Lanciata la petizione per riconoscere i caregiver h24 come lavoratori
Il riconoscimento garantirebbe diritti fondamentali tra cui un reddito, la tutela della salute, il diritto al riposo e alla pensione
ROMA - In Italia chi assiste un familiare convivente non autosufficiente, 24 ore su 24, non è riconosciuto né sostenuto dallo Stato. Il caregiver familiare è spesso costretto ad abbandonare il lavoro, si ritrova senza reddito, isolato e a forte rischio di depressione. Una legge di riconoscimento è attesa da oltre trent’anni e da quindici è oggetto di lavori parlamentari, ma ancora non esiste una risposta concreta.
La petizione (che puoi firmare qui) nasce per dare voce a chi vive questa condizione: persone che assistono gratuitamente un proprio caro senza mezzi economici adeguati, senza possibilità di svolgere un lavoro retribuito e senza alcun supporto da servizi pubblici spesso inesistenti o disorganizzati. Questa situazione porta a un logoramento psico-fisico gravissimo tanto che l’aspettativa di vita dei caregiver familiari è inferiore di ben 17 anni rispetto alla media.
Il riconoscimento del caregiver come lavoratore garantirebbe diritti fondamentali: un reddito, la tutela della salute, il diritto al riposo e alla pensione. Oggi, invece, il caregiver vive in uno stato permanente di ansia e burnout, senza sostituzioni, spesso curandosi poco o male e sopravvivendo con il solo assegno dell’assistito. Nei casi più estremi, questa disperazione sfocia in tragedie che vengono liquidate come “gesti disperati”.
Nonostante 19 disegni di legge depositati e l’avvio dei lavori della Commissione XII alla Camera nel 2022, manca ancora un testo unico e persino una chiara definizione dei destinatari della legge. Inoltre, le associazioni realmente rappresentative dei caregiver sono state escluse dal confronto, mentre sono state coinvolte realtà non direttamente interessate. Firmare questa petizione significa difendere la dignità di chi si prende cura, senza aiuti, di un proprio familiare non autosufficiente.