Otto anni per "civilizzare" la linea ferroviaria: benvenuti nel cantiere più lento d’Europa
Senza una rete di servizi e nodi strategici – a partire da una fermata ferroviaria collegata al nuovo ospedale – l’elettrificazione rischia di restare un’opera incompiuta anche dopo i cantieri
CORIGLIANO-ROSSANO – In Europa si accelera, lungo lo Jonio si continua a rincorrere. Potrebbe essere uno slogan capace di restituire la fotografia, plastica, dello stato della Ferrovia Jonica, un’infrastruttura che dopo quasi otto anni dall’apertura dei primi cantieri non è ancora riuscita a completare un intervento che, sulla carta, avrebbe dovuto essere tra i più lineari: l’elettrificazione, comprensiva dell’adeguamento strutturale e tecnologico della linea. Insomma, adeguare tutto agli standard civili d’Europa. Non una concessione straordinaria, ma semplicemente allineare la direttrice jonica al resto del continente.
I lavori partono nell’agosto del 2018 con l’obiettivo di chiudere entro il 2023. Oggi il cronoprogramma racconta altro: fine delle opere prevista nel 2026, attivazione dei treni elettrici non prima del 2027 e comunque per fasi progressive. Più che una tabella di marcia, una traiettoria che continua a spostarsi in avanti.
Un cantiere complesso, ma interminabile
Ridurre tutto alla posa della catenaria sarebbe fuorviante. Si lavora sulla linea di contatto, ma anche sulle sottostazioni elettriche, senza le quali l’alimentazione non esiste. Si interviene su ponti, viadotti, gallerie, adattando strutture nate per un’altra epoca a standard contemporanei. Si modifica il tracciato dove necessario, si installano sistemi di sicurezza avanzati come l’ERTMS, si affrontano bonifiche e criticità tecniche che emergono lungo il percorso.
Il dato, però, resta: otto anni per elettrificare poco più di 170 chilometri di linea esistente. E almeno uno o due ancora prima di vedere un servizio pienamente operativo. Non il giro del mondo, ma un’infrastruttura che continua a inseguire se stessa.
Il divario con l’Europa e la fase ibrida
Nel frattempo, altrove, l’Europa investe, rinnova, accelera. Nuovi treni, nuove tratte, standard sempre più elevati. La Jonica continua a essere citata come esempio di ritardo strutturale, simbolo di un divario più ampio.
E c’è un elemento spesso sottovalutato: il 2026 non segnerà la fine della storia. È, al massimo, la chiusura della fase infrastrutturale. La vera svolta – i treni elettrici in esercizio – arriverà nel 2027, e non in modo uniforme. L’attivazione sarà graduale, con una fase intermedia in cui la linea continuerà a vivere una condizione ibrida. Il passaggio al nuovo sistema non sarà immediato e il territorio dovrà attendere ancora.
Il nodo vero: rendere utile la ferrovia
A questo punto, la questione non è più solo ingegneristica. È politica, strategica, territoriale. Perché mentre si discutono corridoi ad alta velocità e grandi assi infrastrutturali, lungo la fascia jonica si resta fermi su un obiettivo di base: rendere moderna una linea già esistente ma, soprattutto, renderla utile.
Come si fa? Creando le condizioni perché i cittadini possano usare davvero il treno: frequenze certe, tempi competitivi, servizi affidabili. E soprattutto nodi strategici capaci di cambiare le abitudini. In questo senso, diventa centrale l’ipotesi di una fermata ferroviaria collegata al nuovo ospedale, che permetta ai cittadini da Rocca Imperiale a Cariati di raggiungere il presidio sanitario in tempi europei, bypassando la trappola della Statale 106.
È su questo terreno – quello dell’utilità reale e della visione – che si giocherà la partita vera. Perché senza servizi e connessioni, anche una linea elettrificata rischia di restare soltanto un’infrastruttura incompiuta.