Chidichimo, turni senza Oss nel Pronto soccorso: l’emergenza corre sul filo
A Trebisacce sarebbero disponibili appena tre o quattro operatori socio-sanitari, insufficienti per garantire la copertura continua. Servirebbero anche un medico e almeno due infermieri
TREBISACCE - Un Pronto soccorso chiamato a proteggere un intero comprensorio, ma con turni nei quali può mancare perfino l’operatore socio-sanitario. È il quadro che emerge dall’ospedale “Guido Chidichimo” di Trebisacce, dove pensionamenti, ferie, malattie e permessi avrebbero ridotto al minimo il personale disponibile nell’area dell’emergenza-urgenza.
Secondo quanto raccontato stamani su Gazzetta del Sud, gli Oss regolarmente in servizio sarebbero soltanto tre o quattro: un numero insufficiente ad assicurare la copertura sulle 24 ore. Per garantire turnazioni complete servirebbero almeno altri tre o quattro operatori.
La carenza arriva nel periodo di maggiore pressione per l’Alto Jonio, quando ai residenti si aggiungono migliaia di turisti e il bacino di riferimento raggiunge circa 150mila persone. L’unità guidata da Giovanni Parrotta avrebbe già erogato nel 2026 circa 7mila prestazioni, confermando il ruolo centrale del presidio nella rete sanitaria territoriale. Già nell’estate 2025, Eco dello Jonio aveva documentato una forte crescita degli accessi al reparto, con oltre 7.500 prestazioni nei primi otto mesi dell’anno (Leggi qui).
Quando l’Oss non è presente, alcune attività assistenziali e di supporto ricadrebbero sugli infermieri, sottraendo tempo alle funzioni proprie del personale sanitario. Nelle ultime settimane sarebbero arrivati nuovi infermieri provenienti da Catanzaro e Lamezia Terme, ma l’organico continuerebbe a non essere sufficiente.
Sul versante medico, a rafforzare il reparto sarebbe stato trasferito un professionista cubano precedentemente in servizio all’ospedale di Vibo Valentia. Anche con questo innesto, secondo la ricognizione disponibile, mancherebbero ancora un medico e almeno due infermieri.
Dalla sede centrale dell’Asp di Cosenza si starebbe lavorando a una soluzione, che però non dovrebbe concretizzarsi prima di settembre. Al momento non risulta una comunicazione aziendale pubblica che indichi il numero degli innesti, la loro destinazione o la data effettiva di entrata in servizio.
La struttura di Trebisacce è formalmente inserita dall’Asp tra i Pronto soccorso degli ospedali di zona disagiata. Una classificazione che dovrebbe riconoscere proprio la distanza dagli altri presìdi e la necessità di assicurare risposte continue a un territorio vasto.
Il personale continua a garantire l’assistenza, ma l’impegno individuale non può sostituire indefinitamente un organico adeguato. In un reparto salvavita non basta che il turno venga coperto sulla carta: servono tutte le professionalità necessarie, a ogni ora del giorno e della notte.