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Oncologia, esplode il caso aree interne: «Cetraro preferita a Bocchigliero»

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BOCCHIGLIERO - Quando si parla di oncologia, il tempo della cura dovrebbe essere l’unico tempo da affrontare. Nelle aree interne della Calabria, invece, alla malattia si aggiunge spesso un’altra variabile: la geografia. Per molti pazienti della pre-Sila, ogni visita specialistica significa organizzare spostamenti lunghi, affrontare collegamenti complessi e trasformare un percorso terapeutico già delicato in una prova logistica quotidiana.

È in questa geografia della fatica sanitaria che rientrano Bocchigliero, Longobucco e Campana, comuni dell’entroterra e della pre-Sila dove la medicina di prossimità non può essere uno slogan, ma deve diventare servizio reale, stabile, accessibile.

A rilanciare il tema è Jennifer Chimenti Piscanec, referente regionale G.O.M., vice segretario regionale di Cittadinanzattiva e coordinatrice territoriale della Valle dell’Esaro, tracciando un bilancio positivo del progetto pilota avviato nel 2023 presso il presidio “Pasteur” di San Marco Argentano.

Un’esperienza che, secondo Piscanec, rappresenta un modello innovativo di struttura sanitaria ponte, capace di colmare il vuoto assistenziale tra i grandi presidi ospedalieri centralizzati e i territori più distanti.

L’ambulatorio oncologico di prossimità di San Marco Argentano, nato dalla sinergia tra la Presidenza della Regione Calabria e la Direzione generale dell’Asp di Cosenza, opera sotto la direzione clinica del dottor Luigi Marafioti, dell’Oncoematologia e Radioterapia del presidio Mariano Santo, e oggi segue circa 1.600 pazienti.

Un numero importante, che dimostra come il bisogno esista e come la risposta territoriale funzioni quando viene organizzata con metodo. Screening, diagnosi precoce, continuità assistenziale e presa in carico terapeutica diventano così strumenti concreti per evitare che il paziente oncologico sia costretto a vivere ogni passaggio di cura come uno spostamento obbligato.

Il punto, adesso, è non fermarsi. Per Cittadinanzattiva, quel modello va esteso proprio dove la distanza dai nodi ospedalieri pesa di più: nelle aree interne della pre-Sila, a partire da Bocchigliero, Longobucco e Campana.

Qui il tema non è soltanto sanitario. È anche sociale, territoriale, demografico. Perché un paese interno senza servizi sanitari di prossimità diventa ancora più fragile. E una comunità montana che deve spostarsi per ogni visita, controllo o percorso specialistico finisce per sentirsi marginale due volte: lontana dai centri e lontana dai diritti.

La posizione di Piscanec è netta: la pianificazione degli ambulatori oncologici non può rispondere a logiche di cortesia, equilibri politici o distribuzioni simboliche. Deve partire dal bisogno reale, dalla distanza, dalla fragilità territoriale e dalla copertura già esistente.

«La pianificazione degli ambulatori oncologici non può essere frutto di logiche di cortesia», afferma Piscanec.

Da qui il passaggio più forte, destinato a riaprire il confronto sulla distribuzione dei servizi: «Il caso dell’area tirrenica cosentina è emblematico: il bacino è già ampiamente coperto da una rete oncologica massiccia. Paola, San Marco Argentano e Praia a Mare distano infatti solo 15-20 minuti, garantendo già un’offerta esaustiva per il territorio. Arriverà Cetraro. Ma non prima di Bocchigliero».

Una frase che sposta il baricentro del dibattito. Non contro un territorio, ma a favore di una priorità: servire prima le aree più scoperte, quelle dove la distanza sanitaria coincide con la distanza geografica e sociale.

A sostenere questa linea è anche Susy Urso, coordinatrice regionale della rete aree interne di Cittadinanzattiva Calabria APS, che richiama l’urgenza di un approccio realmente radicato nei luoghi.

«Non accetteremo ulteriori rinvii – afferma Urso –; pretendiamo l’attuazione immediata di quei programmi per cui abbiamo lavorato a lungo, finalizzati a rendere la medicina di prossimità una realtà tangibile e capillare».

Il messaggio è chiaro: la sanità territoriale non può restare intrappolata nei documenti programmatici, nei tavoli tecnici o nelle buone intenzioni. Deve arrivare nei paesi. Deve essere misurabile. Deve produrre visite, screening, diagnosi, accompagnamento, continuità.

Il modello San Marco Argentano dimostra che si può fare. Ora la sfida è capire se quel paradigma sarà davvero replicato nelle aree interne più penalizzate, oppure se continuerà a prevalere una distribuzione dei servizi più comoda per chi decide e meno utile per chi vive lontano.

Per Bocchigliero, Longobucco e Campana la partita degli ambulatori oncologici di prossimità è molto più di una richiesta sanitaria. È una battaglia di equità. Perché il diritto alla cura non può dipendere dal codice di avviamento postale, dall’altitudine, dalla distanza dalla costa o dalla capacità di una famiglia di accompagnare un paziente avanti e indietro per decine di chilometri.

La Calabria che vuole davvero riequilibrare la propria offerta sanitaria deve partire da qui: dai paesi che rischiano di restare fuori dalle mappe dei servizi, ma non dai bisogni.

E se la medicina di prossimità deve essere la risposta alle fragilità delle aree interne, allora Bocchigliero non può più aspettare.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.