Corigliano-Rossano, agrumeti al collasso: «Acqua soltanto ogni quindici giorni»
Dal comparto agricolo arriva una richiesta urgente al Consorzio di Bonifica e alla Regione: frutti già caduti, crescita bloccata e rischio di danni destinati a pesare anche sulle prossime stagioni
CORIGLIANO-ROSSANO – Quindici giorni tra un turno irriguo e quello successivo, mentre il caldo prosciuga il terreno e gli agrumi iniziano a cadere prima ancora di raggiungere la maturazione. Dalle campagne di Rossano arriva un allarme che non riguarda più soltanto il raccolto di quest’anno: senza acqua, sostengono gli agricoltori, rischia di essere compromessa anche la capacità produttiva futura degli impianti.
Al centro della denuncia c’è la gestione dell’irrigazione da parte del Consorzio di Bonifica, che in piena estate starebbe assicurando l’erogazione dell’acqua una sola volta ogni quindici giorni. Una frequenza considerata del tutto insufficiente per mantenere in vita gli agrumeti durante periodi caratterizzati da temperature stabilmente elevate.
Non si tratterebbe più, quindi, di una semplice difficoltà stagionale. La situazione descritta nelle aziende agricole rossanesi assume i contorni di una vera emergenza produttiva, con conseguenze già visibili sulle piante e sui frutti.
Frutti a terra e crescita bloccata
La mancanza di un’irrigazione regolare starebbe provocando la caduta anticipata dei frutticini. Le piante, sottoposte a un forte stress idrico, tendono infatti a liberarsi di parte del raccolto per tentare di sopravvivere.
Anche gli agrumi rimasti sugli alberi rischiano di non raggiungere le dimensioni richieste dal mercato. Le pezzature risultano bloccate e il prodotto potrebbe diventare difficilmente commercializzabile, compromettendo ulteriormente una stagione già segnata dall’aumento dei costi di produzione.
Ma il danno più grave potrebbe essere quello meno immediatamente visibile. La prolungata carenza d’acqua può indebolire il sistema radicale e compromettere la salute complessiva delle piante, producendo effetti non soltanto sul raccolto in corso, ma anche sulle annate successive.
La denuncia proveniente dal comparto agricolo non nega l’esistenza della siccità che sta colpendo il Mezzogiorno. Contesta, però, che l’emergenza climatica possa trasformarsi in un alibi per coprire problemi strutturali accumulati nel tempo.
Nel mirino finiscono lo stato delle reti irrigue, le perdite lungo le condotte, le infrastrutture considerate ormai inadeguate e la mancanza di una programmazione capace di distribuire la risorsa secondo le reali esigenze delle colture.
«Paghiamo ma il servizio non arriva»
Gli agricoltori ricordano di versare regolarmente i tributi consortili e chiedono che a quei pagamenti corrisponda un servizio adeguato. Il punto non riguarda soltanto la quantità complessiva di acqua disponibile, ma anche la capacità di gestire turnazioni compatibili con la sopravvivenza delle produzioni.
Irrigare un agrumeto una volta ogni due settimane durante la fase più calda dell’estate, sostengono i produttori, significa lasciare che le piante affrontino lunghi periodi di sofferenza senza alcuna possibilità di recupero.
Da qui la richiesta di un intervento immediato rivolto sia al Consorzio di Bonifica sia alla Regione Calabria. Gli agricoltori chiedono una rimodulazione urgente dei turni, verifiche sulle perdite della rete e soluzioni straordinarie per evitare che i danni diventino definitivamente irreversibili.
La crisi non riguarda soltanto i proprietari degli agrumeti. L’agrumicoltura rappresenta una delle componenti storiche dell’economia rossanese e alimenta un indotto formato da braccianti, imprese di trasporto, magazzini, commercianti, operatori della logistica e aziende di trasformazione.
Quando diminuisce il prodotto raccolto, l’effetto si trasferisce lungo tutta la filiera: si riducono le giornate di lavoro, calano i volumi movimentati e vengono meno risorse che normalmente restano sul territorio.
Il rischio è che l’emergenza idrica acceleri una crisi già alimentata dall’aumento dei costi, dalla concorrenza estera e dalle difficoltà di remunerazione del prodotto. Un settore strategico potrebbe così trovarsi a perdere non soltanto reddito, ma anche aziende e superfici coltivate.
La richiesta che arriva dalle campagne è quindi netta: intervenire adesso, senza attendere il prossimo turno irriguo. Perché, avvertono gli agricoltori, tra altri quindici giorni negli agrumeti di Rossano potrebbe non esserci più nulla da salvare.