Cozzo del Pesco, riconsegna vicina ma il WWF apre il caso: «E i castagni monumentali?»
Dopo mesi di lavori Calabria Verde si prepara a restituire l’area al Comune. Ma il WWF Calabria Citra chiede chiarezza: «Quali interventi sono previsti sui patriarchi?». Nel mirino radici esposte, carie e stabilità delle grandi branche
CORIGLIANO-ROSSANO – Il cantiere sta arrivando alla fine, i boschi stanno per tornare nella piena disponibilità del Comune e, dopo anni di attese e ritardi, l’Oasi dei Giganti di Cozzo del Pesco potrebbe finalmente avvicinarsi alla riapertura. Ma proprio adesso si apre una domanda che va al cuore dell’intervento: in quali condizioni verranno riconsegnati i castagni monumentali?
A sollevarla è il WWF Calabria Citra, che accoglie positivamente l’imminente conclusione delle operazioni di Calabria Verde ma chiede di sapere se nel programma siano effettivamente comprese le opere specialistiche necessarie, a suo giudizio, per tutelare la stabilità e la salute dei grandi patriarchi della Sila Greca.
Non una questione secondaria. Perché qui non parliamo semplicemente di riaprire sentieri o ripulire un bosco. Parliamo di un complesso naturalistico nel quale sono censiti 102 grandi castagni, che la stessa documentazione regionale descrive come esemplari di età stimata tra 750 e 800 anni. Il Programma forestale regionale indica il sito come un caso raro nel patrimonio castanicolo italiano per la concentrazione di alberi monumentali.
Il cantiere che doveva curare l’Oasi
La vicenda parte da lontano. Già nel 2023 Calabria Verde aveva presentato alla Regione un progetto denominato proprio Risanamento Castagneto Cozzo del Pesco, sottoposto a screening di incidenza ambientale. Nei documenti vengono indicati interventi nell’area di circa sette ettari e viene certificata la straordinarietà del popolamento monumentale.
A marzo scorso avevamo raccontato l’avvio della nuova fase di riqualificazione, finanziata attraverso due linee d’intervento, con lavori destinati alla conservazione dei castagni più antichi, alla pulizia della vegetazione, alla sicurezza dei sentieri e alla riqualificazione dell’Oasi.
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Successivamente è stata affidata anche la vendita del materiale legnoso derivante dall’utilizzazione forestale delle douglasie e dei pini presenti all’interno dell’Oasi, con l’aggiudicazione formalizzata da Calabria Verde nel gennaio 2026.
Insomma, il senso dell’operazione era chiaro: eliminare progressivamente quelle specie che nel tempo avevano alterato l’equilibrio del vecchio castagneto e recuperare sicurezza e fruibilità.
Il WWF: «Bene la restituzione. Ma i patriarchi come stanno?»
Adesso, però, il WWF pone il problema della fase successiva. «Da un lato accogliamo con favore la fine di una lunga attesa dovuta ai ritardi accumulati, dall’altro non possiamo accettare che la riconsegna diventi un espediente per ignorare la salute dei castagni».
Gli ambientalisti domandano innanzitutto a Calabria Verde quale sia lo stato reale del cantiere al 19 settembre, chiedendo una relazione sugli interventi effettuati dall’apertura dei lavori, in particolare sulla rimozione del seccume e delle specie considerate estranee al castagneto storico. Ma il punto più delicato riguarda ciò che, secondo il WWF, dovrebbe ancora essere fatto.
L’associazione riferisce di aver rilevato nei grandi castagni tre ordini di criticità: stress fisiologico, fragilità biomeccaniche e apparati radicali esposti. Sono valutazioni tecniche avanzate dal WWF, sulle quali sarà adesso importante conoscere anche il quadro aggiornato dei tecnici responsabili del progetto.
