Carenza idrica, a Rossano i cittadini chiedono lo sconto in bolletta
Gli inquilini del condominio Pietrapiana chiamano in causa direttamente il sindaco Stasi, ritenuto responsabile, in qualità di garante politico-amministrativo, di una «gestione inefficace e frammentaria del servizio»
CORIGLIANO-ROSSANO - L’urgenza e l’improcrastinabilità di una soluzione alla problematica della carenza idrica, in città, tornano ad essere all’ordine del giorno a Corigliano-Rossano, terza città della Calabria.
Gli inquilini del condominio Pietrapiana, antistante la piazza principale dello scalo dell’Area Urbana di Rossano, tornano a far sentire la loro voce, per tramite della Professoressa Ida Parise, che lamenta: «Siamo stati vittime di una carenza idrica ingiustificata presso la nostra abitazione, per cui abbiamo ritenuto doveroso richiedere una decurtazione della fornitura idrica domestica nelle bollette relative alle mensilità di novembre e dicembre del 2025».
L’istanza presentata in data 19 gennaio dal loro legale rappresentante pro tempore evidenzia che il primo cittadino è legalmente perseguibile nelle sue funzioni di garante della responsabilità di indirizzo e di controllo sulla gestione idrica comunale.
Ida Parise continua, evidenziando che, per quanto si verifichino condizioni climatiche avverse e si possano addurre addebiti a enti sovracomunali, il disservizio «è soprattutto conseguenza di una gestione infrastrutturale inadeguata, di scelte politiche miopi e di una pianificazione assente o frammentaria. La dispersione idrica massiccia, causata dalle frequenti rotture e perdite nelle tubazioni, si aggiunge all'inidoneità dei serbatoi e dei sistemi di raccolta, insufficienti a soddisfare le esigenze attuali della popolazione».
Gli effetti per i cittadini «sono insopportabili; si discriminano porzioni rilevanti della popolazione, con gravi ripercussioni sul godimento di diritti fondamentali come l’accesso all’acqua potabile, l’igiene personale e domestica e la qualità complessiva della vita, a causa di interruzioni o limitazioni dovute a: lavori di manutenzione non pianificati in modo imparziale; guasti ricorrenti alla rete; interventi di urgenza che spesso si ripetono in punti identici».
La denuncia si estende «alla mancanza di un quadro tecnico completo e aggiornato del tracciato delle condotte, che ha aggravato la situazione, poiché si affida quasi esclusivamente alla memoria storica dei fontanieri e a ricerche occasionali, senza un sistema informativo territoriale strutturato. Nel corso del primo mandato dell’amministrazione Stasi e, proseguendo con l’attuale, sono state adottate esclusivamente soluzioni tampone inadeguate, scavando diversi pozzi in varie parti della città e ricorrendo a un numero insufficiente di autobotti e di personale addetto alla distribuzione, che hanno drenato fondi significativi del bilancio comunale, fino a 50mila euro l’anno, come da atti dell’Albo Pretorio».
In sintesi, al netto di quanto accaduto, la crisi idrica di Corigliano-Rossano «non è stata affrontata con la necessaria serietà e determinazione dall’Amministrazione Stasi, che si è ritirata dalla responsabilità di vigilanza generale, con l’inerzia nell’adottare misure cautelative soddisfacenti e tempestivamente fornite, nonché con il mancato controllo sugli scarichi o sulla gestione dei depuratori, che ricadono nell’ambito politico‑amministrativo del suo mandato. Le scelte sono state quelle di privilegiare un modello di gestione basato su interventi frammentari, emergenziali e onerosi per le tasche dei cittadini, che pagano un servizio idrico tra i più alti della nazione».
Ida Parise conclude: «Necessaria è una presa di posizione interistituzionale che metta al centro le esigenze della comunità di Corigliano-Rossano e ci renda testimoni di decisioni orientate alla risoluzione strutturale della crisi idrica che ci ha visti succubi per troppo tempo».