Tarsia, la zia del piccolo Alan Kurdi nel cantiere del Cimitero dei Migranti: «Un messaggio al mondo»
Tima Kurdi, arrivata dal Canada, ha visitato l’opera umanitaria che sarà intitolata al nipote morto nel naufragio del 2015. Corbelli: «Evento storico e simbolico»
TARSIA - C’è una fotografia che pesa più di molte parole. Una donna arrivata dal Canada, una collina di Tarsia, un cantiere ancora aperto e un nome che da undici anni continua a interrogare il mondo: Alan Kurdi.
Ieri, a Tarsia, Tima Kurdi, zia paterna del bambino siriano morto in un naufragio nel settembre del 2015 insieme al fratellino Galip e alla mamma Rehana, ha visitato il costruendo Cimitero internazionale dei Migranti, l’opera umanitaria che sarà intitolata proprio al piccolo Alan.
A darne notizia è Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili e promotore dell’iniziativa, che parla di una visita «importante, storica», dal valore simbolico e umanitario straordinario.
Alan Kurdi aveva appena tre anni quando il suo corpo fu ritrovato su una spiaggia turca, dopo il naufragio dell’imbarcazione con cui la famiglia tentava di raggiungere l’Europa. Quella immagine fece il giro del mondo e trasformò il bambino siriano, suo malgrado, nel volto più doloroso della tragedia migratoria nel Mediterraneo.
La zia Tima vive in Canada. Proprio lì avrebbero dovuto raggiungerla i due nipotini e la loro madre. Il padre dei bambini, unico sopravvissuto alla tragedia in mare, è rimasto e vive in Iraq.
Secondo quanto riferito da Corbelli, la signora Kurdi aveva manifestato già lo scorso anno il desiderio di venire in Calabria per vedere da vicino il cantiere del Cimitero internazionale dei Migranti “Alan Kurdi”. Una visita privata, ma dal significato pubblico enorme.
Ad accoglierla c’erano Corbelli, il sindaco di Tarsia Roberto Ameruso e i progettisti dell’opera, l’architetto Ferdinando Miglietta e l’ingegnere Donato D’Anzi. Presente anche il Tg Rai Calabria, che ha documentato l’evento.
Tima Kurdi ha ringraziato Corbelli e quanti stanno lavorando alla realizzazione dell’opera. Si è detta commossa e contenta che il Cimitero internazionale dei Migranti porterà per sempre il nome del suo nipotino Alan, un ricordo doloroso e indelebile, ma capace – nelle sue intenzioni – di continuare a parlare alle coscienze.
Il messaggio è chiaro: quella morte non può restare soltanto una immagine del passato. Deve servire a ricordare la tragedia dei naufragi, le vittime innocenti, le donne e i bambini che continuano a morire fuggendo da guerre, persecuzioni, miseria e malattie.
La signora Tima, fa sapere Corbelli, ha promesso che tornerà a Tarsia insieme al fratello, papà del piccolo Alan, nel giorno dell’inaugurazione del grande Memoriale delle vittime dei naufragi nel Mediterraneo.
Il sindaco Ameruso ha ringraziato la zia del bambino siriano per la visita, ricordando il valore simbolico dell’opera e il ruolo di Tarsia come terra di accoglienza e solidarietà. Un’identità che il Cimitero dei Migranti, in corso di realizzazione, intende raccogliere e proiettare in una dimensione internazionale.
L’opera nasce per dare dignità a chi muore nei naufragi e spesso viene sepolto senza nome, con un numero, in piccoli cimiteri sparsi soprattutto tra Calabria e Sicilia. Sepolture anonime che cancellano il legame con le famiglie rimaste nei Paesi d’origine, impossibilitate perfino a sapere dove cercare i propri morti, dove portare un fiore, dove dire una preghiera.
È questa, per Corbelli, la disumanità che il Cimitero internazionale dei Migranti vuole cancellare.
Il progetto, voluto dal leader di Diritti Civili fin dal 2013 dopo la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre, sorgerà su una collina di circa 30mila metri quadrati, davanti al lago e al vecchio camposanto comunale, in parte ebraico. A poca distanza c’è l’ex campo di concentramento fascista di Ferramonti, il più grande d’Italia durante la seconda guerra mondiale: luogo di prigionia, ma anche ricordato per la sua storia di umanità e solidarietà.
I lavori, realizzati dal Comune di Tarsia e finanziati dalla Regione Calabria, grazie all’ex presidente Mario Oliverio e all’attuale governatore Roberto Occhiuto, erano iniziati alla vigilia del Natale 2018. Dopo lo stop causato dalla pandemia e da ostacoli burocratici, sono ripresi nell’ottobre scorso.
Negli anni, ricorda Corbelli, il progetto ha attirato l’attenzione di testate internazionali e media stranieri, da Al Jazeera alla radio pubblica tedesca Ard, dal quotidiano brasiliano O Globo alla svizzera Neue Zürcher Zeitung, oltre a studi universitari, ricerche antropologiche e report europei.
Ma la visita di Tima Kurdi ha un peso diverso. Perché non arriva da un osservatore esterno. Arriva dalla famiglia del bambino a cui l’opera sarà intitolata. Arriva da una ferita ancora aperta.
E trasforma il cantiere di Tarsia in qualcosa di più di un’opera pubblica: un luogo della memoria mondiale, dove la Calabria prova a restituire nome, sepoltura e dignità a chi il mare ha inghiottito e l’indifferenza rischia di cancellare per sempre.