Colpo di scena al nuovo ospedale: irrompe Daffinà e rilancia depuratore Boscarello, ma a Insiti si costruisce un impianto da 6 milioni
Il subcommissario conferma piano da 22 mln, per collettamento e nuovo impianto da 60mila abitanti equivalenti. Quindi, a cosa serve il nuovo depuratore che sta nascendo ad Insiti? Ora serve chiarezza
CORIGLIANO-ROSSANO - Nemmeno 24 ore e già i conti non tornano più. Il piano A non è morto. Anzi, secondo il subcommissario alla depurazione in Calabria Tonino Daffinà, il collettamento del nuovo Ospedale della Sibaritide al depuratore esistente di Boscarello avverrà in tempo utile per l’apertura del nosocomio. E, sempre secondo Daffinà, il nuovo depuratore di Boscarello sarà realizzato entro la fine del 2027, con una capacità di 60mila abitanti equivalenti.
È questo il vero colpo di scena nella vicenda dei sottoservizi del nuovo ospedale di Insiti. Perché appena ieri pomeriggio, nel monitoraggio civico che Eco dello Jonio porta avanti ormai da quattro anni sul cantiere del presidio sanitario, avevamo raccontato l’avanzamento rapido del depuratore in costruzione nell’area nord-ovest dell’ospedale. Un impianto dedicato, visibile in cantiere, con lavori partiti il 26 maggio e parte di edilizia civile già quasi ultimata al 10 giugno (leggi qui la notizia).
Ora però il subcommissario Daffinà - che stamattina era stato indirettamente incalzato dal sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, convinto a chiedere un reinderizzamento delle risorse "liberate" dal nuovo depuratore ospedaliero agli impianti deficitari della città (leggi qui) - precisa una cosa importante: il collettamento a Boscarello si farà comunque. E non in un futuro indefinito, ma in tempi dichiarati compatibili con l’apertura dell’ospedale.
«La realizzazione del nuovo depuratore di Boscarello, nel comune di Corigliano-Rossano, destinato a sorgere al posto di quello attualmente esistente, non inciderà in alcun modo sulla realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide tantomeno sul relativo impianto di collettamento».
A chiarirlo è il subcommissario alla depurazione Tonino Daffinà, che tiene a precisare, in relazione alle cronache apparse su L’Eco dello Jonio, due aspetti essenziali rispetto alle opere in esame.
«Bisogna chiarire – sostiene Daffinà – che abbiamo ad oggi la disponibilità di 22 milioni di euro circa che consentono una copertura finanziaria completa sia per la collettazione dell’ospedale della Sibaritide all’attuale impianto di Boscarello che per la realizzazione del nuovo impianto, destinato a sorgere nella medesima località».
In sostanza, «onde evitare ogni possibile intralcio al nascente presidio – prosegue Daffinà – nell’arco dei prossimi 30 giorni saranno affidati i lavori di collettamento all’impianto esistente che dureranno complessivamente quattro mesi».
Sull’altro fronte, al contrario di quello che emergerebbe dalle cronache odierne, «esiste già un progetto che sta per essere messo a gara per la realizzazione del nuovo depuratore di Boscarello, con una capacità di 60mila abitanti equivalenti, destinato a sostituire l’attuale impianto».
In questo caso, «l’affidamento dei lavori è previsto – conclude il subcommissario Tonino Daffinà – per la fine del 2026 e la loro conclusione dovrà avvenire non oltre il dicembre 2027».
A giudizio di Tonino Daffinà, dunque, «anche per quanto concerne Corigliano-Rossano, dati alla mano, nel corso del triennio che va a concludersi, si sono registrati significativi passi in avanti sul fronte della depurazione».
Fin qui la posizione del subcommissario. Una posizione chiara sul piano politico-amministrativo: ci sono 22 milioni di euro, il collettamento a Boscarello sarà affidato entro 30 giorni, i lavori dureranno quattro mesi, il nuovo Boscarello andrà a gara entro fine 2026 e dovrà essere completato entro dicembre 2027.
Benissimo. Sono notizie importanti. E se confermate nei tempi, rappresenterebbero un avanzamento significativo non solo per il nuovo ospedale, ma per l’intero sistema depurativo di Corigliano-Rossano.
Ma proprio perché la materia è tecnica, strategica e decisiva per l’apertura del nosocomio, restano alcuni interrogativi che meritano una risposta pubblica.
Il primo è il più semplice: se il nuovo ospedale sarà collettato in tempo utile all’attuale depuratore di Boscarello, a cosa servirà esattamente il depuratore che si sta già costruendo accanto all’ospedale di Insiti? Ma soprattutto, perché, spendere 6 milioni di euro per un depuratore che - a conti fatti e per quello che ci è sembrato di capire - servirà solo a pretrattare le acque bianche?
La domanda non è polemica. È tecnica.
Perché nell’area del nuovo ospedale non si sta realizzando un piccolo manufatto accessorio. Dalle relazioni tecniche in nostro possesso emerge un impianto dimensionato su una struttura ospedaliera da 374 posti letto, assunti nel calcolo idraulico come 380 posti letto equivalenti, con una portata media giornaliera prevista nell’ordine di 285-288 metri cubi al giorno, una portata di punta di circa 24 metri cubi l’ora e una capacità intorno ai 2.200 abitanti equivalenti.
