Il mistero dell’Achiropita: accanto alla Madonna riemergono due figure nascoste da secoli
Le immagini diagnostiche potrebbero restituire i protagonisti della tradizione rossanese: l’eremita Efrem e il giovane custode della tradizione. Le nuove ipotesi illustrate da Mons. Renzo durante la presentazione del suo ultimo volume
CORIGLIANO-ROSSANO - C’è un monaco con il volto incorniciato dalla barba, il capo coperto e il corpo raccolto in un atteggiamento che sembra di preghiera. Poco più in là appare un ragazzo. È più giovane, quasi defilato, ma ha una particolarità che lo rende forse il personaggio più enigmatico dell’intera scena: guarda verso l’esterno, in direzione di chi osserva.
Sono due presenze appena percepibili, custodite per secoli accanto alla Madonna e al Bambino nell’affresco dell’Achiropita della Cattedrale di Rossano. Figure nascoste dal tempo, dalle ridipinture e dalle trasformazioni subite dall’opera, che le indagini diagnostiche e le elaborazioni delle immagini stanno riportando alla luce.
Non ancora certezze definitive, ma tracce abbastanza suggestive da riaprire una delle pagine più affascinanti della storia religiosa, artistica e identitaria rossanese, che da sempre avvolge di fascino e mistero la donna fatta non da mano umana.
Le ipotesi sono state illustrate nel Chiostro del Museo Diocesano e del Codex, nel corso della presentazione del volume di monsignor Luigi Renzo, vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea, “I misteri dell’Achiropita. Novità dai recenti interventi e restauri con il sussidio dell'intelligenza artificiale”.
La serata è stata aperta dai saluti di monsignor Giuseppe Straface, direttore del Museo Diocesano e del Codex. È seguita la relazione di monsignor Donato Oliverio, vescovo dell’Eparchia di Lungro e autore della prefazione. A dialogare con monsignor Renzo è stato Marco Lefosse, direttore responsabile de L’Eco dello Jonio. Le conclusioni sono state affidate a monsignor Maurizio Aloise, arcivescovo di Rossano-Cariati.
la presentazione del nuovo volume di Mons. Renzo nel chiostro del Museo Diocesano e del Codex
Un parterre che ha accompagnato il pubblico dentro una ricerca nella quale storia dell’arte, devozione popolare, diagnostica, fotografia e nuove tecnologie finiscono per incontrarsi intorno a una domanda: che cosa si nasconde realmente sotto e intorno all’immagine dell’Achiropita che oggi conosciamo?
Non un'immagine isolata
Uno dei punti centrali del lavoro di Renzo è che la Madonna con il Bambino potrebbe non essere stata concepita come un’immagine isolata.
L’affresco visibile oggi sarebbe ciò che resta della parte centrale di un programma pittorico più ampio, sacrificato o coperto nel corso dei secoli durante gli ampliamenti della Cattedrale, le ridipinture e gli interventi effettuati sulla nicchia.
Le indagini diagnostiche del 1996 e del 2021 hanno consentito di osservare ciò che a occhio nudo appare soltanto in modo incerto. Nel libro Renzo parla di «due o forse tre sagome» collocate tutte sul lato del Bambino. Le figure non compaiono sempre allo stesso modo: la loro visibilità cambia in base alle tecniche, ai raggi utilizzati e all’angolazione delle riprese.
È proprio questo a spiegare perché alcune presenze sembrino apparire in una fotografia e scomparire in un’altra. Non sarebbero state eliminate dal restauro del 2016: sarebbero invece elementi appartenenti a uno strato pittorico sottostante, resi leggibili soprattutto dalle riprese all’infrarosso e all’ultravioletto.

l'immagine dell'Achiropita ai raggi infrarossi che ha permesso di mettere in evidenza le nuove scoperte
La prima figura è quella di un uomo in abito monastico. Le immagini lasciano intravedere un profilo scuro, una sorta di cappuccio o nimbo, il volto segnato e una veste sobria. La posizione sembra rivolta verso la Vergine, in atteggiamento di preghiera, venerazione o offerta.
