Una forza da seimila litri in 12 secondi: ecco tutto quello che c'è da sapere sui Canadair
Sono soltanto 18, hanno mediamente circa trent’anni e nelle giornate peggiori devono rincorrere incendi accesi contemporaneamente in mezza Italia. Viaggio dentro la flotta dei “pompieri volanti”, tra manovre estreme, piloti civili e basi strategiche
CORIGLIANO-ROSSANO - Li vediamo arrivare quando il cielo è già diventato nero. Spuntano dal fumo, scendono quasi a sfiorare gli alberi e liberano sulle fiamme una gigantesca cascata bianca. Per qualche secondo sembra che un intero pezzo di mare sia stato sollevato e scaraventato sulla montagna.
Sono i Canadair, gli aerei più riconoscibili e spettacolari dell’antincendio italiano. Ma dietro quelle immagini diventate ormai familiari durante ogni estate di fuoco c’è un sistema molto più complesso di quanto si possa immaginare.
La prima sorpresa è nei numeri: l’Italia possiede 18 Canadair CL-415, la flotta più numerosa al mondo di questo modello gestita da un unico operatore. Gli aeromobili appartengono al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, mentre gestione, manutenzione ed equipaggi sono affidati alla società Avincis.
Diciotto aerei per proteggere un Paese lungo oltre 1.300 chilometri, con migliaia di ettari di boschi, territori montuosi, isole e incendi che nelle giornate più critiche possono esplodere nello stesso momento dalla Sicilia alla Liguria.
Ed è qui che il mito del Canadair incontra la dura realtà.
Beve il mare senza fermarsi
Il Canadair è un aereo anfibio: può decollare da una pista, ma anche posarsi sull’acqua. Durante il rifornimento non si ferma. Sfiora la superficie a velocità sostenuta, abbassa due sonde collocate sotto la fusoliera e riempie i serbatoi mentre continua a muoversi.
Per completare il carico bastano all’incirca 12 secondi.
La capacità massima dichiarata del CL-415 è di 6.137 litri, oltre sei tonnellate d’acqua trasportate dentro la pancia dell’aereo. Il velivolo può raggiungere una velocità massima di circa 376 chilometri orari e ha un’autonomia teorica superiore ai 2.400 chilometri.
In pratica, però, ciò che conta davvero non è quanto lontano possa volare, ma quanto sia vicino al fuoco uno specchio d’acqua utilizzabile.
Quando mare, lago o invaso si trovano a poca distanza dall’incendio, il Canadair può ripetere più volte lo stesso circuito: discesa, carico, risalita, lancio e nuovo rifornimento.
È una sorta di giostra aerea, soltanto che si svolge tra fumo, vento, montagne e lingue di fuoco.
Non spegne l'incendio da solo
Nell’immaginario collettivo il Canadair arriva, lancia l’acqua e spegne tutto. La realtà è diversa.
Il bombardamento d’acqua serve soprattutto a ridurre la violenza delle fiamme, rallentare l’avanzata del fronte e creare le condizioni affinché le squadre a terra possano intervenire. Sono poi vigili del fuoco, operatori forestali e volontari a dover raggiungere il terreno, scavare, raffreddare ceppi e radici e bonificare l’area.
Senza la bonifica, il fuoco può ripartire anche dopo ore.
Il Canadair, dunque, non è una bacchetta magica. È uno strumento potentissimo inserito in una catena operativa che deve funzionare contemporaneamente in cielo e sulla terra.
Non basta chiamare il 115 per farlo arrivare
Un’altra convinzione diffusa è che, appena viene segnalato un incendio, qualcuno possa semplicemente “mandare il Canadair”.
Non funziona così.
Le richieste di intervento aereo partono dalle strutture regionali quando squadre ed elicotteri disponibili sul territorio non sono sufficienti. Arrivano quindi al COAU, il Centro operativo aereo unificato della Protezione civile, attivo 24 ore su 24 e incaricato di coordinare i mezzi della flotta statale.
Il COAU deve stabilire delle priorità. Valuta la presenza di abitazioni e persone in pericolo, la forza del vento, la vastità dell’incendio, le caratteristiche del territorio e la disponibilità degli aeromobili.
Può accadere, quindi, che più regioni chiedano contemporaneamente lo stesso mezzo.
Nell’agosto 2025, in una sola giornata, furono presentate 20 richieste di intervento aereo.
È il momento in cui quei 18 aerei, sulla carta numerosi, iniziano improvvisamente a sembrare pochissimi.
