Tonino non ce l’ha fatta. «Se ti senti male a Longobucco, sei solo»: così si muore nelle aree interne della Calabria
Per il segretario Cgil di Longobucco, Baratta, «non si tratta di una fatalità. È una responsabilità precisa. È il risultato di anni di scelte sbagliate, di presidi sanitari smantellati, di promesse non mantenute»
LONGOBUCCO - «Se ti senti male nei paesi dell’entroterra, sei solo». E quella solitudine può costare la vita. Una triste consapevolezza che accompagna, come uno spettro, quanti vivono o hanno vissuto nella Sila Greca calabrese. Una consapevolezza che fa rabbia. Perché in un Paese normale queste cose non dovrebbero accadere. In un Paese normale l'accesso alle cure dovrebbe essere garantito in modo tempestivo. Ma noi non viviamo in un Paese normale.
Così si è spento Antonio Sommario, dopo «una corsa contro il tempo verso l’ospedale di Rossano, lungo le vie tortuose di Longobucco, a oltre 40 chilometri di distanza, con la macchina di famiglia. Una corsa disperata che Tonino, operaio forestale delegato Flai Cgil purtroppo non è riuscito a vincere. Tonino non ce l’ha fatta ad arrivare in ospedale. E con lui muore ancora una volta il diritto alla salute nelle aree interne».
A denunciare, ancora una volta, lo scempio che si consuma alle nostre latitudini è il segretario Cgil di Longobucco, Antonio Baratta che sottolinea la cruda realtà con parole forti, qualora ce ne fosse ancora bisogno: «Ma quale ambulanza H24? Ma quale soccorso immediato? La realtà è sotto gli occhi di tutti: se ti senti male nei paesi dell’entroterra, sei solo. I tempi di intervento sono lunghi, le distanze proibitive, le strade difficili. E spesso, tragicamente, non c’è una seconda possibilità».
Ma per il sindacalista esistono colpe e colpevoli di questa incresciosa situazione; «non si tratta di una fatalità. È una responsabilità precisa. È il risultato di anni di scelte sbagliate, di presidi sanitari smantellati, di promesse non mantenute. È inaccettabile che nel 2026 la possibilità di salvarsi la vita dipenda dal luogo in cui si vive. Le aree interne non possono continuare a essere territori di serie B».
Baratta lancia un appello: «Qualcuno deve riflettere seriamente su questa situazione, ma soprattutto agire: garantire il diritto al soccorso immediato, potenziare i servizi di emergenza, restituire dignità e sicurezza a comunità che non chiedono privilegi, ma solo uguaglianza». Il suo pensiero è ora per l'ultima vittima (in ordine di tempo) di questo sistema malato: «A Tonino Sommario e alla sua famiglia va il rispetto e il silenzio che si devono al dolore». La chiosa del sindacalista è molto più di una domanda aperta... è un monito della coscienza: «Alle istituzioni va invece una domanda chiara: quante altre corse contro il tempo dovranno finire così prima che qualcosa cambi davvero?».