Agrumeti della Sibaritide, l’acqua torna dopo la denuncia. Ma arriva con un terzo della pressione
Dopo l’articolo dell’Eco dello Jonio il Consorzio ha ripreso l’erogazione, ma secondo gli agricoltori la pressione sarebbe scesa dalle ordinarie tre atmosfere a una sola. E intanto le bollette continuano ad arrivare
CORIGLIANO-ROSSANO – Dopo la denuncia pubblicata sulle pagine dell’Eco dello Jonio (leggi qui), l’acqua è tornata nelle condotte consortili. Ma per gli agricoltori rossanesi la risposta è ancora largamente insufficiente: quella che dovrebbe essere una normale erogazione irrigua arriverebbe oggi con una pressione di appena un’atmosfera, contro le circa tre atmosfere considerate necessarie per alimentare correttamente gli impianti.
I rubinetti, dunque, sono stati riaperti. Ma si tratta ci acqua timida. Il flusso, infatti, non avrebbe la forza sufficiente per raggiungere in modo efficace gli agrumeti, soprattutto quelli più estesi, collocati alle quote più alte o serviti da reti già segnate da perdite e problemi strutturali.
È la nuova denuncia che arriva dagli imprenditori agricoli e dai fruitori del servizio idrico del Consorzio di Bonifica. Gli stessi che, nei giorni scorsi, avevano raccontato turni irrigui ridotti a un solo giorno ogni quindici, piante in sofferenza, frutti caduti e produzioni ormai compromesse.
L’acqua c’è, ma non basta a irrigare
La ripresa dell’erogazione rappresenta un primo segnale, arrivato subito dopo che il caso era diventato pubblico. Tuttavia, secondo quanto riferito dagli agricoltori, una pressione così bassa rende estremamente difficile utilizzare gli impianti di irrigazione.
Non basta, infatti, che l’acqua entri nelle condotte. Deve arrivare con portata e pressione adeguate per alimentare pompe, ali gocciolanti e sistemi distribuiti su appezzamenti che possono estendersi per diversi ettari.
Con un’atmosfera, denunciano gli utenti, l’erogazione rischia di trasformarsi in una risposta soltanto formale: il servizio risulta tecnicamente attivo, ma nella pratica non consente di soddisfare il fabbisogno delle colture.
Ed è proprio questo il punto sul quale gli agricoltori chiedono ora spiegazioni al commissario straordinario del Consorzio unico di bonifica, Giacomo Giovinazzo.
«Le bollette arrivano puntuali, il servizio no»
La contestazione non riguarda soltanto l’emergenza idrica. Riguarda soprattutto la distanza, ormai diventata insostenibile, tra quanto viene richiesto agli utenti e quanto viene effettivamente garantito.
«L’unica vera efficienza che registriamo a Rossano è la puntualità con cui il Consorzio recapita le bollette», affermano gli agricoltori. Una denuncia dura, che mette direttamente in relazione i tributi consortili con un servizio giudicato quasi inesistente.
Da qui l'interrogativo: come si possono pretendere pagamenti pieni quando l’acqua viene erogata per pochi giorni al mese e, anche quando arriva, non dispone della pressione necessaria?
Il malcontento nasce dalla sensazione di pagare per una prestazione che, nei momenti decisivi della stagione agricola, non riesce a garantire neppure il minimo indispensabile.
La siccità non può spiegare tutto
Gli agricoltori non negano la gravità della siccità né le difficoltà provocate dalle temperature elevate. Contestano però che l’emergenza climatica venga utilizzata come una risposta capace di giustificare qualsiasi disservizio. Nel mirino finiscono le condizioni della rete, le perdite, la manutenzione ritenuta insufficiente e l’assenza di una programmazione invernale capace di preparare il sistema ai mesi di maggiore richiesta.
«La siccità colpisce tutti – sostengono – ma le reti colabrodo, la mancata manutenzione e una turnazione di un giorno ogni quindici dipendono dalle scelte di chi amministra».
Sono accuse che ora richiedono una risposta tecnica e puntuale. Non bastano comunicazioni generiche sull’emergenza: occorre chiarire quanta acqua sia realmente disponibile, con quale pressione venga immessa nella rete, quante perdite siano state rilevate e quali interventi siano stati programmati per la Sibaritide.
Chi paga i danni agli agrumeti?
Il danno, intanto, non è più soltanto temuto. Negli agrumeti della Piana di Sibari sono già visibili i segni dello stress idrico: cascola dei frutti, crescita rallentata, peggioramento della qualità e rischio di conseguenze anche sulle prossime annate produttive. Per molte aziende non è in gioco soltanto il raccolto di quest’anno, ma la sopravvivenza economica di attività costruite in decenni di lavoro.
Gli agricoltori chiedono quindi al Consorzio di assumere provvedimenti immediati: sospensione o riduzione dei ruoli di pagamento, un piano straordinario di approvvigionamento e, laddove necessario, l’impiego di autobotti per salvare almeno le colture più esposte.
Non è pensabile, sostengono, continuare a far gravare interamente sugli utenti il costo di un servizio che non riesce a garantire l’acqua nei tempi e nelle condizioni indispensabili.