Savino chiede di reagire: una comunità unita, capace di non lasciare alla violenza l’ultima parola.
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