«Venti chilometri anche per comprare il pane». A Sibari residenti esasperati per i lavori del sottopasso ferroviario fermo
Stamani sit-in pacifico nell’area del cantiere RFI, con i lavori praticamente bloccati da mesi. Papasso: «Servono una data di ripartenza e una di fine lavori». Solidarietà anche da Michele Guerrieri
CASSANO JONIO - La pazienza è finita da tempo. Questa mattina, nei pressi del cantiere ferroviario del sottopasso di Sibari, alcuni cittadini hanno dato vita a un sit-in pacifico per denunciare una situazione che da tre anni condiziona la vita quotidiana di intere famiglie e che, negli ultimi mesi, con i lavori praticamente fermi, è diventata ancora più pesante.
A raccogliere e rilanciare la protesta è il capogruppo d’opposizione in Consiglio comunale, Davide Papasso, che parla di un livello di esasperazione ormai arrivato al limite.
«Stamattina nei dintorni del sottopasso di Sibari si è accumulata un po’ di gente – racconta Papasso –. Abbiamo organizzato questo sit-in pacifico perché i cittadini sono proprio disperati. Da tre anni questo cantiere sta creando disagio, ma la situazione è peggiorata da quando i lavori sono stati bloccati nei mesi scorsi».
Il nodo non è più soltanto il ritardo dell’opera. È la quotidianità spezzata di chi vive nelle contrade e deve affrontare percorsi lunghissimi anche per le esigenze più normali. «C’è gente che da contrada Spadelle deve allungare anche per andare a comprare il pane: dieci chilometri all’andata e dieci al ritorno. La situazione è veramente seria», aggiunge Papasso.
La protesta nasce dal basso. Sono stati i residenti, spiega ancora il capogruppo d’opposizione, a chiedere di poter parlare e raccontare direttamente il disagio. «Oggi ci troviamo a Sibari perché siamo stati convocati dai cittadini. Hanno voluto loro avere la parola questa volta, perché non ce la fanno più».
Alla manifestazione ha preso parte anche Michele Guerrieri, coordinatore cittadino di Noi Di Centro Cassano Jonio, che ha espresso piena solidarietà ai residenti e ha puntato l’attenzione sulla necessità di fare chiarezza sulle cause dello stallo del cantiere.
«Ho partecipato con convinzione alla protesta sullo sblocco del sottopasso di Sibari e ho toccato con mano l’esasperazione dei residenti che, dopo ripetuti incontri con il sindaco, non hanno avuto risposte», dichiara Guerrieri. «La dichiarazione del sindaco che accusa l’azienda di essere in crisi è stata sbugiardata dalla ditta stessa. I cittadini vogliono la verità ed io sono solidale con loro».
Il sottopasso ferroviario di Sibari è ormai diventato una delle vertenze più delicate del territorio cassanese. Un’opera attesa, necessaria, ma impantanata tra ritardi, cantiere fermo, disagi alla viabilità e responsabilità ancora da chiarire. Nei giorni scorsi la vicenda era già arrivata in Consiglio comunale, dove lo stesso sindaco Gianpaolo Iacobini aveva usato toni molto duri rispetto ai ritardi accumulati e al peso dei disagi che il blocco dei lavori sta scaricando sulla cittadinanza di Sibari. In quella sede era emersa anche la volontà di aprire un tavolo istituzionale alla presenza del Prefetto e degli enti competenti, per provare a uscire da uno stallo ormai non più sostenibile.
Ora, però, la protesta dei cittadini aggiunge un elemento ulteriore: non si tratta più solo di una pratica amministrativa o tecnica. È una questione di vita quotidiana, di collegamenti, di costi, di tempo perso, di famiglie che si sentono isolate dentro il proprio territorio.
«Questa gente chiede di essere ascoltata – conclude Papasso –. Ha bisogno di risposte, ha bisogno di una data di inizio e soprattutto di una data di fine dei lavori. Ci dia una mano a portare la voce di questa gente in tutta la Calabria».