Acqua contaminata ad Altomonte: l'ordinanza arriva dopo 5 giorni. Si teme rischio sanitario
Dopo il caso analogo di Spezzano Albanese, si torna a parlare di tutela della salute pubblica. Al centro la denuncia sui rischi sanitari legati a batteri e tempi di incubazione e alla mancata tempestività del sistema di allerta
ALTOMONTE – Il pericolo dell’acqua contaminata sembra non dare tregua ai comuni del territorio. Dopo il caso di Spezzano Albanese, interessata da un fenomeno analogo che ha messo in allarme l’intera cittadinanza nei giorni scorsi, si torna a parlare di tutela della salute pubblica. Il precedente recente rende ancora più inquietante quanto accaduto ad Altomonte, dove il problema dell’acqua contaminata si intreccia con un nodo ben più profondo: i tempi lenti della burocrazia.
Già a novembre 2025 erano stati sollevati dubbi su un sistema definito “anacronistico”, incapace di stare al passo con la rapidità dei rischi sanitari. Oggi quei timori trovano conferma nei fatti. Il 9 aprile scorso l’ASP ha effettuato i prelievi di routine sulla rete idrica. Poi il silenzio: nessuna comunicazione immediata mentre i cittadini continuavano a utilizzare l’acqua per bere, cucinare e lavarsi. Solo il 13 aprile è arrivata l’ordinanza comunale n. 24/2026, ben cinque giorni dopo i campionamenti.
Un intervallo che solleva interrogativi pesanti. In quei giorni, infatti, la popolazione è rimasta esposta a possibili contaminazioni. Il problema non è solo amministrativo, ma sanitario. Alcuni batteri, come l’Escherichia coli, possono manifestarsi nel giro di poche ore, mentre altri, come gli enterococchi intestinali, hanno tempi di incubazione più lunghi, fino a sei giorni, rendendo il contagio meno immediatamente visibile ma potenzialmente più insidioso.
Secondo quanto evidenziato da Francesco Pacienza, che ha denunciato la vicenda tramite una nota, il vero cortocircuito si verifica proprio nella gestione delle comunicazioni. Se i patogeni non si fermano nei weekend, perché dovrebbe farlo il sistema di allerta pubblica? Il rischio è che una segnalazione resti bloccata tra uffici chiusi e protocolli, trasformando un problema gestibile in una possibile emergenza sanitaria.
La questione tocca anche il piano politico e istituzionale. Ritardare la diffusione di informazioni cruciali significa, di fatto, subordinare il diritto alla salute - sancito dall’articolo 32 della Costituzione - ai tempi della macchina burocratica. Un equilibrio che, alla luce degli ultimi episodi, appare sempre più fragile.
Da qui la richiesta di un cambio di passo: sistemi di allerta automatizzati capaci di bypassare i rallentamenti amministrativi in caso di rischio imminente, investimenti in tecnologie di monitoraggio continuo della rete idrica e una piena operatività degli enti anche nei giorni festivi.
Il caso Altomonte, come quello di Spezzano Albanese, apre a una criticità più ampia. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un sistema che fatica a garantire tempestività nella prevenzione. E la domanda resta aperta: quante altre ordinanze “in ritardo” saranno necessarie prima che la tutela della salute viaggi alla stessa velocità del rischio?