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Caregiver, primo sì alla legge: la sfida è non lasciare sole le famiglie

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CORIGLIANO-ROSSANO – La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, le persone che assistono i propri cari con disabilità o non autosufficienti. Il provvedimento, votato il 14 ottobre, deve ora passare all’esame del Senato: un avanzamento atteso da anni, che riapre il confronto sull’adeguatezza delle risorse e sulla capacità delle nuove tutele di raggiungere le famiglie.

A Corigliano-Rossano il tema arriverà anche nell’aula del Consiglio comunale, convocato oggi, venerdì 16 ottobre, alle 17:30. Al nono punto dell’ordine del giorno figura la mozione della consigliera Daniela Romano, presentata il 29 giugno, sul riconoscimento dei caregiver. È stata inoltre annunciata la presenza di un gruppo di caregiver, che porterà all’attenzione delle istituzioni cittadine le esigenze di chi affronta quotidianamente il lavoro di cura.

Nel dibattito interviene Marinella Grillo, assessore alle Politiche sociali del Comune di Corigliano-Rossano, che riconosce il valore del percorso legislativo ma chiede di affrontarne apertamente limiti e necessità. «Il percorso legislativo avviato per il riconoscimento dei caregiver familiari rappresenta certamente un passo importante e testimonia la volontà di affrontare una questione sociale che per troppo tempo non ha ricevuto l’attenzione che merita. È giusto riconoscere l’impegno del Governo, del Parlamento, delle Commissioni e di quanti stanno lavorando per dare finalmente una cornice normativa a un’attività di cura che costituisce uno dei pilastri silenziosi del nostro sistema di welfare. Ma proprio perché riconosciamo la serietà dell’impegno, dobbiamo avere anche il coraggio di dire la verità: le buone intenzioni, da sole, non bastano. E le risorse previste, almeno allo stato attuale, non sembrano adeguate alla dimensione reale del fenomeno e ai bisogni delle famiglie».

Grillo parte dai numeri richiamati nella sua nota per spiegare le ragioni della preoccupazione. «Non è una questione di contrapposizione politica, ma di responsabilità istituzionale e di conoscenza della realtà. I numeri, del resto, impongono una riflessione seria. Secondo i dati ISTAT riferiti al 2019, sono oltre 7 milioni le persone che prestano assistenza almeno settimanale a un proprio familiare. Il più recente Rapporto CNEL, realizzato in collaborazione con il CENSIS e presentato nel marzo 2026, descrive una realtà che coinvolge quasi 8 milioni di persone impegnate nell’assistenza informale».

Lo stesso rapporto evidenzia che l’88,3% degli intervistati riconosce nel lavoro di cura una fonte di stress emotivo e psicologico e che l’83,6% segnala rilevanti difficoltà economiche. Sono dati che non possiamo ignorare. A fronte di questa dimensione, le risorse previste per il sostegno economico, pari a circa 257 milioni di euro, sollevano interrogativi sulla loro effettiva capacità di incidere sulle condizioni di vita dei caregiver.

«La relazione tecnica esaminata dalla Commissione Bilancio della Camera - incalza l'assessore comunale - individua una platea stimata di 62.333 potenziali beneficiari del contributo economico, sulla base di specifici requisiti relativi al carico assistenziale, alla convivenza e alla situazione economica. È evidente che non tutti gli otto milioni di caregiver si trovano nelle medesime condizioni e che gli interventi debbano essere differenziati. Ma proprio per questo occorre interrogarsi sull’adeguatezza dei criteri adottati e sulla capacità del provvedimento di raggiungere chi vive le situazioni di maggiore difficoltà».

Il nodo, per l’assessore, è la distanza tra riconoscimento formale e protezione effettiva, soprattutto quando l’assistenza comporta rinunce professionali e conseguenze che si protraggono negli anni. «Non basta riconoscere formalmente il ruolo del caregiver se poi non si riesce a garantire una protezione economica, lavorativa e previdenziale proporzionata al sacrificio che la cura comporta. Parliamo di persone che spesso rinunciano al lavoro, riducono la propria attività professionale, compromettono la propria autonomia economica e rischiano di ritrovarsi, dopo anni di assistenza, prive di adeguate garanzie previdenziali. Il lavoro di cura ha un valore sociale ed economico enorme. Un valore che non può continuare a rimanere invisibile e che deve trovare un riconoscimento concreto anche sul piano dei diritti».

C’è poi il versante dei servizi locali, sul quale Grillo richiama l’esperienza quotidiana delle amministrazioni e degli operatori. «Le reti territoriali sono il luogo nel quale le fragilità diventano volti, storie, richieste di aiuto. Sono il primo presidio di prossimità, ma troppo spesso sono anche il luogo nel quale si misura tutta la distanza tra i bisogni delle persone e le risorse realmente disponibili. I Comuni, i servizi sociali, gli Ambiti territoriali, i servizi sociosanitari, il Terzo settore e le associazioni svolgono quotidianamente un lavoro prezioso, cercando di costruire risposte e percorsi di accompagnamento per le persone più fragili e per le loro famiglie. Eppure queste reti devono fare i conti con una carenza sempre più evidente di risorse economiche, personale qualificato, figure professionali specialistiche e strumenti organizzativi adeguati. Gli assistenti sociali, gli operatori sociosanitari e tutti coloro che lavorano nei servizi territoriali si confrontano ogni giorno con situazioni di estrema complessità, spesso senza poter contare su un sistema di interventi sufficientemente strutturato».

