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Giovani violenti e scuola senza autorevolezza: «Anche a Corigliano-Rossano serve aprire il caso educativo»

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CORIGLIANO-ROSSANO – Non c’è più da stupirsi quando un ragazzo picchia, minaccia, filma un’aggressione o sfida apertamente gli adulti. Lo stupore, oggi, rischia di diventare una forma di ritardo culturale. La vera domanda è un’altra: quante volte ancora la società dovrà assistere a episodi di violenza giovanile, docenti delegittimati, famiglie incapaci di contenere e scuole lasciate senza autorevolezza prima di riconoscere che il problema educativo non è più un’emergenza, ma una questione strutturale?

A lanciare la riflessione è la pedagogista Teresa Pia Renzo, intervenendo nel dibattito nazionale riacceso dalle posizioni dello psichiatra Paolo Crepet sul ruolo dei social network, del registro elettronico, delle chat scolastiche e sul progressivo indebolimento dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia.

Una riflessione che nasce anche da un episodio vissuto personalmente dalla stessa Renzo, che racconta di aver assistito a un atto di violenza compiuto da un bambino nei confronti di un adulto, senza che vi fosse una risposta educativa adeguata da parte dei presenti.

Secondo la pedagogista, etichette come “maranza”, “baby gang” o “branco” servono a poco se non si affrontano le vere radici del fenomeno. «I maranza non esisterebbero – sostiene – se esistesse ancora una comunità adulta realmente educante». Il problema, infatti, risiede nella progressiva rinuncia degli adulti a esercitare il proprio ruolo di guida e di riferimento.

Un bambino che alza le mani contro un genitore e non viene fermato, che vede il capriccio trasformarsi in comando e la rabbia diventare strumento di potere, non sta semplicemente attraversando una fase della crescita: sta apprendendo una grammatica sbagliata delle relazioni umane.

Per Renzo, il fallimento educativo non inizia quando un adolescente aggredisce un coetaneo o umilia qualcuno sui social. Comincia molto prima, quando i primi atteggiamenti aggressivi vengono minimizzati, giustificati o ignorati. «Dire che è piccolo e che crescerà – osserva – significa spesso consentirgli di consolidare comportamenti che, con il tempo, diventeranno più radicati e difficili da correggere».

La violenza giovanile, inoltre, nasce all’interno di un triangolo sempre più fragile: famiglie che faticano a esercitare autorevolezza, scuole che incontrano crescenti difficoltà nel farsi rispettare e social network che trasformano ogni gesto in spettacolo, sfida o modello da imitare. Strumenti come il registro elettronico e le chat scolastiche hanno certamente reso più immediata la comunicazione, ma non necessariamente più educativo il rapporto tra scuola e famiglia, spesso sostituendo il dialogo reale con una sorveglianza continua e conflittuale.

Per questo motivo, la pedagogista invita ad aprire una discussione seria anche a Corigliano-Rossano. In una città complessa, caratterizzata da quartieri diversi, fragilità sociali e istituzioni scolastiche chiamate quotidianamente a confrontarsi con situazioni delicate, il tema della devianza giovanile non può essere considerato un problema lontano o appartenente ad altre realtà.

«Servono spazi educativi – afferma – ma soprattutto servono adulti capaci di dire dei no, famiglie presenti, scuole rispettate e comunità che non si voltino dall’altra parte».

Renzo torna poi su un tema che negli anni ha più volte sollevato: quello della responsabilità dei minori e delle famiglie. «Se un minore produce un danno, quel danno non può evaporare. O ne risponde lui, secondo quanto previsto dalla legge, oppure ne rispondono i genitori. Senza conseguenze reali, la regola resta soltanto una parola».

Da qui l’appello finale a un cambiamento culturale e normativo. «Non basta parlare di disagio, ascolto e recupero se non si interviene sul sistema che genera e tollera determinati comportamenti. Le famiglie devono tornare a fare le famiglie, la scuola deve tornare a essere scuola e i ragazzi devono sapere che ogni gesto comporta una conseguenza. Se continuiamo a giustificare tutto, continueremo soltanto a chiamare emergenza ciò che abbiamo lasciato crescere sotto gli occhi di tutti».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.