È a questo punto che la ricerca incontra la tradizione.
Il pensiero di monsignor Renzo e di monsignor Donato Oliverio è corso a Efrem, il monaco al quale il racconto rossanese lega l’origine stessa dell’Achiropita. Secondo la tradizione, l’eremita viveva in una grotta nell’area sulla quale sarebbe sorta la Cattedrale e avrebbe ottenuto dall’imperatore Maurizio la costruzione della prima cappella.
Nel volume Renzo si domanda apertamente che cosa impedisca di riconoscere nel monaco barbuto proprio Efrem. La sua presenza all’interno del ciclo pittorico sarebbe coerente con l’iconografia bizantina, che poteva includere i protagonisti della vicenda religiosa rappresentata.
Non è ancora un’identificazione scientificamente dimostrata. È, tuttavia, un’ipotesi che darebbe un volto a una figura rimasta fino a oggi confinata nel racconto.
Il ragazzo che guarda noi
Ancora più curiosa è la seconda sagoma. Accanto al possibile monaco compare infatti un volto più giovane, attribuibile a un ragazzo o a un adolescente. La sua postura lo distingue dall’uomo barbuto, ma soprattutto lo distingue lo sguardo: mentre gli altri personaggi sembrano rivolti verso la Madonna e il Bambino, lui guarda frontalmente, quasi cercando il contatto con chi si trova davanti all’immagine.
L’analisi riportata nel libro lo descrive come un possibile allievo monastico, un discepolo collocato accanto al maestro. In questa lettura, il suo sguardo diretto all’osservatore rappresenterebbe una chiamata, un invito a entrare nella scena e a partecipare alla trasmissione della fede.
Ma c’è un’altra interpretazione, ancora più legata alla memoria di Rossano.
La tradizione racconta che, durante la realizzazione della prima immagine, ciò che il pittore dipingeva di giorno spariva durante la notte. Dopo il ripetersi del fenomeno, sarebbe stato lasciato un giovane a vigilare.
Il ragazzo avrebbe visto apparire una donna vestita di bianco, che avrebbe cancellato il dipinto umano imprimendo al suo posto l’immagine della Vergine senza usare pennelli né colori. Da qui il nome Achiropita: non realizzata da mano umana.
La figura emersa accanto al monaco potrebbe dunque essere proprio quel giovane custode. La relazione conclusiva contenuta nel volume identifica questa ipotesi come uno degli elementi più rilevanti della ricerca. Il ragazzo, per età, posizione e sguardo, apparirebbe coerente con il custode tramandato dalla tradizione popolare rossanese. Rimarrebbe così sospeso «tra il sacro e il devoto, tra la tradizione liturgica e quella orale».
La sua presenza avrebbe anche una forza simbolica straordinaria. Sarebbe il personaggio che custodisce l’immagine ma, nello stesso tempo, consegna il racconto a chi verrà dopo. Non guarda soltanto la scena: guarda noi.

Il mistero resta aperto
È necessario, tuttavia, mantenere una distinzione netta tra ciò che le immagini documentano e ciò che ancora appartiene all’interpretazione.
Le sagome esistono come tracce cromatiche e forme percepibili nelle riprese diagnostiche. L’identificazione con Efrem e con il giovane custode resta, invece, un’ipotesi. Affascinante, coerente con la tradizione e meritevole di approfondimento, ma ancora bisognosa di analisi più avanzate.
Lo stesso lavoro riconosce che l’attuale livello di conservazione non consente una lettura definitiva e che sarebbero necessarie nuove indagini multispettrali e all’infrarosso per distinguere meglio contorni, pigmenti e stratificazioni.
Ed è forse proprio qui che si trova la forza culturale del volume di monsignor Renzo: non nella pretesa di chiudere il mistero, ma nella capacità di riaprirlo.
Perché se quelle figure fossero davvero Efrem e il giovane custode, la leggenda dell’Achiropita non sarebbe soltanto una storia tramandata per secoli dalla voce del popolo. Una parte di quel racconto potrebbe essere rimasta dipinta, nascosta e silenziosa, accanto alla Madonna e al Bambino.