Roma, Genova e Lamezia: le tre sentinelle
Le tre basi permanenti della flotta sono Roma-Ciampino, Genova e Lamezia Terme. Durante la stagione estiva vengono attivate o utilizzate anche altre basi strategiche, tra cui Olbia, Trapani e Napoli.
Roma rappresenta il principale snodo logistico e operativo. Genova presidia il Nord-Ovest. Lamezia Terme è invece una delle basi più importanti per il Mezzogiorno e per le regioni maggiormente esposte agli incendi estivi, Calabria compresa.
La distribuzione degli aerei non è però immutabile. I Canadair vengono spostati in base alle previsioni meteorologiche, alla pericolosità dei territori e alle emergenze in corso.
In altre parole, non esiste un numero di velivoli garantito permanentemente a ogni regione.
I piloti non sono vigili del fuoco
Gli aerei appartengono ai Vigili del Fuoco, ma ai comandi siedono piloti civili professionisti.
Gli equipaggi sono messi a disposizione da Avincis e ogni velivolo vola normalmente con un comandante e un copilota. Si tratta di personale addestrato a operare a bassa quota, in condizioni spesso proibitive e con margini di errore ridottissimi.
La società impiega nella gestione italiana circa 250 persone, tra cui oltre 200 piloti e tecnici specializzati. Non esiste, però, un elenco pubblico completo con tutti i nomi degli aviatori impegnati sulla flotta.
La manovra più delicata non è soltanto il lancio. Anche la raccolta dell’acqua può diventare estremamente rischiosa: occorre valutare onde, imbarcazioni, scogli, ostacoli, vento e spazio sufficiente per tornare a prendere quota.
Quando il Canadair non può volare
Esistono condizioni nelle quali nemmeno il più famoso degli aerei antincendio può intervenire.
Il fumo troppo denso può impedire al pilota di vedere il terreno. Il vento può rendere il lancio impreciso o pericoloso. Le forti turbolenze generate dal calore possono destabilizzare il velivolo. Elettrodotti, montagne e vallate strette complicano ulteriormente l’avvicinamento.
Anche l’oscurità rappresenta un limite decisivo: le normali operazioni antincendio vengono svolte a vista e richiedono condizioni di sicurezza adeguate.
Ecco perché, quando un incendio scoppia nel tardo pomeriggio, la corsa contro il tempo diventa ancora più drammatica.
Centoventidue lanci in una sola missione
I Canadair italiani non intervengono soltanto nel nostro Paese.
Attraverso il Meccanismo europeo di protezione civile possono essere inviati all’estero per sostenere altri Stati colpiti da grandi incendi. Nel 2023 due aerei italiani impegnati in Grecia effettuarono complessivamente 122 lanci in 34 ore di volo. Nell’agosto 2024, sempre in Grecia, due velivoli completarono 52 lanci in 13 ore.
Nel settembre 2024 i Canadair CAN 27 e CAN 31 decollarono da Ciampino diretti in Portogallo. Nel maggio 2025 altri due velivoli della flotta italiana furono mobilitati per raggiungere Israele entro 24 ore.
Quando un Canadair italiano parte per l’estero, però, significa anche che per alcuni giorni quella risorsa non è disponibile sul territorio nazionale.
Una flotta grande, ma non giovane
C’è infine il tema dell’età.
La flotta italiana è considerata la più importante al mondo per numero di CL-415, ma molti velivoli sono entrati in servizio tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila. Un rapporto pubblicato da Avincis nel 2026 indica per una parte dei Canadair europei impiegati nel 2025 un’età media vicina ai trent’anni.
Non significa che gli aerei siano automaticamente insicuri: vengono sottoposti a manutenzioni, ispezioni e revisioni continue. Significa però che mantenere operativa una flotta così specializzata diventa sempre più complesso e costoso.
Il Canadair resta una macchina straordinaria. Può bere il mare in dodici secondi, trasportare sei tonnellate d’acqua e infilarsi tra montagne e colonne di fumo.
Ma non è invincibile.
Dietro ogni lancio ci sono piloti che rischiano, tecnici che lavorano, sale operative che decidono e squadre a terra che aspettano il momento giusto per entrare.
E dietro ogni incendio resta soprattutto una verità che nessun rombo nel cielo dovrebbe farci dimenticare: il Canadair può rallentare il fuoco. Evitare che quel fuoco venga acceso rimane infinitamente più efficace.