Radici scoperte e grandi branche: l’allarme degli ambientalisti
Secondo la sezione Calabria Citra, alcuni esemplari presenterebbero uno stato di stress vegetativo aggravato dalle lunghe fasi siccitose. Il secondo problema indicato riguarda la struttura dei patriarchi. Il WWF parla di «gravi carie interne ai tronchi e branche principali sbilanciate» e ritiene necessari interventi calibrati di alleggerimento effettuati con tecniche di tree climbing, per ridurre le sollecitazioni generate dal vento e dal peso della neve.
C’è poi la questione del terreno.
Sempre secondo l’associazione ambientalista, in alcuni punti l’erosione avrebbe lasciato apparati radicali scoperti, aumentando la vulnerabilità delle piante. Da qui la richiesta di valutare opere di ingegneria naturalistica, come bio-stuoie e piccoli sistemi di contenimento del terreno.
Non è la prima volta che queste perplessità vengono sollevate. Già a maggio, mentre partivano i lavori, Flaviano Lavia del WWF aveva spiegato al nostro giornale che avrebbe preferito lavorazioni più graduali e meno invasive, con tagli in tree climbing e tecniche capaci di limitare al massimo l’impatto all’interno dell’Oasi.
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Il punto da chiarire: cosa prevedeva davvero il progetto sui grandi castagni?
Ed è probabilmente qui che la questione diventa più interessante. Perché formalmente il progetto di Calabria Verde nasce come risanamento del castagneto e gli interventi annunciati nei mesi scorsi comprendevano anche azioni di conservazione.
Il WWF oggi chiede però di conoscere nel dettaglio quali opere specialistiche siano state già eseguite sui castagni monumentali e quali siano ancora programmate.
«Com’è possibile – domanda l’associazione – che l’accordo di riconsegna e il piano dei lavori non abbiano previsto gli interventi specialistici urgenti e indispensabili per la messa in sicurezza dei castagni monumentali, oppure questi accordi ci sono ma non ne siamo a conoscenza?». È una distinzione importante.
Perché allo stato attuale non abbiamo elementi per affermare che tali interventi siano stati definitivamente esclusi. È proprio questo uno dei chiarimenti che il WWF chiede pubblicamente a Calabria Verde.
E quando riaprirà davvero l’Oasi?
L’altro interrogativo riguarda la fruibilità. Il WWF domanda un cronoprogramma definitivo dell’apertura al pubblico, proprio perché la tabella di marcia del cantiere ha già subito diversi slittamenti.
La riapertura del sito non riguarda soltanto la fruizione turistica. Cozzo del Pesco è oggi parte integrante del Parco naturale regionale della Valle del Coriglianeto, istituito con legge regionale nel 2024, che comprende espressamente anche l’area dei Giganti.
E arriva, peraltro, in un momento particolare. Pochi giorni fa il Comune di Corigliano-Rossano ha infatti avviato una nuova strategia per riprendere progressivamente la gestione di circa 4mila ettari di patrimonio forestale comunale, dopo una vicenda amministrativa iniziata addirittura negli anni Cinquanta. Proprio il completamento delle operazioni a Cozzo del Pesco è uno dei tasselli di questo ritorno dei boschi nella disponibilità dell’Ente.
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Riconsegnare non può significare soltanto chiudere un cantiere
Ed è questo, in fondo, il nodo. Dopo anni nei quali Cozzo del Pesco è diventato quasi il simbolo della montagna dimenticata, vedere terminare il cantiere è certamente un avanzamento. Ma per un’oasi costruita attorno a organismi viventi di otto secoli non basta sapere che sono stati liberati i sentieri o rimossi pini e douglasie.
Bisogna sapere come stanno gli alberi. «Parliamo di esseri viventi unici, simboli della nostra identità territoriale – sottolinea il WWF –. La nostra non è una polemica preconcetta, ma una richiesta di responsabilità». L’associazione offre anche la propria collaborazione scientifica a Calabria Verde per l’analisi dei dati forestali, chiedendo però «un riscontro pubblico immediato».