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Il Sistema Penitenziario Calabrese tra luci e ombre. Presentata la relazione annuale del garante regionale

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REGGIO CALABRIA – Lunedì 27 novembre 2023 la sala “Federica Monteleone” del Consiglio Regionale della Calabria ha ospitato la presentazione della Relazione annuale del Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, l’avvocato Luca Muglia. All’evento hanno partecipato numerose autorità politiche, giudiziarie ed istituzionali, nonché esperti del settore ed una piccola rappresentanza di studenti.

La Relazione annuale del Garante regionale ha analizza svariati aspetti dell’attività svolta.

Le ombre. Il sistema penitenziario calabrese appare abbastanza in linea con quanto riscontrato nelle altre regioni, salvo alcune peculiarità. Le criticità rilevate riguardano: il progressivo sovraffollamento (9 istituti su 12, con picchi elevati su Arghillà, Cosenza e Rossano); le condizioni strutturali di alcune carceri, datate nel tempo e/o prive di manutenzione; l’inadeguatezza di molte camere detentive (talune con schermature alle finestre o prive di doccia); l’insufficienza di alcune offerte scolastiche o formative; l’assenza di progetti di inclusione stabili e duraturi; la carenza di organici che investe la polizia penitenziaria, i funzionari giuridico-pedagogici, i mediatori linguistico-culturali; le lacune della sanità penitenziaria. Il deficit del personale di polizia penitenziaria coinvolge i dodici istituti calabresi, raggiungendo livelli allarmanti (-94 Catanzaro, -70 Vibo, -40 Palmi, -39 Rossano, -31 Reggio Arghillà, -29 Paola, -29 Castrovillari, -27 Cosenza, -24 Reggio S. Pietro, -17 Crotone, -13 Locri, -7 Laureana di Borrello).

L’assenza di un numero adeguato di polizia penitenziaria genera una serie di “effetti a catena” che recano danno all’intero sistema, oltre a causare problemi di sicurezza ed a richiedere sforzi sovraumani del personale in servizio. La carenza complessiva di funzionari della professionalità giuridico-pedagogica è pari a 10 unità (Paola e Palmi hanno solo 1/2 unità in servizio).

Tale carenza riverbera conseguenze negative sia sotto il profilo trattamentale e rieducativo sia sul fronte dell’accesso alle misure alternative. Nonostante l’elevata percentuale di detenuti stranieri, che in alcune carceri appartengono a 15/20 nazionalità diverse, i mediatori culturali in organico sono pochissimi (presenti solo in 3 istituti). Si considerino, a titolo di esempio, le difficoltà che incontrano le Aree sanitarie alla visita medica di primo ingresso se il detenuto è extracomunitario.

La Sanità Penitenziaria (carenza di medici specialisti ed infermieri). Si registrano alcuni indubbi miglioramenti, ma permangono criticità (dall’insufficienza del personale medico di continuità assistenziale e di infermieri alla carenza di specialisti fino alle difficoltà di prestazioni o esami strumentali).

Le carenze riscontrate aggravano le difficoltà, specialmente in relazione ai detenuti con patologie psichiatriche, costringendo tutte le altre professionalità a svolgere compiti e mansioni che non gli appartengono. Premesso ciò, la sanità penitenziaria appare in crescente risalita. Positive sia la rimodulazione dell’Area sanitaria e SAI nonché dei reparti di Osservazione psichiatrica e ATSM della Casa circondariale di Catanzaro, con l’assunzione di un nuovo modello di medicina penitenziaria, sia il Commissariamento dell’Area sanitaria della Casa circondariale di Arghillà, che ha consentito di ripristinare i turni medici diurni, l’assistenza medica h24 e l’assegnazione di nuovi specialisti. Per il resto, dopo la chiusura della sezione di Osservazione psichiatrica della Casa circondariale di Reggio “S. Pietro” è necessario individuare e/o realizzare al più presto un nuovo reparto in Calabria. Le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS).

Le esperienze di Santa Sofia d’Epiro e di Girifalco appaiono valide. La prima, pur con limiti strutturali, ha consolidato nel tempo buone prassi terapeutiche (attualmente ospita 19 pazienti). La seconda, aperta alla fine del 2022, sebbene sia una residenza di indubbia eccellenza nel panorama nazionale, ha incontrato difficoltà dovute a ragioni logistiche e di sicurezza che ne hanno limitato la capienza (allo stato i pazienti sono 5). La capacità di accoglienza delle Rems risulta, pertanto, assolutamente insufficiente, considerato che la lista di attesa per l’ingresso nelle stesse, conta oltre 40 soggetti e che i rischi derivanti 4 dall’assenza di tutela gravano, oltre che sulle persone riconosciute socialmente pericolose, sulle rispettive famiglie e sull’intera collettività. Le camere di sicurezza. Si tratta delle strutture idonee nella disponibilità degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria nel periodo che precede l’udienza di convalida dell’arresto (o fermo) davanti al giudice. I transiti registrati in Calabria confermano la carenza di strutture (41 camere di sicurezza agibili) e la notevole limitazione dei transiti all’interno delle stesse (104 nell’intero anno). La carenza endemica di strutture in regione obbliga il pubblico ministero a disporre, quasi sempre, che l’arrestato (o fermato) sia condotto in carcere. Si ribalta in tal modo il rapporto regola/eccezione, esponendo l’interessato ad una “detenzione di fatto” in assenza di un provvedimento giurisdizionale.

