L'ultimo saluto a Gregorio, l'arcivescovo Aloise: «Non era uno straniero, era un fratello»
Nella chiesa di Santa Maria ad Nives a Schiavonea, i funerali di Grzegorz Chalupka, morto dopo l'incendio di Boscarello. L'arcivescovo ha ricordato l'importanza della dignità della persona denunciando caporalato, sfruttamento e indifferenza
CORIGLIANO-ROSSANO - La comunità diocesana di Rossano-Cariati si è riunita domenica per dare l'ultimo saluto a Grzegorz "Gregorio" Chalupka, il lavoratore deceduto in seguito alle gravissime ustioni riportate nell'incendio divampato nell'insediamento di Boscarello.
Le esequie, celebrate il 19 luglio, sono state presiedute dall'arcivescovo monsignor Maurizio Aloise, che ha affidato Gregorio «alla misericordia del Padre», ricordando come la speranza cristiana trovi il suo fondamento nella resurrezione di Cristo.
Alla celebrazione hanno partecipato anche alcuni amici del lavoratore, provenienti dall'insediamento di Boscarello, insieme ai volontari che negli anni hanno condiviso con lui un percorso di solidarietà. Nel saluto iniziale, l'arcivescovo ha espresso gratitudine ai compagni di vita e di lavoro di Gregorio, alle istituzioni, all'amministrazione comunale, ai Vigili del Fuoco, alle Forze dell'Ordine, al personale del Centro Grandi Ustioni dell'ospedale Perrino di Brindisi, alla Caritas diocesana, alla comunità parrocchiale di Schiavonea e ai numerosi volontari che lo hanno accompagnato negli anni.
Nel corso dell'omelia, monsignor Aloise ha utilizzato la parabola evangelica del grano e della zizzania per riflettere sulla realtà di Boscarello. «Boscarello – ha affermato – è un campo dove abbiamo visto crescere tanta solidarietà e generosità silenziosa. Ma nello stesso campo è cresciuta anche la zizzania dell'indifferenza, dello sfruttamento e del caporalato, che continua a trattare gli uomini come strumenti e non come persone».
Il vescovo ha ricordato Gregorio attraverso le testimonianze raccolte dai volontari della Caritas, descrivendolo come una persona generosa, capace di pensare agli altri pur vivendo egli stesso in condizioni di estrema fragilità. «Quando arrivava il cibo chiedeva che fosse lasciato davanti alla baracca di chi non era ancora rientrato dal lavoro. Era diventato un punto di riferimento per il campo», ha ricordato Aloise, aggiungendo che «i poveri non sono soltanto persone da aiutare, ma persone che ci insegnano a essere umani».
Prendendo in prestito le parole dell'enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, l'arcivescovo ha ribadito che la dignità della persona «non dipende dalle ricchezze, dal ruolo o dalle condizioni di vita», sottolineando che Gregorio «non valeva meno perché viveva in una baracca o perché era emigrato dalla sua terra».
Non è mancato un forte richiamo alle responsabilità collettive. Secondo il presule, la tragedia di Boscarello «non può essere considerata una fatalità», ma riguarda direttamente i temi del caporalato, dell'emarginazione e dell'invisibilità in cui vivono molti lavoratori migranti.
«Gregorio non era uno straniero, era un fratello», ha affermato il vescovo. Nella parte conclusiva dell'omelia, monsignor Aloise ha invitato la comunità a ricordare Gregorio non soltanto per la tragedia che ne ha segnato la morte, ma per l'esempio di fraternità e condivisione che ha lasciato.
La celebrazione si è conclusa con un appello rivolto alla comunità civile ed ecclesiale affinché quanto accaduto a Boscarello diventi occasione di maggiore impegno per la giustizia, l'accoglienza e la tutela della dignità di ogni persona.
La Caritas diocesana, infine, ha rinnovato il proprio impegno a restare accanto ai poveri, agli emarginati e a quanti vivono situazioni di fragilità, affinché nessuno si senta solo o dimenticato.