E sarebbe proprio questa la condizione più difficile: «conoscere il bisogno, comprenderne fino in fondo la gravità e non avere sempre la possibilità concreta di offrire la risposta necessaria». Una difficoltà che, osserva l’assessore, coinvolge chi chiede aiuto e chi dovrebbe poterlo garantire. «È un senso di impotenza che appartiene alle famiglie, ma che finisce per coinvolgere anche chi, nelle istituzioni locali e nei servizi, è chiamato quotidianamente a farsene carico.

Non per mancanza di volontà, di competenza o di sensibilità, ma perché mancano risorse umane, finanziamenti stabili, servizi domiciliari sufficienti, interventi di sollievo e strumenti capaci di sostenere realmente il carico assistenziale. Non possiamo continuare a chiedere ai territori di essere il punto di riferimento di ogni fragilità senza rafforzarne concretamente la capacità di intervento.

Il rischio è quello di riconoscere nuovi diritti sulla carta, lasciando però alle famiglie e ai Comuni il peso di renderli effettivi con strumenti insufficienti». Da qui la richiesta di accompagnare la riforma con un potenziamento dei servizi e una conoscenza più precisa delle condizioni dei caregiver. «Una riforma che voglia davvero sostenere i caregiver non può prescindere dal potenziamento delle reti territoriali, dall’integrazione tra servizi sociali e sanitari, dall’assistenza domiciliare, dai servizi di sollievo e dal supporto psicologico».

«Occorre investire sulle professionalità, rafforzare gli organici, garantire continuità agli interventi e superare quella frammentazione che troppo spesso costringe le famiglie a orientarsi da sole tra procedure, competenze e servizi differenti. E occorre anche un quadro conoscitivo nazionale più completo e aggiornato. Le stime statistiche sono preziose, ma non sostituiscono una ricognizione puntuale dei caregiver familiari, delle diverse intensità del carico di cura, delle rinunce lavorative, delle condizioni economiche e previdenziali e dei bisogni assistenziali. Come possiamo programmare politiche realmente efficaci se non conosciamo in maniera sufficientemente dettagliata la platea delle persone da sostenere e le differenti condizioni in cui vivono?»

Grillo invita quindi a considerare le osservazioni delle associazioni come un contributo al lavoro parlamentare. «Le osservazioni avanzate dal Coordinamento Nazionale Caregiver Familiari Uniti e dalle associazioni di settore meritano ascolto e approfondimento. Non devono essere interpretate come un ostacolo al percorso legislativo, ma come un contributo per rendere la riforma più equa, efficace e vicina alla realtà. Non voglio disconoscere il lavoro che si sta facendo. Anzi, ritengo importante che finalmente si sia aperto un confronto concreto su una questione così delicata. Ma proprio perché il percorso è importante, sarebbe un errore accontentarsi di un risultato che rischia di non rispondere pienamente alle aspettative e ai bisogni di chi attende da anni. Il riconoscimento dei caregiver non può essere soltanto una dichiarazione di principio. Deve diventare un sistema di diritti effettivi, tutele economiche e previdenziali, servizi accessibili e responsabilità condivise tra Stato, Regioni e Comuni».

La richiesta è di sostenere insieme le famiglie e la rete chiamata ad accompagnarle, evitando che il riconoscimento lasci irrisolte le difficoltà quotidiane.

«Chi si prende cura di un familiare non chiede privilegi. Chiede di non essere lasciato solo, di non dover scegliere tra assistenza e lavoro, di non compromettere il proprio futuro e di poter contare su una rete di sostegno realmente funzionante. Allo stesso modo, chi opera nei territori non chiede di essere sollevato dalle proprie responsabilità, ma di essere messo nelle condizioni di esercitarle pienamente. Perché non può esserci una vera politica di tutela dei caregiver senza una politica altrettanto seria di rafforzamento dei servizi sociali e sociosanitari territoriali. L’auspicio è che il confronto parlamentare possa consentire di migliorare ulteriormente il provvedimento, rafforzando le risorse, ampliando le garanzie e riconoscendo in maniera più adeguata il valore economico, sociale e previdenziale del lavoro di cura. Il lavoro avviato merita rispetto. Ma il rispetto più grande lo dobbiamo alle famiglie che ogni giorno affrontano, spesso in silenzio, responsabilità enormi. Abbiamo il dovere di riconoscere ciò che si sta facendo, ma anche l’onestà di dire ciò che ancora manca. Perché una buona legge non è soltanto quella che riconosce un problema, ma quella che mette concretamente le persone e i territori nelle condizioni di affrontarlo. E su questo dobbiamo continuare a lavorare, con responsabilità, determinazione e soprattutto con il coraggio della verità».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.