Gli eventi critici. Le informazioni acquisite (decessi, suicidi, atti di autolesionismo, manifestazioni di protesta, aggressioni, isolamento, infrazioni disciplinari, perquisizioni, etc) risultano di indubbio interesse in quanto documentano nel dettaglio i numeri, la tipologia e l’entità degli eventi critici. Il quadro complessivo mette in risalto due aspetti importanti: 1) le forme di vulnerabilità delle persone detenute; 2) la natura dei conflitti che vengono ad instaurarsi negli istituti penitenziari.

Le luci. Con riferimento all’Area educativa e trattamentale, i progetti di istituto racchiudono un’offerta ben articolata, nonostante le difficoltà. Buona l’attività di taluni corsi professionalizzanti volti all’acquisizione di competenze nel mondo del lavoro e quella dei laboratori artigianali. Si pensi, a titolo esemplificativo, all’officina di lavorazione del ferro di Locri, in cui i detenuti realizzano le brande per gli istituti penitenziari italiani, ai laboratori di ceramiche di Catanzaro e Rossano, al laboratorio di infissi, alluminio e verniciatura di Vibo, al laboratorio pizzeria e panificazione di Paola o alla sartoria della sezione femminile di Reggio. A seguito dell’intervento del Garante regionale e del Vice Presidente della Giunta regionale, Giuseppina Princi, l’Ufficio Scolastico Regionale ha attivato alcune classi scolastiche di istruzione superiore presso le Case circondariali di Arghillà e Palmi. Tale necessità era stata segnalata anche dai magistrati dell’Ufficio di sorveglianza di Reggio Calabria.

Viste le difficoltà insorte in altri territori, il Garante Muglia ha sollecitato la riattivazione del Tavolo Regionale per l’Istruzione negli Istituti di Pena. Buona la proposta didattica offerta dai Poli Universitari Penitenziari con numeri consistenti, un coinvolgimento sempre più importante e la nascita del terzo Polo a Reggio Calabria. E’ un mondo nel quale le aspettative e le emozioni dei detenuti si mescolano tra loro, intrecciandosi con la professionalità e sensibilità di docenti e tutor. La varietà delle offerte formative assume una importanza fondamentale, a volte decisiva.

Allorquando alle persone detenute si offrono occasioni di formazione e di crescita i risultati non tardano ad arrivare. Lavoro, formazione, scuola e università costituiscono un terreno fertile in cui le probabilità che la persona in conflitto con la legge maturi una diversa percezione di sé sono oggettivamente più elevate. Quanto alla sanità penitenziaria il sistema appare in risalita, mostrando anche alcune eccellenze. Un plauso alla Casa di reclusione “Luigi Daga” di Laureana di Borrello e alla Sezione a custodia attenuata della Casa circondariale di Paola, che comprovano come una detenzione “altra e diversa” garantisca buoni risultati sia in termini rieducativi e di inclusione sociale che di riduzione della recidiva. L’Esecuzione Penale Esterna.

I dati provenienti dall’UIEPE Calabria attestano la presenza di numeri importanti: nel 2022 gli uffici dell’interdistretto hanno gestito 8338 incarichi e nei primi sei mesi del 2023 hanno già raggiunto il numero di 6.594 incarichi (tra misure alternative alla detenzione, misure di sicurezza e indagini varie). Anche in questo caso è necessario rafforzare gli organici. L’Istituto Penale Minorile. Grazie all’intervento del Dipartimento Giustizia minorile e di Comunità la carenza di organico di Polizia penitenziaria, che perdurava da anni, è stata colmata. Dopo l’apertura della seconda sezione detentiva e l’estensione della capienza a 36 posti è necessario potenziare il numero dei funzionari di professionalità pedagogica (solo 2 a fronte degli 8 previsti in pianta organica) e sopperire alla carenza di mediatori linguistico-culturali e personale amministrativo (l’organico del comparto con funzioni centrali risulta quasi dimezzato).

Il Centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto. In data 14.02.2023 il Garante ha effettuato una visita ispettiva presso il Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, unitamente ad una delegazione di esperti del Garante nazionale, redigendo il relativo Rapporto. La visita traeva origine dalla ricezione di segnalazioni aventi ad oggetto la presenza prolungata e le condizioni di 5 privazione della libertà personale di minori stranieri non accompagnati. Si reputano produttivi gli sviluppi successivi e le interlocuzioni attivate tra il Garante regionale e il nuovo Prefetto di Crotone, Franca Ferraro, circa l’evoluzione delle condizioni dei MSNA. La detenzione amministrativa presso le strutture calabresi necessita, in ogni caso, di essere approfondita in maniera adeguata, facendo ricorso ad un monitoraggio periodico e specialistico.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.