Busitalia, la vertenza si allarga: «Tagli alle linee e nessun rilancio, serve un piano industriale»
Dopo il mancato accordo in Prefettura, Faisa Cisal torna all’attacco sul futuro degli ex Simet. Elda Renna chiede un incontro urgente e garanzie occupazionali: «Non bastano i servizi sostitutivi»
CORIGLIANO-ROSSANO – Prima il mancato accordo sui turni e sulle condizioni dei lavoratori, adesso la richiesta di chiarire quale futuro industriale Busitalia intenda costruire in Calabria. Prosegue e si allarga la vertenza degli ex Simet: la Faisa Cisal, con una nota firmata dalla Rsa Elda Renna, denuncia il ridimensionamento dei collegamenti storici e chiede un incontro urgente con azienda e istituzioni.
Il nuovo intervento si inserisce nel confronto rimasto aperto dopo la conciliazione in Prefettura di Cosenza. In quella fase il sindacato chiedeva una riorganizzazione temporanea di turnazioni e servizi, in attesa di definire un contratto di secondo livello che uniformasse le condizioni dei lavoratori calabresi a quelle applicate in altre realtà del gruppo. Particolare preoccupazione riguardava gli ex Simet con residenza lavorativa spostata a Crotone. Il tavolo si era chiuso senza accordo, lasciando aperto lo stato di agitazione.
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Ora Faisa Cisal porta la discussione oltre l’organizzazione del lavoro e contesta il bilancio della presenza di Busitalia, società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, sul territorio. «Le promesse iniziali di rilancio industriale, potenziamento dei servizi e incremento dell’occupazione sono state completamente disattese», sostiene il sindacato, richiamando la chiusura, il 31 maggio, di storici collegamenti a lunga percorrenza.
La contestazione riguarda il destino di un’attività che per decenni ha collegato la Calabria con il resto d’Italia e la Germania. Un patrimonio di servizi e professionalità sul quale, secondo la rappresentanza sindacale, non sarebbe stato costruito il rilancio atteso.
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«Zero investimenti sulla rete, nessuna campagna di marketing o promozione commerciale, né interventi per ottimizzare il servizio e intercettare la forte domanda di mobilità dei cittadini»: è l’accusa formulata nella nota. Il calo dell’utenza viene interpretato dalla Faisa Cisal come conseguenza di un disimpegno che avrebbe poi fornito la giustificazione per ulteriori tagli.
Al centro resta soprattutto la prospettiva occupazionale. Secondo il sindacato, mentre si riducono i servizi di linea strutturali, ai dipendenti vengono proposti quasi esclusivamente turni sui collegamenti sostitutivi dei treni. La nota li descrive come «commesse temporanee e a breve termine che non offrono alcuna prospettiva di stabilità alle famiglie e ai lavoratori coinvolti». Una situazione che, nella lettura sindacale, non consente di intravedere un progetto duraturo per il personale proveniente dal ramo Simet.
Faisa Cisal estende la propria critica anche alle scelte ferroviarie, citando il collegamento diretto Sibari–Bolzano nel quadro delle preoccupazioni per l’accessibilità della fascia jonica. Un richiamo che accompagna la richiesta di una strategia complessiva del Gruppo FS sulla mobilità calabrese. A Busitalia e Trenitalia il sindacato chiede un piano industriale trasparente, il chiarimento delle prospettive per la Calabria, lo stop ai tagli alla lunga percorrenza e un programma di promozione e valorizzazione dei servizi.
Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Regione Calabria viene invece chiesto di rendere conto dell’utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla mobilità, garantendo che sostengano il diritto agli spostamenti e la qualità dell’offerta. Sul lavoro, la richiesta è di «superare la logica dei soli servizi sostitutivi temporanei», assicurando garanzie occupazionali di lungo periodo a tutti i dipendenti dell’ex ramo Simet. «Non possiamo accettare che la Calabria continui a essere svuotata di servizi essenziali e che i lavoratori paghino il prezzo di una totale assenza di visione industriale», conclude la nota della Faisa Cisal firmata da Elda Renna.