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Amendolara, operatrice aggredita e punta con siringa al Cas

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AMENDOLARA Sostenendo di essere stata aggredita all’improvviso e di essere stata punta ad una mano con una siringa già utilizzata da un ospite del  CAS (centro di accoglienza straordinaria) per immigrati che sorge presso l’Hotel “Enotria” di Amendolara Marina, si è recata dai Carabinieri della Stazione di Roseto Capo Spulico competenti per territorio ed ha sporto formale querela contro il suo presunto aggressore esponendo il grave episodio in modo abbastanza circostanziato. Vittima della presunta aggressione S. P., 42 anni, residente ad Amendolara, operatrice culturale e linguistica presso il locale CAS la quale, secondo quanto da lei stessa raccontato, nello svolgimento del suo compito istituzionale di mediatrice linguistica, bussa alla stanza di un giovane ospite del CAS, di nazionalità nigeriana e, parlandogli in inglese, unica lingua da lui conosciuta, gli chiede ripetutamente di aprirle la porta per consegnargli una siringa già pronta contenente un farmaco che lo stesso deve autosomministrarsi quotidianamente. Dopo ripetuti solleciti il cittadino nigeriano apre la porta e, dopo essersi iniettato il farmaco, dapprima tenta di pungere alla pancia e alle gambe la mediatrice culturale la quale, nel tentativo di allontanarsi per sfuggire alla minaccia della siringa, viene punta sul palmo della mano sinistra. A questo punto la mediatrice fugge letteralmente dalla stanza chiedendo, al contempo, l’intervento di G. L., di Senise (Mt), operatore di turno nel CAS, che interviene in suo soccorso. Di quanto accadutole, la mediatrice culturale, rimasta gravemente turbata per il grave episodio, ha informato subito la direttrice del CSA dr.ssa Carmen Luceri mentre il giorno successivo si è recata presso il PPI di Trebisacce per gli esami clinici del caso. Alla luce dei fatti citati, ipotizzando l’interessata la sussistenza di eventuali profili di rilevanza penale, si è rivolta alle Forze dell’Ordine per sporgere formale querela nei confronti del suo presunto aggressore riservandosi, se l’autorità giudiziaria decidesse di aprire un fascicolo sulla vicenda, di costituirsi parte civile per presunti danni morali e materiali e di chiedere che lo stesso cittadino nigeriano venga sottoposto ad esami clinici tendenti ad accertare la presenza di eventuali malattie contagiose. All’indomani l’interessato avrebbe detto essersi trattato solo di uno scherzo, mentre la mediatrice culturale, a causa dello stress psicologico subito per effetto di quanto accadutole, pur essendo trascorsi circa 20 giorni da quella data, non ha ancora ripreso servizio. (fonte: La Provincia di Cosenza)
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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