Non solo. La relazione progettuale, descrive una tecnologia MBR, cioè a membrane biologiche, articolata su due linee di trattamento, con una vasca di equalizzazione da circa 108 metri cubi, una sezione biologica da circa 284 metri cubi, membrane per circa 1.280 metri quadrati e una produzione di fanghi stimata in circa 110 chilogrammi al giorno di solidi sospesi totali.
Insomma, sono numeri e caratteristiche da depuratore vero. Da impianto biologico per reflui. Non da semplice gestione di acque meteoriche.
Ed è qui che nasce il secondo interrogativo. Se qualcuno dovesse sostenere, anche solo come lettura tecnica, che l’impianto in costruzione a Insiti serva esclusivamente a trattare acque bianche, allora la domanda diventerebbe ancora più netta: perché realizzare un depuratore a membrane MBR per depurare acque bianche?
Le acque bianche sono normalmente acque di risulta, perlopiù provenienti da piogge o da scoli d'acqua, o comunque acque non cariche come i reflui civili o sanitari. Un impianto con trattamento biologico, membrane, gestione fanghi, parametri di scarico e condotta emissaria appare, almeno leggendo le carte, pensato per altro.
E nelle carte, infatti, questa distinzione non emerge.
Anzi. La relazione generale che - a questo punto è doveroso ricordarlo - reca in testa il fregio della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Commissario delegato per l’edilizia sanitaria della Regione Calabria, parla chiaramente, nel titolo, di “Progetto per la realizzazione del depuratore reflui e della condotta emissario degli scarichi dell’Ospedale della Sibaritide”.
Non si parla di “impianto per acque meteoriche”, non si parla di “trattamento acque bianche”, non si parla di semplice regimentazione delle piogge. Si parla di depuratore reflui e di scarichi dell’ospedale.
Terzo interrogativo: se il destino finale dei reflui ospedalieri è Boscarello, come si integra questo schema con lo scarico nel torrente Cino previsto dalla documentazione progettuale del depuratore di Insiti?
Anche qui, la questione è tecnica. Infatti, nella nuova lettura che fornisce il subcommissario Daffinà, l'unico motivo per cui possano sussistere i due depuratori, il nuovo di Boscarello e il realizzando di Insiti, è che quest'ultimo venga dedicato al pretrattamento dei reflui speciali derivanti dall'ospedale. Ma anche questa visione ha una falla. Perché se si realizza un depuratore dedicato con condotta emissaria e recapito in un torrente, quindi in un'area vulnerabile, si sta immaginando un ciclo completo: raccolta, trattamento, scarico finale. Se invece il ciclo definitivo prevede il collettamento verso Boscarello, allora bisogna chiarire se l’impianto di Insiti sarà provvisorio, complementare, di sicurezza, di pretrattamento, di emergenza o destinato a trattare solo una parte delle acque.
Quarto interrogativo: l’attuale depuratore di Boscarello, in attesa del nuovo impianto da 60mila abitanti equivalenti, è in grado di ricevere e trattare senza criticità anche i reflui del nuovo ospedale?
Daffinà sostiene che il collettamento all’impianto esistente sarà realizzato in tempo utile per l’apertura. Ma la condotta è una parte del problema. L’altra parte è la capacità dell’impianto ricevente. Se Boscarello è destinato a essere sostituito da un nuovo depuratore, bisogna capire quale sarà la sua tenuta nella fase transitoria, cioè tra l’apertura dell’ospedale e l’entrata in funzione del nuovo impianto prevista entro dicembre 2027 (quindi un anno dopo dalla presunta ultimazione/apertura del nuovo ospedale prevista ad ottobre 2026).
Quinto interrogativo: che fine farà il progetto di riuso delle acque depurate dentro l’area ospedaliera?
Nel racconto tecnico del cantiere era emersa una prospettiva interessante: utilizzare parte delle acque trattate per l’irrigazione del verde pubblico, per la pulizia delle aree esterne, per la refrigerazione delle superfici asfaltate e, in una ipotesi ulteriore allo studio, perfino per alimentare le vaschette di scarico dei servizi igienici. Una logica moderna di risparmio idrico e riuso tecnico dell’acqua depurata.
Se invece i reflui saranno collettati a Boscarello, questo modello verrà mantenuto? Verrà ridimensionato? Oppure non era collegato al funzionamento ordinario dell’impianto di Insiti?
Ma la domanda più grande di tutte, forse anche la più scontata è perché si è arrivati al punto di mettere in campo due soluzioni parallele per risolvere lo stesso problema?
In ballo ci sono quasi 30 milioni di euro!
Le due opere possono anche convivere. Anzi, potrebbero persino rappresentare una strategia intelligente: con un ospedale dotato di autonomia e sicurezza tecnica, Boscarello potenziato, sistema territoriale più robusto, possibilità di ridondanza e maggiore resilienza in caso di criticità. Ma perché questa lettura sia chiara serve spiegare ai cittadini qual è stato il punto di palese incomprensione che c'è stato in questa vicenda. L'impressione - ma resta una lettura del tutto giornalistica - è che ci sia uno scontro (frontale) tra i due uffici commissariali: quello per la depurazione e quello per l'edilizia sanitaria.